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Un casermone terribilmente utile. Lettera aperta al Segretario dei DS di Orvieto Marino Capoccia

lunedì 12 dicembre 2005
di Gianni Cardinali
Gentile Sig Segretario,
sabato scorso, invitato alla presentazione del documento programmatico dei DS di Orvieto, sono giunto puntuale come puntuale ho lasciato al tavolo della segreteria la mia disponibilità scritta ad intervenire.
Dopo circa tre ore e dopo numerosi interventi non istituzionali, gestiti con discutibile discrezione dal Sen. Carpinelli, ho lasciato la sala piuttosto indispettito dall’inaspettato comportamento.
Dico subito che ero venuto con intenti piuttosto benevoli dopo avere letto con una certa attenzione il documento e, soprattutto, le parti che ritengo mi possano essere più congeniali. Mi ha colpito l’attenzione che si è data alla futura politica verso la natura e le aree protette.
A questo proposito faccio notare che il Lazio, con il quale si vuole instaurare una collaborazione per un Parco Interregionale con Monte Rufeno, ha circa 900 dipendenti nel settore delle riserve regionali. Monte Rufeno, da solo, ne ha una quindicina. Tutta l’Umbria non ne ha neanche uno!!.
Mi ha colpito anche tutto l’impianto del documento in controtendenza rispetto all’autoreferenza e ad una certa mania di grandezza esaltata da aggettivi roboanti o dalla continua centralità di Orvieto rispetto, niente di meno, al mondo.
Nulla di tutto ciò, bensì continui tratti da buona massaia, che sa fare i conti della spesa e non si atteggia agli eccessi di una famiglia che vuol fare vedere quello che non è.
A tal proposito ho apprezzato le considerazioni sulla caserma, con il tentativo di utilizzare parti per economizzare alcune attuali spese del Comune ed incentivare investimenti, evidentemente privati, su tutto il resto.
Su questo punto desidero ricordare che nei mesi scorsi, a proposito del dibattito sui parcheggi, proposi un dirottamento dell’ attenzione da via Roma alla piazza d’armi del casermone, come sbocco ovvio per un parcheggio di due piani e 1000 posti all’ingresso della città storica.
Mi venne anche l’idea di associare un centro commerciale come naturale controtendenza agli interventi attuali quasi ovunque, grazie anche alla disponibilità naturale degli spazi già esistenti nel piano terra, già adibito a refettori o comunque spazi molto aperti e, così, facilmente utilizzabili.
L’ipotesi, ovviamente da approfondire ma non da affossare sbrigativamente, parte dal presupposto che, dove è possibile, non si dovrebbero realizzare strutture complesse per il commercio lontano dai centri storici.
Orvieto si presta elegantemente alla controtendenza: città pianeggiante anche se su una collina, quindi predisposta alla pedonalizzazione; città con ampio spazio al suo ingresso per realizzare ciò che c’è di meglio per chiamare gente; città che possiede una funicolare per migliaia di persone al giorno, proprio in bocca alla struttura da sistemare; la struttura, ancora robusta ed interessante, che può richiamare investitori per molteplici interessi, compresi quelli delle botteghe artigiane.
Se si ha il coraggio di cambiare sul serio, la vera grande scommessa è proprio questa e non si può dire che non possa interessare ad eventuali investitori del settore commerciale, proprio quando si vorrebbe riportare a casa quel trenta per cento di orvietani che vanno fuori e chiamarne di nuovi, che ad Orvieto non verrebbero certo in quella che pomposamente è stata chiamata “la porta di Orvieto”.
A tal proposito occorre non dimenticare mai che il “BORGO” sarebbe dovuto diventare il nuovo centro direzionale della città, quando gli eventi lo hanno destinato ad un aspetto cimiteriale.
L’attuale decisione della Regione di destinare per Orvieto una struttura per la grande distribuzione da 5500 metri quadri, accentua l’attenzione su questo tema.
Se si dovesse realizzare una mega struttura presso l’ingresso dell’autostrada, in una trappola urbana senza speranze e solo per interessi che sono stati già ampiamente dibattuti, significa che si vuole insistere negli errori del passato che nessuno più riesce a nascondere.
La porta di Orvieto c’è ed è del tutto naturale e già costruita: il casermone.
Non è bello ma potrebbe diventarlo con interventi intelligenti e gradevoli, comunque può essere terribilmente utile.
Con i migliori saluti.
Gianni Cardinali

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