opinioni

Domani è un altro giorno.Note a margine sulla vicenda di Stefano Cimicchi e sul mio Partito.

venerdì 24 marzo 2006
di Giuliano Santelli
La sentenza del TAR dell'Umbria che conferma l'esclusione di Stefano Cimicchi dal Consiglio Regionale chiude definitivamente una vicenda che personale non è mai stata. La vicenda era e resta politica, l'agguato che Stefano Cimicchi subì le scorse elezioni con l'operazione scientifica di sottrazione, da parte di un pezzo dei D.S. locali, di 350 preferenze, non potrà e non dovrà essere dimenticata. Cimicchi può aver commesso degli errori durante quella fase, ma un gruppo dirigente responsabile non avrebbe dovuto, anche se diviso e contrapposto, permettere che si creasse una "faida" che come risultato politico "straordinario", ha fatto si che questo territorio non abbia più rappresentanza politica in Regione. Leggo di commenti che addossano la responsabilità al sistema elettorale, alla eccessiva frammentazione delle candidature nella Provincia di Terni, ma Cimicchi non è stato eletto, è bene ricordarlo, per soli 2 voti. La verità, o almeno un pezzo consistente di essa, sta nel come Cimicchi si è battuto durante il Congresso. La scelta di sostenere coerentemente le posizioni del Correntone gli è stata fatta pagare a caro prezzo. Per quanto mi riguarda la vicenda ha un significato politico prevalente che si evidenzia nell’esistenza, per altro sempre più confermata in questi mesi, di un gruppo dirigente DS diviso e autoreferenziale. Ciò che si avverte è l'assenza politica su temi come la guerra e la pace, la questione della privatizzazione delle risorse idriche, la sanità che è allo sbando, l’ospedale in disarmo, il futuro ed il peso della Città di Orvieto nella nostra Regione, le prospettive per i più giovani nel lavoro e la loro formazione. Il PCI, il PDS, gli stessi D.S. per anni, con mille limiti, hanno sempre avuto idee e progetti per la nostra Città, gruppi dirigenti coesi e capaci di trovare unità interna ed egemonia esterna sulle altre forze. La debolezza odierna è evidenziata molto bene nelle scelte che hanno portato alla definizione del nuovo gruppo dirigente "monocolore" del Partito, all’assenza di una capacità di sintesi unitaria, che porta, più che ad occuparsi di costruire idee e programmi, a concentrarsi in continue pressioni nei confronti del Sindaco Mocio rispetto alla necessità di modificare la propria Giunta giudicata troppo filo “cimicchiana” o del “correntone”, ai permanenti e strumentali attacchi su R.P.O. o all’Università. Una logica di destabilizzazione pericolosissima per la Città e, non ultime, per le stesse modalità di individuazione dei candidati per la Camera ed il Senato. Queste questioni evidenziano come ormai l'assenza della politica e della partecipazione alle scelte da parte degli iscritti per la costruzione di programmi e di progetti per la nostra Città sia ormai ad un livello di guardia. Cimicchi era e resta una risorsa per questo territorio e per Orvieto, ciò che più duole è appunto che la sua sconfitta è la sconfitta del nostro territorio e non sarà semplice riprendersi da questa situazione. Sarà forse bene partire da questo quadro, per riaprire una discussione con chi ne avrà voglia, al di fuori dei rigidi schieramenti dei partiti, sempre necessari, ma ingessati in logiche molto distanti ormai dalla realtà più vasta dei cittadini. Sarebbe bello ripartire pensando ad un grande forum sul futuro di Orvieto, come fu Orvieto ed i luoghi della cultura, la grande discussione che si sviluppò intorno alla legge speciale. Ora c'è una priorità assoluta, che viene prima di tutto, lavorare per il prossimo 9 aprile, battere Berlusconi, far affermare l'Unione e il centro Sinistra perchè domani sia davvero "un altro giorno".

Commenta su Facebook