opinioni

L’Antico Regime e la Rivoluzione

martedì 26 settembre 2006
di Davide Orsini
Alla vigilia di un Consiglio Comunale definito "storico" riceviamo e pubblichiamo un editoriale di Davide Orsini sulla situazione politica della città di Orvieto. Di seguito il testo: "In una delle sue opere più famose Alexis de Tocqueville descrive così la situazione che in Francia avrebbe portato alla rivoluzione del 1789: Quando la nobiltà non possiede soltanto i diritti particolari, ma il potere; quando governa e amministra; i suoi privilegi possono essere maggiori e nello stesso tempo meno visibili. Nei tempi feudali si sopportavano i gravami che [la nobiltà] imponeva, in grazia delle garanzie che dava. I nobili avevano privilegi incomodi….. ma assicuravano l’ordine pubblico, amministravano la giustizia, facevano osservare le leggi, soccorrevano i deboli, dirigevano gli interessi comuni. A mano a mano che la nobiltà viene meno a queste sue funzioni, il peso dei suoi privilegi sembra aumentare e la loro stessa esistenza finisce con l’essere incomprensibile…. Certe opere rimangono immortali non soltanto per l’abilità e le capacità dei loro autori, ma anche in virtù dei molti che con i loro comportamenti riescono a perpetuare la grande, e a volte misera, storia delle vicende umane. La vicenda dei buchi nel Bilancio comunale sembra una di queste; magari non tanto misera, almeno per quei pochi che hanno beneficiato per molti anni di privilegi e di ricchi emolumenti sotto varie forme. Così alla vigilia di un Consiglio Comunale storico, la nostra classe politica locale appare come la nobiltà francese alla vigilia della Rivoluzione. Domani si scriverà una storia diversa da quella che ci è stata raccontata per un decennio. Una favola che narrava di Orvieto città narrante, Orvieto l’immateriale. Io aggiungerei Orvieto l’effimera. Una Orvieto esistita soltanto nelle menti di chi l’ha creata a sua immagine e somiglianza e di chi ha continuato a tramandare la legenda di una città che avrebbe vissuto tempi gloriosi in un passato di cui non si dice mai quanto remoto. Le avvisaglie c’erano state, ma venivano puntualmente sminuite con uno stile che somiglia molto a quello del governo Berlusconi, giustamente tanto criticato per l’ostentato ottimismo e la stroncatura di tutte le critiche additate come pretestuose e senza fondamento. La misura correttiva che ora viene prospettata dall’Amministrazione Comunale non dà possibilità di fraintendimenti. La situazione è gravissima e richiede ricette estreme. Si vorrebbe alienare una parte del patrimonio, quello che in passato non si è saputo impiegare con oculatezza. Ora si vorrebbe svenderlo come avrebbe fatto un nobile impaurito e disorientato alla vigilia della Rivoluzione per salvare almeno la pelle. Anche parti della ex-Caserma Piave andrebbero a sconosciuti acquirenti, dando un implicito ben servito alla tanto reclamizzata organicità del progetto di recupero. Tutto ciò viene descritto con impavida pomposità “Operazione Sviluppo”. Roba da non credere se non fossimo appunto abituati a simili imprese acrobatiche di chi si vuole arrampicare sugli specchi. La verità è un’altra e inchioda a responsabilità politiche gravi un’intera classe dirigente, che invece di ammettere i propri errori nelle sedi opportune continua a vendere fumo senza un briciolo di dignità. Una dignità che, a dire il vero, è difficile riscontrare anche nella classe imprenditoriale (se una esiste) e nei cittadini che hanno fatto il gioco delle tre scimmiette per decenni, quando il consenso è stato garantito da favori, ricatti, giochi di potere a cui non si è saputo e voluto dire di no. È pur vero che un’intera città non si giudica soltanto per gli errori commessi, ma anche per la capacità di riscattarsi e risollevarsi in momenti come questi. A chi, fra i banchi dell’opposizione, saprà indicare una via diversa questa volta dovrà essere riconosciuta la titolarità ad assumere responsabilità di governo. A chi nella maggioranza saprà essere serio andrà il riconoscimento di non aver continuato ad ingannare un’intera città. Domani forse, avremo le prime risposte."

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