opinioni

Sterile muro contro muro a Porano: a proposito del Consiglio Comunale aperto sull'antenna

mercoledì 12 luglio 2006
di Giuliano Santelli
Un Consiglio Comunale aperto è la dimostrazione di trasparenza e di serenità, nonostante le provocazioni e le strumentalizzazioni subite in questi mesi dal Sindaco Brugnoli e dalla sua Giunta sulla questione dell'antenna per la telefonia mobile installata presso la palestra comunale. Credo altresì, pur non condividendo la scelta fatta dalla Giunta di Porano di dare mandato ad un legale per verificare ipotesi di procurato allarme alla popolazione a seguito del volantino del Comitato per la Difesa della Salute e dell'Ambiente (volantino nel quale si richiamava il rischio di contrarre cancro o altre patologie serie per l'esposizione ai campi elettromagnetici), che sia un dovere da parte di un amministratore tutelare la propria collettività da false, strumentali, allarmistiche e demagogiche informazioni. Premesso questo, ieri sera a Porano si è persa un'occasione per cercare di uscire da questo muro contro muro che alla lunga non servirà a nessuno. Quando la politica non svolge ruolo di mediazione, ma le parti più che essere disponibili a reciproci passi indietro si abbandonano a emulare tifoserie da stadio, non ne guadagna nessuno, tanto meno i cittadini interessati in qualche modo al problema. Non mi pare neppure serio spostare tutta la discussione sugli aspetti tecnico-sanitari. E' vero che l'irradiazione provocata dall'antenna oggetto dell'aspro dibattito è ben al di sotto dei limiti ammessi per legge, così come è vero che, secondo i dati scientifici oggi in nostro possesso, non sembra che tale esposizione possa provocare seri problemi alla salute dei cittadini. Anche per l'eternit o l'amianto si è detto per decenni che non faceva male, oggi i risultati sono ben diversi. Abbiamo mille esempi che dimostrano che l'esposizione a campi elettromagnetici proprio bene non fa. Torniamo alla questione localizzazione dell'antenna; è stato spiegato molto bene che i siti individuati erano stati più di uno, che tutti i siti, anche per unanime accordo di tutti i gruppi consiliari, dovevano preferibilmente essere su suolo di proprietà pubblica. E comunque andavano tenute presenti, come ovvio, le leggi nazionali e regionali di riferimento in materia. La legge Gasparri, legge costruita a uso e consumo dei gestori, al punto che si è definita la telefonia mobile quale servizio di pubblica utilità, nei fatti esautora il Comune da ogni funzione decisionale. Poiché, anche in caso di opposizione da parte dell'ente locale, Gasparri prevede le procedure per l'installazione su suolo pubblico o privato in deroga alle decisioni del Comune. Almeno quest'ultimo aspetto, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale è stato cambiato. Se aggiungiamo che la politica dei gestori dispone di risorse finanziarie consistenti, diventa facile far digerire, alle povere casse vuote dei comuni, l'installazione di una o più antenne con il pagamento di canoni per l'occupazione dell'area individuata. Molti Comuni hanno cercato di contrastare questa politica aggressiva dei gestori attraverso la definizione di piani regolatori o regolamenti sulle comunicazioni. Lo ha ricordato molto bene ieri sera Giorgio Posti, oggi Presidente della Comunità Montana, ma ieri Sindaco di San Venanzo, primo Comune della zona a dotarsi di tale strumento. Il Comune di Porano non ha il Regolamento, ma sta definendo il proprio PRG. Nel regolamento è possibile, così come la legge regionale prevede, individuare le cosiddette zone sensibili. Come si fa a sostenere, al di là dei dati - non voglio discutere di questo - che l'area individuata non lo sia? Che vi sia stata un po' di superficialità, o meglio un'attenzione troppo sbilanciata sulle necessità del gestore, appare evidente. Perché non è stato scelto il Cimitero come hanno fatto la gran parte dei Comuni della zona? Perché per il gestore sarebbe stato meno interessante/conveniente e più costoso? Perché non altri siti? Io credo che da questa situazione si possa uscire, mettiamoci intorno ad un tavolo, superiamo contrasti e strumentalizzazioni. Sì, perché di strumentalizzazioni ve ne sono state molte in questi mesi. Ricordo gli attacchi sul festival della giocoleria, descritta come una sorta di orda drogata, ricordo le polemiche sul convegno sulla Pedofilia, anche quest'ultima roboante accusa di soffocare la libertà di espressione. E che nel Comitato vi sono persone sinceramente interessate al problema e altre in cerca o di revanscismo o di protagonismo. Dall'altra parte, il Comune e la sua Giunta, ho la sensazione che ci si chiuda troppo a riccio, che si tenda a rispondere tecnicamente e poco politicamente. Ultima considerazione che riguarda il mio partito, ho apprezzato molto l'intervento del segretario dell'Intercomunale Giorgio Posti, il quale ha provato politicamente a rispondere alle questioni evidenziatesi, senza ipocrisie od infingimenti, chiamando le cose per come sono: A) E' necessario dotarsi da subito del regolamento o del piano delle comunicazioni; B) è giusto salvaguardare l'esigenza delle aziende gestori del settore, ma con durezza allo stesso modo contrapporre l'esigenza di sicurezza dei cittadini; C) individuazione delle aree sensibili. Insomma quello che abbiamo provato a dire noi, pericolosi estremisti, non ortodossi della politica come ci ha classificato il mitico Assessore ai Lavori Pubblici Massimo Bianchini. Gli estremisti come è noto sono gente pericolosa e non controllabile. Credete, meglio così che avere le fette di salame sugli occhi, credere ancora al partito stato o fidarsi ciecamente del proprio leader. Il mio Partito a Porano è un partito senza autonomia, troppo schiacciato sull'amministrazione comunale: un errore grave, perché proprio la funzione di stimolo, non di contrapposizione sciocca e sterile, potrebbe aiutare a fare meglio. Temi come la viabilità ed i parcheggi, la zona 30, il potenziamento di alcune attività e servizi, la questione dell'acqua e del suo costo: moltissime potrebbero essere le questioni sulle quali discutere, avanzare proposte, coinvolgere i cittadini attraverso nuove forme di partecipazione. Ma questo è un altro discorso. Ci vuole volontà politica, grande apertura e voglia di contaminarsi.

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