opinioni

Usura, un fenomeno dai vecchi e nuovi risvolti

domenica 23 aprile 2006
di Fausto Cerulli
Una volta tanto non mi sento di fare dell’ironia. Mi riferisco al problema dell’usura nel comprensorio orvietano. La Procura della Repubblica sta indagando sulla vicenda di un povero cristo che qualche anno fa si è suicidato perché vittima degli strozzini e che prima di ammazzarzi, a quanto pare, lasciò nero su bianco nome e cognome di chi lo costringeva ad una sorta di eutanasia. Per quel poco che so di diritto, il nostro codice prevede un reato che è poco frequentato dalla giustizia e che parla di istigazione al suicidio. Mi permetto di suggerire anche questa ipotesi di reato agli inquirenti che indagano sulla vicenda, e che - non mi accusate di essere maniaco - mi richiama da presso la vicenda Gaddi, sia per la vicinanza cronologica, sia perché - stando a quello che leggo sulla stampa locale, la Procura di Orvieto starebbe indagando anche su un filone calabrese. Quello stesso filone che io inutilmente sottoposi alla Procura di Viterbo, in relazione al suicidio (omicidio?) dei coniugi Gaddi. Io non ho nessun preconcetto nei confronti dei calabresi in genere, ne ho anzi difeso molti dinanzi a diversi Tribunali italiani; ma i cognomi di molti calabresi abitanti nel viterbese mi richiamano cognomi molto famosi della ‘n drangeta. Recentemente la giustizia orvietana si è occupata della vicenda di un commerciante napoletano, il cui negozio fu oggetto di uno strano incendio. Anche in questo caso risulta da notizie e foto divulgate dalla stampa locale che il malcapitato commerciante partenopeo sarebbe stato vittima della camorra, a cui si sarebbe rifiutato di pagare il pizzo. Questi fenomeni, presi nel loro insieme, inducono a ritenere che il pacifico comprensorio orvietano sia attualmente oggetto, come del resto tutto il territorio nazionale, da una infiltrazione malavitosa. Non credo con ciò di rendermi responsabile di divulgazione di notizie coperte da segreto istruttorio, ed in questo senso vorrei rassicurare i Direttori dei giornali, on line o meno, che ospitano i miei modesti scritti. Al di là, comunque, delle infiltrazioni malavitose nel settore dell’usura, credo di non dire niente di nuovo se faccio presente che nell’orvietano proliferano diversi individui che non disdegnano di dedicarsi, accanto a normali attività, anche al meno normale e più redditizio strozzinaggio. Si tratta in genere di strozzini di piccolo cabotaggio, la cui attività non è comunque meno infame. Diversi di loro sono stati processati, ma se la sono cavati, quando ritenuti colpevoli, con pene irrisorie, senza scontare un giorno di carcere, e senza sentirsi affatto intimiditi o indotti a ravvedersi dalle ridicole pene subite. Nessuna colpa, ovviamente, può essere ascritta ai giudici, che non fanno altro che applicare le pene previste dal codice, e che non possono dar corso a tutta quella serie di scappatoie legali - patteggiamento, giudizio abbreviato ecc.- che fanno del nostro sistema giurico il più garantista del mondo, a meno che non ci si trovi di fronte ad un extracomunitario beccato con tre grammi di eroina, o ad un ladro di auto che non sia in grado di pagarsi un avvocato decente. Se a ciò si aggiunge che il reato di usura è uno dei più difficili da provare, in quanto in genere l’usuraio non è così scemo dal sottoscrivere un contratto con l’usurato, ritengo che l’allarme nei confronti del problema debba essere tenuto vivo, e che si impongano anche precise e drastiche revisioni delle norme vigenti, se non altro in relazione alla entità delle pene previste per un reato che non esito a definire mostruoso. Dopo la morte dei coniugi Gaddi, e sull’onda dell’emozione suscitata da quell’avvenimento, furono istituite diverse provvidenze e diversi fondi che avrebbero dovuto consentire ad un cittadino vittima dell’usura di essere aiutato se non altro economicamente ad uscire dal terribile tunnel. Non mi risulta che dette istituzioni abbiano mai seriamente funzionato. Anche e soprattutto perché le vittime dell’usura, per paura di ritorsioni o ricatti, non hanno neppure fiducia di rivolgersi alla giustizia: figuriamoci se si rivolgono ad istituzioni private, una delle quali, se la memoria non mi inganna, aveva tra i suoi promotori nientepopodimeno che il mio collega Avv. Taormina. Generalmente occupato, per sua legittima e sacrosanta scelta professionale, a difendere gli imputati e non le vittime di un reato.

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