opinioni

L'epopea di Cimicchi e Barbabella

giovedì 23 marzo 2006
di Fausto Cerulli

In un momento in cui generalmente gli uomini politici affollano la scena, per essere pronti a dividersi le spoglie elettorali, la scena orvietana vede defilarsi due protagonisti che hanno comunque segnato i tempi della politica orvietana e non solo della politica: mi riferisco a Cimicchi ed a Barbabella, accomunati dallessere stati primi cittadini di questa sghimbesciata Orvieto, dallessere stati comunisti, e dallessere stati esclusi dalla competizione politica non per un loro effettivo demerito, ma - paradossalmente- dalla mancanza di meriti di chi si seduto sulla loro poltrona o ha avuto lambizione di farlo: non mi riferisco a Mocio, che stato fatto sindaco per motivi di tattiche coalittive, ma a chi ha guidato i fili della politica orvietana da dietro le scene, sia a destra che a sinistra.

Su questi giornali on line ho avuto modo di criticare Cimicchi quando andava criticato e di difenderlo quando era strumentalmente accusato; in ogni caso gli ho riconosciuto un livello di capacit politiche al di fuori dellordinario:e ancora oggi mi sento di dovergli riconoscere di aver rappresentato la sinistra orvietana con una dignit che fa tornare alla mente il prof. Gregori, o lottimo Torroni: gente che sapeva meritarsi il posto di primo cittadino andandone a ricercare la legittimazione nel consenso popolare piuttosto che negli intrighi di corrente.

Cimicchi, inutile dirlo, non mai stato una mammoletta politica: ha usato tutte le armi di cui un politico deve oggi disporre, ma ha sempre avuto il privilegio di poter far leva, anche nella spregiudicatezza del politico, su una sorta di investitura popolare a cui poteva come ultima ratio far riferimento. Ci,in fondo, giustifica la sua tenuta in un momento in cui il suo partito di riferimento subiva trasformazioni immense e stravolgimenti addirittura tragici se non temperati dalla comicit di fondo della nostra gente. Ieri Cimicchi, aggrappato fino in fondo alla speranza di una poltrona in Consiglio Regionale, ha dovuto gettare la spugna.. Cimicchi, sapendo di non poter contare su altro, ha scelto di commentare laccaduto con un breve comunicato, apparso anche su alcune di queste testate on line: un comunicato breve e dignitoso, che in qualche modo mi ha commosso.

Stamattina ho incontrato Stefano Cimicchi in una piazza non affollata di Orvieto. Mi venuto di stringergli la mano: e nessuno di noi due ha parlato. Spero di aver modo di tornare a parlare, con ironia o con violenza politica, di questa filza bianca magari un poco pi bianca. Diverso il caso di Franco Raimondo Barbabella, come diversi i due uomini: diversi per cultura politica e non politica, diversi anche nellapproccio alla gente: rude e scontroso quasi quello di Cimicchi, accattivante e solare quello di Barbatella.

Diversi gli sbocchi della loro carriera politica: attaccato Cimicchi alla propria radice comunista, pi disinvolto quello di Barbabella, tornato alla originaria spiaggia socialista dopo il naufragio del Titanic comunista. Barbatella, per non rimanere del tutto spiazzato dai marosi, si attaccato alla scoglio della Caserma Piave, come Cimicchi si era attaccato a quello del Consiglio Regionale: con la differenza che Cimicchi ha perso il suo scoglio, mentre Barbabella lo mantiene, e mostra di volerlo difendere come lunico fortino nel deserto dei Tartari avanzanti o avanzati. Quello che accomuna in questo momento i due uomini politici che per anni hanno fatto il tempo bello e quello brutto nel panorama orvietano, quello di trovarsi, nello stesso tempo ed in base alle stesse logiche di fondo, privi di qualsiasi designazione elettorale. Ora, non che io sia un gran cultore del populismo, ma vorrei che qualcuno andasse in quello che resta delle nostre campagne e delle nostre piccole fabbriche, e confrontasse la popolarit di Cimicchi e Barbabella con quella degli illustri sconosciuti che affollano le liste elettorali da destra a sinistra passando per il centro neobordiniano. Sulle liste, dopo i nomi dei vari Bertinotti Prodi Berlusoni Fini, il pi vuoto dei vuoti. Io, in genere, ho deciso di non votare: una scelta discutibile, molti mi dicono che in casi come questi occorre turarsi il naso e votare comunque per chi puzza meno. Questione di olfatto, dico io. La puzza puzza.
Lultima volta ero candidato al Senato per la lista Coscioni e questo mi cost la espulsione stalinista dalle fila di Rifondazione Comunista, per - addirittura - indegnit politica. Ora i radicali stanno con l'unione di Prodi, e tanto per far capire da che parte stanno, non mi hanno neppure chiesto se volevo essere messo in lista. Cosa che in genere si chiede, sia pure per ipocrita cortesia.,allex candidato. Non lo dico per lagnarmi, ma per sottolineare uno sgarro al galateo politico. Forse, se Luca Coscioni fosse stato ancora vivo, mi avrebbe fatto fare una telefonata: ma anche in politica sono sempre i migliori che se ne vanno.

Ma torno a Barbatella, per quello che ne so, lamico e compagno Franco Raimondo si era dato molto da fare per ricostituire un minimo di tessuto del partito socialista ad Orvieto, si era meritato la stima del segretario socialista Borselli, aveva contato sulla novit politica e morale costituita dalla Rosa nel Pugno; non so se avesse ambizioni di poltrone, so soltanto che nessuno, ad Orvieto, avrebbe visto con dispiacere il suo nome nella lista di questa nuova lista: se non altro a significare una dignitosa presenza orvietana, dignitosa e qualificata.

Niente di tutto questo: scorrendo le quattromila liste che affollano le pareti bipolari del parlamento in pectore, un solo nome illustra la tradizione della sinistra pre o post comunista di Orvieto. Quello di Loriana Stella. Un po poco, con tutto il galante rispetto dovuto alla Stella. In una atmosfera preelettorale sempre pi deprimente come quella di questo forzato referendum tra Don Prodi e Cav. Berlusconi, anche Orvieto perde due pezzi di smalto.

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