opinioni

La questione ambientale vero snodo della politica orvietana

lunedì 26 aprile 2004
di Claudio Lattanzi
Una delle questioni più spinose e complicate che troverà sul proprio tavolo il nuovo sindaco già dal venti giugno è legata alla politica ambientale e alle decisioni da assumere nella gestione della discarica.   La questione ambientale ha caratterizzato gli ultimi anni nella vita amministrativa del Comune ed altrettanto accadrà nel futuro. Oggi come oggi i proventi dalla gestione della discarica consentono di avere a disposizione una somma ingente (circa due milioni e mezzo di euro) che consentono ad Orvieto di essere quella che è. Senza quei soldi sarebbero dolori e si dovrebbe inevitabilmente rinunciare a qualcosa di molto costoso come, ad esempio, Umbria jazz winter che costa più di trecentomila euro o al teatro che assorbe almeno 240 mila euro all’anno.

 

Piaccia o no, il livello raggiunto dalla città dipende dal livello dei rifiuti che vengono smaltiti nella discarica.  Chiunque manifesti l’idea di chiudere la discarica, dovrebbe indicare immediatamente dopo anche il modo per far uscire fuori da qualche altra parte gli stessi soldi. Tutto ciò per essere credibili, altrimenti si corre il rischio di parlare inutilmente a meno che non ci sia la disponibilità da parte degli orvietani a fare alcune dolorose rinunce. Adesso - lasciando da parte il fatto che il Comune ha grosse difficoltà a farsi liquidare dalla Regione Campania circa due milioni di euro per i rifiuti del recente passato -  la discussione ruota tutta intorno al da farsi a partire dal prossimo autunno quando l’attività amministrativa entrerà nel vivo. 

 

 A destra, ma incredibilmente anche a sinistra, c’è una fortissima resistenza ad ammettere che l’unico progetto serio elaborato in materia ambientale è stato quello del termovalorizzatore nel 1997.  Quell’iniziativa riuscì in realtà ad incenerire solamente il sindaco Cimicchi  che l’aveva proposta  e che finì sulla graticola più insidiosa che possa esistere per un sindaco di sinistra ad Orvieto; quella dei vip collinari alla Malerba e alla Siciliano a cui bastò fare una telefonata al direttore di Repubblica per mettere il povero sindaco con le spalle al muro e, contemporaneamente, per  bloccare un progetto che avrebbe consentito di coniugare la tutela ambientale con una forte redditività legata all’unica soluzione industriale avanzata che esiste per non continuare a mettere l’immondizia sotto terra. 

 

Alcuni esempi italiani: A Cavenago Brianza è stato creato un consorzio di 48 Comuni (400  mila abitanti di bacino, raccolta differenziata pari al 60 % contro il 7% di Roma) che lo scorso anno ha ricavato due milioni di euro vendendo il gas ricavato dai rifiuti ed ha tasse sullo smaltimento in discesa continua.  A Piccioli in Toscana, l’inceneritore produce 15 milioni all’anno.  La creazione dei termovalozzatori viene peraltro sostenuta dal ministro dell’Ambiente Altero Matteoli e a favore di questa soluzione si è pronunciato recentemente anche Umberto Veronesi oltre ad essere la posizione ufficiale del governo italiano.

 

Riprendere oggi in mano quel progetto del 97 appare estremamente complicato anche per le iniziative assunte nel frattempo a Terni dal gruppo Agarini (proprietario della Sao) che voleva realizzarlo ad Orvieto. L’altro enorme problema è quello del bacino di conferimento con la Regione Umbria che tiene per il collo il Comune di Orvieto e non consente ad una parte della provincia di Perugia di smaltire qui.

 

Cosa fare?  Sicuramente non tornare indietro rinunciando alla discarica.  Casomai riprendere in considerazione il progetto del termovalorizzatore, ma con un bacino di riferimento che comprenda anche molti Comuni fuori dell’Umbria.

Sarebbero garantiti i soldi e la tutela dell’ambiente. Forse anche la riduzione delle tasse.

 

La sinistra non potrà mai fare una scelta del genere a causa dei veti perugini a mettere il naso fuori dall’Umbria, la destra potrebbe provarci dopo aver vinto le elezioni, ma le ostilità che esistono in una parte della Casa delle Libertà verso il gruppo Agarini potrebbero bloccare tutto per non parlare di una mal interpretata mentalità ambientalista che emerge da quelle parti, forse anche per convenienza elettorale. Parretti sembra intenzionato a concepire la discarica soprattutto in funzione delle esigenze dei comuni delle zona.

 

Alla fine qualcuno vincerà le elezioni e una decisione la dovrà pur prendere. Questa volta speriamo senza l’interessamento peloso dei soliti vip.

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