opinioni

Così il governo Berlusconi compromette il bilancio del nostro Comune

martedì 9 novembre 2004
di Massimo Frellicca
Auguriamoci che in Parlamento ci siano importanti modifiche al disegno di legge altrimenti il Comune di Orvieto al pari degli altri Comuni si troverà nell’impossibilità di continuare ad erogare servizi ai cittadini e, dopo anni di blocco della tassazione, dovrà analizzare anche la possibilità di rivedere alcune imposte e tariffe

E’ prematuro indicare quali saranno le proposte dell’Amministrazione Comunale per il Bilancio di previsione 2005, che porteremo in Consiglio Comunale per l’approvazione entro il 31 Dicembre ma è evidente che il testo della Finanziaria pone ai Comuni delle nostre dimensioni enormi difficoltà, in particolar modo sull’attuazione del Patto di Stabilità Interno. E’ necessario, quindi, emendare la legge Finanziaria 2005 con delle proposte che tutelino il cittadino orvietano e non, sui temi del sociale, dell’innovazione tecnologica, dell’istruzione, degli investimenti e prevedere l’eliminazione dal patto di stabilità di alcune voci di spesa, altrimenti l’obiettivo del Governo di obbligare i Comuni ad aumentare le tasse o diminuire i servizi erogati si concretizzerà.

Le proposte di emendamento sono: 1) eliminare dal patto di stabilità interno le spese per il pagamento degli interessi sul debito come previsto per lo Stato; per il Comune di Orvieto gli importi per questa voce nel 2003 sono stati di 1.013.000 euro; 2) eliminare dal patto di stabilità interno il pagamento di prestazioni sociali in danaro connesse a diritti soggettivi come previsto per lo stato, per il Comune di Orvieto ed i Comuni del comprensorio gli importi del 2003 sono pari ad euro 659.000; 3) rendere neutri per il patto i co-finanziamenti per la realizzazione delle infrastrutture comunali erogati da Province, Regioni, Governo, Istituzioni europee; gli importi per il Comune di Orvieto nel 2003 sono pari ad euro 2.456.000.

E’ incomprensibile perché il governo voglia penalizzare così fortemente i Comuni, quindi i cittadini, visto che nel suo patto di stabilità esclude i suddetti capitoli di spesa. Inoltre si chiede: 1) i tributi di scopo (la votazione in Commissione Bilancio della Camera ha confermato il blocco nel 2005 e 2006 dell’Ire - già Irpef - e Irap, per i comuni il congelamento si estende al 2007, questa decisione limiterà fortemente le entrate ai Comuni, alla faccia della devoluzione e della fiscalità decentrata. Ricordo che il governo aveva previsto per gli Enti Locali la possibilità dell’aumento dell’addizionale Irpef per equilibrare i tagli ai trasferimenti previsti nella Finanziaria); 2) decentrare le funzioni catastali (sono anni che i Comuni chiedono questo decentramento che invece si vuole ancora rimandare al 2006. Come per l’Irpef il Governo si è anche rimangiato la possibilità di rivedere gli estimi catastali; 3) rifinanziare il fondo per la restituzione dell’iva pagata sui contratti di esternalizzazione dei servizi, per il Comune di Orvieto nel 2004 sarà pari ad euro 79.000; 4) rifinanziare i piani di e-government (i progetti che in Umbria, stanno attuando anche il Comune di Orvieto e gli altri Comuni all’interno delle Funzione Associate della Comunità Montana, sono di alto livello come la rete ComNet, i Protocolli informatici dei Comuni, il Virtual Businnes Gate, il S.A.C.-servizi ai cittadini, il progetto di Contact Center; 5) rifinanziare il Piano per le infrastrutture della mobilità urbana (prevedere “maggiori” fondi per l’edilizia scolastica, questa voce nel 2003 per Orvieto ha determinato finanziamenti pari a “zero” euro, tutto quello previsto nel piano degli investimenti e realizzato, è stato possibile con fondi Comunali e in minima parte con fondi Provinciali e Regionali); 6) prevedere un fondo per coprire gli oneri che graveranno sui Comuni per l’applicazione della legge 53/2003; 7) escludere i Comuni sotto ai 5000 abitanti dal Patto di stabilità (nella Commissione Bilancio alla Camera con un voto trasversale, che ha determinato una clamorosa sconfitta del Governo, è stato modificato notevolmente l’articolato che riguarda il ‘tetto delle spese’” per i Comuni sotto ai 3000 abitanti, che saranno esclusi da questo assurdo obbligo).

Il giudizio sul disegno di legge finanziaria 2005 è fortemente negativo innanzi tutto perché il governo rinvia ad un successivo provvedimento le scelte sui temi della politica fiscale, sull’innalzamento del tasso di crescita dell’economia e sul tema dello sviluppo, inoltre perché contrasta fortemente con l’autonomia dei Comuni. Sono notevolmente critici anche Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, tutti i Sindacati, i Presidenti di Regioni e Province di destra e di sinistra, il 74% dei Sindaci di destra e di sinistra, le Associazioni dei Consumatori e tanti altri. In relazione al taglio delle spese per gli Enti Locali, questa Finanziaria, prevede maggiori entrate per il Governo per 9,5 miliardi di euro (dichiarazione del ministro Siniscalco a Montecitorio), che saranno tolti ai cittadini italiani penalizzando ancora una volta Comuni, Province e Regioni.

La versione italiana della ‘golden rule’ - tetto per le spese del 2%, che per i Comuni sarebbe stata del 4,8% rispetto all’esercizio finanziario 2003, è stata totalmente modificata dalla Commissione bilancio della Camera che ha introdotto nuove modalità di calcolo del tetto per le spese degli Enti Locali. Dopo settimane di discussioni, dove abbiamo visto il Ministro Siniscalco difendere strenuamente il tetto del 2%, la Commissione ha totalmente modificato il meccanismo di calcolo, sconfessando le decisioni del Ministro; l’emendamento approvato sostituisce, l’incremento delle spese del 4,8% su base 2003, con un calcolo della media delle spese per il triennio 2001-2003, con riferimento alle classi demografiche. I comuni più virtuosi potranno arrivare ad un tetto dell’11,5%.

L’obiettivo del Governo rimane lo stesso: ridurre il rapporto deficit-pil che attualmente ha sforato il parametro di Maastricht del 3%, arrivando a toccare anche il 3,5%, utilizzando i fondi dei Comuni con l’applicazione del ‘tetto’ alla spesa. Sarebbe stato meglio differenziare le uscite in ‘spese buone’ e in ‘spese cattive’ dove esistessero, vi sono Comuni, infatti, che hanno una spesa produttiva crescente, a differenza di quello che succede nella pubblica amministrazione centrale, quindi con la ‘golden rule’ non siamo di fronte ad un limite alla crescita della spesa, ma ad un taglio che bloccherà la crescita. L’aspetto più assurdo è che il limite di crescita programmato può essere superato solo per le spese “investimenti”, allorquando ci saranno maggiori entrate derivanti dall’aumento di aliquote o tariffe, quindi solo per quei Comuni che aumenteranno le tasse ai cittadini.

La finanziaria da ai Comuni ciò che è loro e imponendo forti limitazioni al loro sviluppo, è evidente che il Governo vuol far aumentare le tasse agli enti locali perché non lo vuole fare lui direttamente, penalizzando quel comparto dell’Amministrazione Pubblica che ha fatto il suo dovere in questi anni come testimonia la relazione della Corte dei Conti nel 2003. Per quanto riguarda la ‘golden rule’, il Comune di Orvieto non avrà grossi problemi in quanto nel triennio 2001-2003 sono stati fatti investimenti importanti, infatti la grande progettualità degli anni precedenti veniva confermata prevedendo però una progressiva diminuzione degli investimenti. Infatti nel 2000 la parte investimenti del bilancio era di euro 15.303.000, nel 2001 di euro 13.049.000, nel 2002 10.434.000e nel 2003 pari a euro 9.768.000. Le tante critiche della minoranza in Consiglio Comunale nella passata consiliatura, che considerava come un errore la volontà di investire da parte dell’Amministrazione Comunale, oggi vengono sconfessate, infatti oltre a vedere realizzate molte opere importanti, non saremo coinvolti nella follia del centro-destra che vuole porre un tetto di spesa per gli investimenti ai Comuni.

Uno degli elementi di novità del governo doveva essere il federalismo, mentre in questa Finanziaria non vi è traccia di decentramento di poteri, quando, da anni, i Comuni chiedono di fare proprie le funzioni del Catasto, anche del federalismo fiscale non vi è menzione, vi è solo la ‘golde rule’ italiana che è incostituzionale.

Forse è opportuno che i concittadini orvietani sappiano i tagli che questa finanziaria farà, in modo subdolo – conclude l’Assessore al Bilancio. Il monte trasferimenti 2005 ai Comuni, da parte dello Stato, scaturirà dai trasferimenti 2001 decurtati di: 260 milioni di euro, che rappresentano i trasferimenti aggiuntivi del 2004, 103 milioni circa di euro, che rappresentano il non rifinanziamento del Fondo Nazionale ordinario investimenti; 103 milioni di euro, che rappresentano il non rifinanziamento del Fondo per la fornitura dei libri di testo e 98 milioni di euro, che rappresentano il non rifinanziamento del Fondo di contribuzione per i Lavoratori Socialmente Utili. Pertanto, è falso dichiarare che nel 2005 non ci saranno tagli per i Comuni rispetto al 2004 invece siamo di fronte ad ulteriori tagli per circa 225 milioni di euro, con un decremento di circa 735 milioni di euro in rapporto al 2003”.

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