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Continua con grandi apprezzamenti la mostra di Marino Moretti alla Galleria Zerotre. Intervista all'artista

mercoledì 3 gennaio 2007
di laura
E' ancora in allestimento a Orvieto, fino al 12 gennaio alla Galleria Zerotre in Via Magalotti, la mostra Cromateria dedicata a Marino Moretti. In esposizione stupende ceramiche e alcuni disegni del ceramista umbro. Marino Moretti è nato a Orvieto nel 1965; inizia il suo iter artistico sul finire degli anni ’70, quando apre il suo primo laboratorio. Qui comincia a sperimentare varie tecniche quali maiolica, ingobbi, bucchero, smalti, vetrine trasparenti su terracotta e argille refrattarie. Ha esposto a Bologna, Torino, Montelupo Fiorentino, Roma, New York, San Francisco, Melbourne e Toronto. Ha collaborato con ceramisti di fama internazionale come Walter Ostrom, Derek Smith, Les Blakeborough, Matthias Ostermann e Victor Greenaway. Questa sua prima personale alla Galleria Zerotre di Orvieto sta riscuotendo notevole successo e apprezzamento da parte dei visitatori. L'artista ha rilasciato a Orvietonews.it l'intervista che segue. Non conosco il tuo precedente lavoro, ma questa tua mostra è splendida. La definirei un giardino tropicale e lussureggiante, che cattura e comunica energia solare. Hai sempre avuto questo amore per il colore o è una scoperta più recente? La prima esplosione di colore coincide con la mia prima mostra personale (Orvieto,1987 Galleria Al Duomo). In quell’occasione preparai piatti, vasi e brocche tutti con figure di donna. Era una donna ideale e fantastica. Gli sfondi e i vestiti erano coloratissimi, con influenze che andavano dalla ceramiche medievale orvietana a Picasso. Da Klimt a Emilio Pucci. La linea che definiva le figure femminili era molto importante, molto curata. Il disegno deciso ma nello stesso tempo delicato. Terra, acqua, aria fuoco: la ceramica può essere forse considerata la forma d'arte più completa e più vicina agli elementi cosmici. Puoi spiegare come interagiscono nel tuo lavoro questi primordiali elementi? Interagiscono quotidianamente con automatismi che si ripetono da molto anni. Ma spesso sperimento nuove formule, nuovi colori, nuovi impasti e quindi aprire un forno è sempre una sorpresa. Come ottieni i tuoi meravigliosi effetti cromatici? Sono il frutto di una combinazione di smalti, ossidi, fritte, fondenti ed altri materiali, spesso sovrapposti l’uno con l’altro. Inoltre determinanti sono i tempi e gli intervalli di cottura. Molte delle tue forme hanno un aspetto antropomorfico, sia i tuoi pesci sia i tuoi fiori, e persino le forme apparentemente astratte dei tuoi pastelli finiscono per diventare volti o tratti corporei. Quanto c'è di studiato e quanto di casuale. E' un'intenzione di partenza o ti lasci prendere la mano da come si presenta la materia? Pesci e fiori sono molto istintivi; non c’è progettualità, ma semplicemente spontaneità, un continuo lasciarsi prendere la mano come dici tu. I tuoi fiori: come è nata l'idea? Manipolando ritagli di creta fresca. Hai bisogno di ispirazione, di ambiente per lavorare? Quale atmosfera ti è congeniale? Sono dell’opinione che quando ci sono le idee o l’ispirazione come la definisci tu, si può lavorare ovunque. Posso dirti però che tutto il mio lavoro nasce accompagnato dalla musica. Non posso lavorare senza. Hai avuto dei Maestri? Quali incontri sono stati fondamentali per la tua formazione e il tuo lavoro? Più che altro degli incontri fondamentali, direi, che sono quello a Londra con Alan Caiger Smith, Victor Greenaway a Melbourne e, a Toronto, Matthias Ostermann. Caiger Smith per la tecnica dei lustri metallici e lo straordinario uso della pennellata; Greenaway, con cui collaboro ancora, è stato un grande esempio per l’uso del tornio con cui riesce a creare forme di grande raffinatezza ed eleganza; e Ostermann, che ha pubblicato tre libri sulla maiolica in cui cita il mio lavoro, per l’aspetto narrativo della maiolica. Marino Moretti è certamente più noto all'estero che in Italia. A cosa lo attribuisci? In Italia, esclusa la città di Faenza che ha un premio internazionale e alcune gallerie, esistono pochissime gallerie d’arte specializzate nella valorizzazione della ceramica contemporanea e tutte di recente formazione, la diretta conseguenza di ciò è che non si è formato un collezionismo. E’ difficile, quindi , per un artista il cui primo mezzo d’espressione è la ceramica trovare spazi di visibilità. Possiamo contare solo su alcuni temerari che credono in quello che fanno e non si lasciano spaventare dalle difficoltà, come Liliana Grasso e la galleria Zerotre. Al contrario in Australia, Stati Uniti e Canada il mio lavoro è stato esposto in gallerie specializzate e quindi apprezzato dal pubblico e dalla critica d’arte. Per concludere una domanda più intima e vasta. In cosa credi, quali sono le parole chiave della tua vita? Credo nel lavoro che faccio e ho avuto la fortuna di avere il supporto e il “sopporto” delle persone che mi stanno più vicino. Posso dirti quello che in questo momento ricerco: contrasti di emozioni con colori, citazioni improvvisazioni astratte o narrative.

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