opinioni

Turista per caso. 'Vagazioni' e divagazioni a partire dalla Biblioteca Comunale

mercoledì 17 maggio 2006
di Fausto Cerulli
Leggo molte notizie sulle vicende della Biblioteca Comunale. Non voglio entrare nel merito della querelle, anche perché in qualche articolo si cita la Cgil, ed io ho non ho molta fiducia nei sindacati. Con tutto il rispetto per le lotte condotte dai lavoratori, quando il sindacato era sindacato e i lavoratori erano lavoratori, e si festeggiava il primo maggio alla Badia con la porchetta e il vino rosso... Rieccoti con i ricordi, caro Fausto. Ad una certa età il passato è più importante del futuro, anche perché il passato lo conosciamo mentre il futuro è lui a conoscere noi. Torno alla Biblioteca di Orvieto. Faccio finta di essere un turista capitato per caso ad Orvieto, ma non di quelli che svolazzano festosi come farfalle, guardano il Duomo, si prendono un raffreddore nel Pozzo di San Patrizio, quando con minor spesa e miglior risultato potrebbero comprare le cartoline illustrate con sopra quei monumenti; e si trovano anche cartoline di gusto, come quelle che riproducono le vecchie foto color seppia della premiata Ditta Raffaelli-Moretti. Che nulla hanno da invidiare ai più ingiustamente fratelli Alinari. E poi comprano qualche ceramica finto trecento,o qualche ceramica moderna con su scritto al cesso andai, a te pensai, questo ricordo ti portai... E nessuno li informa sul fatto che ad Orvieto producono e vendono ceramiche di qualità eccezionale. Cito, e non me ne vogliono quelli che tralascio. Mastro Paolo mio compagno di bevute e di cene (non dico di merende sennò qualche giudice mi fa arrestare). Maria Elena Giorgini con la sua piccolissima bottega in Piazza del Duomo. In cui espone ceramica raku. E se volete sapere che cosa significa tecnicamente, chiedetelo a lei. Io so soltanto che è una ceramica che ti colpisce qualche parte dell’anima. E poi Velluti, e due signore nel vicolo meraviglioso proprio davanti al Duomo, una dal sorriso dolcissimo e dai capelli grigi; e l’altra dagli occhi nerissimi e dal sorriso più raro. Dimenticavo la Nadia ed Alberto. E se mi scordavo da Alberto, col c. che lui mi ossequia col suo sorriso paracelo e malandrino... Gli altri che espongono e vendono ceramica in po’ rifatta fanno il loro onesto lavoro, e non hanno bisogno della mia modesta sponsorizzazione, perché vendono mille volte di quelli sopra citati. Come al solito ho perso il filo. E torno dunque alla Biblioteca, come turista attento e curioso. Domando qualche notizia al mio amico Satolli: mi spiega che il palazzo che ospita la Biblioteca è stato costruito da un architetto scultore ecc. del Cinquecento. Un certo Ippolito Scalza, che molti orvietani conoscono solo perché la piazza del Liceo si chiama Piazza Ippolito Scalza. A quelli che non sanno nulla dello Scalza, Satolli consiglia di entrare in duomo, e fermarsi accanto a quella stupenda scultura che sta tra le due cappelle prima dell’abside. Una stupenda madonna e un poco frequente Niccodemo: voilà. Non ve la do per dieci, non ve la do per cento. Ve la regalo: è una scultura dello Scalza, con tanto di autografo in marmo. Ma torniamo alla Biblioteca. Il mio turista per caso entra per caso nella Biblioteca e si trova in un’atmosfera incantata. Due saloni cinquecenteschi immersi in un silenzio quasi sacrale... Vecchi libri dovunque. Il turista teme di trovare soltanto libri ammuffiti e si informa. Gli dicono che i libri nuovi stanno nella altra ala del palazzo. Basta chiedere. Il personale della Biblioteca è gentile e molto disponibile, dalla Direttrice occhi nerissimi e sorriso bianchissimo, alle altre di cui non dico sennò questo pezzo diventa una sviolinata. Tutte donne, solo un uomo dalla chioma fluente. Il turista, sempre curioso, si informa del loro lavoro; sono tutte soddisfatte del lavoro in sé, magari si lamentano che sono poche , rispetto alle esigenze d una Biblioteca che non è una biblioteca Parrocchiale. Ebbene sì. Ho scritto parrocchiale con la pi maiuscola e ormai maiuscola la lascio. Mi dicono che aspettano di andare in un palazzo del centro, che magari è meno storico, ma senz’altro più funzionale, io dico che se potessi lavorare in un palazzo come questo sarei a pagare il Comune senza farmi pagare: mi accorgo di avere detto una delle mie - sempre più frequenti con l‘ingrigire di barba e capelli- madornali cazzate. E loro me lo fanno notare, anzi lo fanno notare al turista per caso; si vede che lei non si intende di biblioteche; si vede che non sa quel che vuol dire lavorare senza tecnologie. Ed aggiungono “specie ora che Eloisa manca da qualche tempo”, e quando fanno il nome di Eloisa si sente che non parlano solo di una collega ma di una amica indispensabile e cara. Il turista per caso, ligio alle indicazioni satolliane si sofferma ammirato dinanzi ad uno stupendo camino, sempre del Cinquecento. Quando appone la firma sul regolamentare registro si accorge che qualche frequentatore buontempone si firma con nomi di scrittori famosi, di tutti i secoli. Mentre fa per uscire lo colpisce da una parete di fronte all’uscita una enorme foto di un vecchio signore austero, che potrebbe essere un Mazzini o un Gioberti. O magari un Tordi, si fa per dire. Che strana città, Orvieto. Il turista per caso, che era stato qualche anno fa ad Orvieto, passa ad ammirare qualche opera che gli era rimasta nel cuore. Entra nel palazzo dei Sette. Si addentra nell’atrio e trasecola. Lui ricordava una immensa volta a vetri e ferro, una delle più belle d’Italia. Qualcosa che ricordava l’atrio della Stazione ferroviaria di Milano, o quella di Francoforte. Ora si trova dinanzi ad una dignitosissima, Dio ne guardi , architettura moderna. Pensa di aver sbagliato palazzo e si informa: un passante per caso gli dice per caso che ogni secolo ha la sua architettura, e che la vecchia struttura è stata demolita. Il turista per caso si indigna, per caso e per c….

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