interviste

'Un patto con la società orvietana': intervista di Roberto A. Basili a Fausto Prosperini

giovedì 12 ottobre 2006
Pubblichiamo, per gentile concessione di Roberto A. Basili, direttore del mensile "La Città", l'intervista di Basili stesso a Fausto Prosperini, nuovo segretario della Federazione provinciale dei Democratici di Sinistra. Intervista che, come i nostri lettori avranno avuto modo di notare, ha successivamente suscitato riflessioni e considerazioni. L'intervista

Un patto con la società orvietana

Coinvolgere una città intera nelle scelte. Aprire un confronto con tutti i soggetti che vogliono essere protagonisti, senza temere il nuovo. Guardare ai giovani per assicurare a Orvieto un futuro. Intervista a Fausto Prosperini, nuovo segretario della federazione di Terni dei Democratici di Sinistra di Roberto A. Basili Dopo 60 anni di storia repubblicana, per la prima volta un orvietano sale al comando della federazione ternana dei DS. E’ Fausto Prosperini, 56 anni, sposato, una figlia laureata in giurisprudenza, un curriculum da politico di lungo corso. Segretario della FGCI nel lontano ’69, del PCI dell’Orvietano negli anni ottanta, e membro della segreteria regionale. Dal 1985 al ‘95 è consigliere regionale e assessore: in quest’ultima veste guadagna per Orvieto Umbria Jazz Winter. Dirige poi l’Arusia dal ’95 al 2003. Dal 2001 al 2005 è Presidente della federazione nazionale della caccia. Di professione giornalista, è nella redazione di un periodico nazionale con oltre 400 mila copie diffuse. I suoi hobby preferiti sono la caccia e l’alpinismo; ama leggere Ken Follet, ha una biblioteca di circa 1000 volumi, è amico personale di Mario Rigoni Stern (l’autore de “il sergente sotto la neve”); ascolta musica jazz. Ha viaggiato in tutti i continenti per lavoro e per piacere. Da qualche tempo si è convertito al camper: ultimo viaggio ad agosto in Olanda. La sua elezione a segretario di federazione è il coronamento di una carriera personale, e il riconoscimento a un gruppo dirigente, quello orvietano, da tempo alle prese con la necessità di cambiare rotta. Ma anche un segnale forte agli orvietani per valorizzare al meglio la città. Orvieto ha vissuto tempi migliori: quelli attuali sono difficili, incerti. C'è preoccupazione e insicurezza. Qual è il suo giudizio? Viviamo un periodo nel quale conosciamo bene tutto quello che è alle nostre spalle, conosciamo invece meno bene quello che abbiamo davanti ai nostri occhi. La nostra città ha attraversato un periodo di grande e feconda programmazione e di realizzazione in diversi campi di un certo valore. Abbiamo trasformato una città e un territorio con una economia autarchica, con un tasso di scolarità tra le più basse dell’Umbria, con una qualità della vita molto modesta in una città tra le più moderne d’Italia, con punte di eccellenza nell’apparato produttivo, con un fervore culturale certamente apprezzabile. Abbiamo assistito ad un protagonismo sociale e politico di grande livello e qualità. Partiti, associazioni di diverso tipo e orientamento, organizzazioni sociali, sindacali, centri di aggregazione svolgono quotidianamente un lavoro che contribuisce ad arricchire la nostra città dal punto di vista economico, ma anche sociale e culturale. Ma avverte la domanda di cambiamento che sale dalla società? Sì, certo! Quello che abbiamo davanti ai nostri occhi è una richiesta forte di innovazioni profonde sia nei processi produttivi che nei settori sociali. E c'è un buon materiale su cui lavorare. Penso a tutto il lavoro elaborato dall’amministrazione comunale e dalla conferenza programmatica dei DS, ad alcuni punti scaturiti dall’assemblea annuale dell’associazione industriali, alle iniziative delle organizzazioni sindacali e professionali. Ora il punto è come procedere in un lavoro di amalgama non solo di progetto ma anche di pensiero, di cultura della modernità. Se ho ben capito, Lei propone agli orvietani un modo nuovo di pensare e di agire. Ma per questo servono modalità nuove di partecipazione. Come coinvolgere una città intera? Con quali strumenti? In buona sostanza noi dobbiamo interrogarci su quale profilo dare al nostro domani, quello che sta davanti ai nostri occhi e trovare le giuste soluzioni. A mio parere occorre, e anche con una certa urgenza, la stipula di un patto per Orvieto. Un patto da sottoscrivere con la società orvietana su tutti quei punti che possono rappresentare un nuovo profilo progettuale e culturale nel quale ognuno può ritrovare la propria identità e riconoscere le proprie aspirazioni. E questo anche con l’apporto, nella distinzione dei ruoli, della minoranza. Non dobbiamo temere le differenze: anzi, esse possono rappresentare una ricchezza. Il confronto, anche serrato, delle opinioni e delle proposte è sempre positivo. E Le pare il momento buono, quello attuale? E' comunque urgente incominciare. E poi credo che il momento sia propizio anche per le scelte messe in campo in questi giorni e per quelle da approfondire partendo dalla rifunzionalizzazione della Caserma Piave, dal ruolo dell’Università, agli assetti viari, alla nuova zona industriale ed altro ancora. Insomma Orvieto è una città importante che tanto ha fatto, tanto sta facendo, ma dove tanto rimane da fare. Sanità e assistenza. Gli operatori e i cittadini non sono tranquilli. C'è un esodo di operatori verso altre strutture. Cosa ne pensa? Non spetta ai partiti fare nomine, dare incarichi e altre cose di questo genere. Spetta ai partiti invece proporre e vigilare sulla qualità e anche sulla quantità dei servizi erogati. I DS della Provincia di Terni fin da adesso, anticipano, anche su queste tematiche, che apriranno una grande riflessione e metteranno in campo iniziative diverse tese a valorizzare le nostre strutture e presidi, partendo dall’Ospedale di Orvieto, ma anche a denunciarne limiti e carenze sia di carattere oggettivo che soggettivo. La città si sente isolata, poco considerata nel panorama provinciale e regionale. Cosa fare? Questo sentire è comune a molti territori, tutti rivendicano più spazi, più poteri, più risorse: anche ad Orvieto è presente e in maniera diffusa. Giuste le ambizioni di una città e del suo territorio, ma devono essere sempre proporzionate alle risorse e in armonia con le progettualità in campo. Occorre inoltre sintonizzarsi con la pluralità di voci di cui la città è ricca. Solo così si recupera un ruolo e una capacità di proposta. Orvieto ha un peso notevole sia a livello regionale che nazionale come dimostrano i grandi interventi di cui questa città ha beneficiato. Nei prossimi giorni la Rupe sarà luogo di grandi confronti politici e culturali: il convegno del 6 e 7 ottobre per la costituzione del Partito Democratico. Anzi, ne approfitto per salutare, da queste colonne, quanti interverranno e per augurare loro i migliori successi per cambiare la storia di questo Paese. La sfida per un nuovo sviluppo di Orvieto è ardua, ce la possiamo fare? Solo con il concorso di tanti – governo nazionale, regionale e provinciale, con la vivacità della nostra piccola, ma importante impresa e non solo quella legata al turismo, con l'apporto di tutta la classe dirigente diffusa di questa città. Ma soprattutto con l’entusiasmo e con la disponibilità rappresentati dai nostri giovani. E' grazie a loro se potremo guardare al futuro con una certa sicurezza e tranquillità.

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