opinioni

Pensando a Luca Coscioni

lunedì 19 febbraio 2007
di laura
Un anno fa si spegneva, con la sua ostinata e bellissima passione del vivere, Luca Coscioni: sarà ricordato nella Sala del Consiglio Comunale di Orvieto per iniziativa dell'Associazione Luca Coscioni e di Articolo 21. Un anno fa avrei voluto scrivere, in margine alla sua esperienza, alcune riflessioni personali per mostrarne una forza e un'originalità che travalicano, a mio avviso, anche i campi di passione e impegno umano, civile e politico che rispetto alla sua figura sono messi, giustamente e potentemente, in evidenza. L'esperienza di Luca Coscioni va ben al di là, diventa anche simbolica, direi filosoficamente e laicamente “mistica”, molto vicina a tanti altri status secolarmente dimenticati e negati. Un anno fa, tuttavia, la mia umana pietas non mi ha permesso di troppo dissertare: mi prende sempre e soprattutto il silenzio, un silenzio fatto spesso di emozione e di empatia di fronte al nostro breve, fragile passare. Che tuttavia può lasciare importanti, persino indelebili tracce. Oggi, a un anno da quel giorno, a qualche riflessione in margine posso invece tornare, illuminare questa singolare, esemplare figura di concittadino anche di qualche raggio ulteriore, che possa aggiungersi a quelli di antropologia altra, forza della non violenza, esempio di alternativa laica, liberale, radicale che già lo illuminano. Ho sempre pensato, e in quei giorni ancora di più, a quanto il suo solitario, ostinato percorso fosse simile alla libera, radicale costruzione di un'identità femminile, ad esempio: un'identità che si spoglia del già detto, del conformismo e dei luoghi comuni per costruirsi sì collettivamente, ma a partire da sé, dall'esperienza che si “patisce” e si conosce. C'è sempre il pateo, infatti, alla base di una libera identità quando non si è maggioranza, c'è sempre il misurarsi con il deserto e con la solitudine. Un deserto e una solitudine fortunatamente punteggiati dalle oasi preziose che ci offrono alcuni compagni/compagne di strada, quelli che riescono a comprendere e a condividere la nostra marcia: nel caso di Luca quella simbolica e meravigliosa del “maratoneta”. Dolore, tanto dolore, ma amore anche, e del più sopraffino; e l'anelito grande e stupendo verso orizzonti sempre migliori, verso un punto mai raggiunto: ricerca e amore, scienza e amore si somigliano, tendono agli stessi infiniti orizzonti. Ripenso alle parole di Francesco Pullìa il giorno del terreno, estremo saluto a Luca che Pullìa stesso ha definito non un addio ma un arrivederci: "Grazie Luca per la luce che ci hai comunicato dal tuo deserto, quel deserto da cui hai iniziato una sfida, un lungo e avvincente cammino. La sabbia della vita è più difficile di quella del deserto. Con quel cammino hai saputo restituire alle parole il senso negato". A quelle di Emma Bonino lo stesso giorno: "Siamo tutti un po' più soli, abbiamo perso un amico e un compagno, ma vorrei che non si dimenticasse che il paese ha perso un grande leader politico, vorrei che non si dimenticasse la sua capacità di leadership politica negata e oltraggiata. Vorrei che il Paese si abituasse a riconoscere i migliori dei suoi figli non da morti ma da vivi. Luca, in attesa di cambiare il mondo, era riuscito a cambiare se stesso. E' così che si va avanti e si cambia la politica, se tutti facessimo così, mondo e politica migliorerebbero". A quelle di Cappato: "Forse perché ogni parola, per la sua malattia, gli costava così tanta fatica, non se ne poteva mai trovare una debole o una di troppo; e la forza che è scaturita, per gli altri, da una persona solo apparentemente ‘debole' come lui ci trasmette un'eredità da portare avanti per altre 10 mila persone malate dello stesso problema." E anche a quelle di Capezzone: "Sono state dette tante splendide parole in questi giorni, ora consentite che divengano fatti per tutti i Luca silenziosi che ci sono nel mondo". E' lo stesso deserto da cui comincia la sfida di ogni libertà e dignità negata, lo stesso doversi riappropriare di un linguaggio originale e nuovo in cui le parole abbiano un senso forte, non siano né troppe né labili e consumate: il linguaggio di quelli/quelle che non stanno nel punto di vista dei più, del soggetto forte che troppo spesso pensa di essere unico. E' lo stesso percorso degli apparentemente “deboli” che a volte riescono a dire anche per tutte le esistenze mute che non trovano le parole per dire. E a dire con grande forza ma senza costrizione e violenza: perché alla base di quella forza non c'è potere e astrattezza, ma esperienza e autorevolezza. Oggi, forse anche per il mio lavoro, l'immagine che è stata diffusa di Luca mi comunica pensiero e emozione, mi cattura, barthesianamente. Barthesianamente mi chiedo quale è il punctum della foto. Ebbene, il punctum, il particolare significante che mi cattura e mi fa pensare, è quel mouse nelle sue grandi mani. Senza quel mouse Luca Coscioni non avrebbe potuto parlare e comunicare, non avrebbe potuto continuare ad esprimersi con tanto amore e tanta forza: troppo spesso pensiamo divisi l'amore e la scienza, la parola e i molti, non più univoci mezzi di comunicarla. Il pensiero, forse per il mio lavoro, mi va anche, da quel mouse, alla cosiddetta "legge Stanca", quella che stabilisce almeno per gli enti pubblici e assimilati il cosiddetto “web accessibile”, ossia navigabile e comprensibile anche per i dispositivi tecnici di chi ha vari tipi di disabilità: generalmente disattesa naturalmente, ignorata come lo sono tutte le cose che riguardano i soggetti deboli e le minoranze, in qualche caso addirittura spacciata per avvenuta con tanto di bollini di qualità che non corrispondono al vero. Un po' come le etichette dell'Orvieto classico quando Orvieto classico non è, ma forse in un contesto un po' più grave. E poi, nella tristezza di questa considerazione, un guizzo: penso che lo stesso codice web “pulito”, la stessa semantica, ci vuole anche per il web accessibile dei superdotati: palmari, web tv, le più moderne diavolerie... per queste ci vuole lo stesso codice web, la stessa semantica che per i disabili. La scienza, qualche volta, si vendica dell'inciviltà degli umani e, guarda caso, fa coincidere i bisogni di chi sembra avere qualcosa in meno - sembra - con chi sembra avere qualcosa in più. A saperlo leggere, è un insegnamento meraviglioso... Per chi volesse aggiungersi al mio ricordo e alle mie considerazioni, questo post è sul mio blog A'rebours. In ricordo di Luca creiamo una catena di ricordi e considerazioni. E a tutti quelli e quelle che si aggiungeranno, grazie!

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