Cultura - mercoledì 12 aprile 2006 - 19:08

Aperti al pubblico gli splendori delle Stanze delle Meraviglie

di Laura RicciAperti al pubblico gli splendori delle Stanze delle Meraviglie
Si inaugura domani 13 aprile 2006, preceduta dal vernissage per la stampa che si è svolto oggi, l’attesa mostra “Le stanze delle Meraviglie da Simone Martini a Francesco Mochi. Verso il nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto”. La mostra, che sarà in allestimento fino al 7 gennaio 2007, si articola nelle due sedi del Palazzo Papale e della Chiesa di Sant’Agostino, e costituisce un affascinante percorso tra opere di grande valore storico-artistico che rispecchiano la vastità e la varietà del patrimonio raccolto e conservato dall'antica Fabbriceria della Cattedrale. Promossa dall’Opera del Duomo di Orvieto l’iniziativa rappresenta, come anche il titolo scelto suggerisce, un primo passo verso la definitiva riapertura di questo museo che nacque nel 1882 con una forte connotazione civica e municipale e che, chiuso da circa vent’anni, non poteva più offrire, né alla cittadinanza né ai turisti, la fruizione di tesori che, ripercorrendo con sculture, dipinti e splendidi manufatti il dispiegarsi dell’arte religiosa nella Città dal Duecento alla prima metà del Seicento, tornano oggi a mostrare - molti con appositi interventi di recupero e di restauro – tutto il loro splendore. Visibile ed espressa, a giusto titolo, la soddisfazione del presidente dell’Opera del Duomo, Francesco Venturi, per la realizzazione di questo evento che il Cda dell’organismo considera il suo maggiore per il 2006, in attesa di un primo stralcio stabile della riapertura museale previsto, al primo piano di Palazzo Soliano, per il 2007. Chiaro e mirato l’intendimento che si è voluto perseguire con la scelta delle due sedi: riunire idealmente il Duomo e i Palazzi Papali, che costituiscono il punto “alto” e più visitato della Città, al resto del tessuto cittadino, creando un itinerario artistico e storico che potrà portare il turista non solo a raggiungere la pregiata e mirabile parte espositiva di Sant’Agostino, ma a scoprire, lungo il percorso e al suo estremo limite in San Giovenale, bellezze meno eclatanti ma non per questo meno pregevoli, spesso ingiustamente trascurate. Nella magica, discreta terrazza interna del Palazzo Papale – uno di quei luoghi “chiusi” e fuori del tempo che sembrano ricucire, persino nella percezione dei suoni, presente e passato – Giuseppe Della Fina, che per le sue specifiche competenze ha seguito quale membro dell’OPSM tutto l’iter dell’evento, ha tenuto a ringraziare gli Enti, i funzionari e gli specialisti che hanno a vario titolo collaborato alla sua realizzazione: il Comune di Orvieto, la Sovrintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici dell'Umbria nelle persone della sovrintendente dott.ssa Vittoria Garibaldi e dei funzionari dott. Raffaele D’Avanzo e dott.ssa Margherita Romano, e la dott.ssa Alessandra Cannistrà che, quale consulente dell’Opera del Duomo, ha seguito, soprattutto dal punto di vista culturale e artistico, l’organizzazione dell’iniziativa. La stessa dottoressa Cannistrà ha poi guidato la stampa, con una competente e interessante rivisitazione, attraverso la concreta scoperta delle “stanze delle meraviglie” che, nel percorso davvero emozionante della sede del Palazzo Papale, allestita con sobrietà e nettezza per mettere in risalto la splendida evidenza delle opere, raccolgono e mostrano allo stupore del visitatore capolavori che troppo a lungo erano rimasti nascosti. E non solo quelli accentrati intorno alla storia della Cattedrale, ma quel patrimonio cosiddetto “minore” e tuttavia pregevolissimo, proveniente dalla sdemanializzazione di molte chiese minori della città di Orvieto – il Carmine, San Lorenzo, San Domenico, la Chiesa dei Servi - che, per la funzione di cura e conservazione da sempre assunta dalle fabbricerie, veniva affidato alla custodia dell’Opera del Duomo. Ad aprire la mostra, con mistico e serafico effetto nella hall d’ingresso, la Maestà una volta sulla lunetta del portale maggiore, restituita alla Città dal recente restauro in tutto il suo splendore: la scenografia d’insieme con la Maestà e gli angeli, di inizio ‘300, forse di Lorenzo Maitani, il Maestro sottile del Duomo; e anteriore, di fine ‘200, la severa dolcezza della Madonna in trono. E poi, a dispiegare i loro coinvolgenti fasti, tra le evidenze più pregevoli la Madonna in trono di Coppo di Marcovaldo, due polittici di Simone Martini, due Angeli turiferari acefali di Arnolfo di Cambio, capolavori della scultura, dell’oreficeria e dell’ebanisteria trecentesca senese (le fabbriche delle cattedrali di Orvieto e Siena procedevano insieme), i pregevolissimi elementi originali del coro ligneo della Cattedrale. Tra le opere rinascimentali meritano menzione la tavola lignea della Maddalena eseguita dal Signorelli nel 1504 per conto dei Conservatori della Pace, ente che si proponeva di moralizzare la città, e dopo l’attesisssimo restauro la Pianeta e la Tonacella del Parato Vanzi, paramenti con cui il vescovo Vanzi partecipò al Concilio di Trento, eseguiti su cartoni di Botticelli. Riproposte poi, anche in questo caso dopo il restauro, le pale d’altare – quasi tutte risalenti a metà cinquecento, a parte due più tarde del Nebbia – degli altari del Duomo, smantellate insieme alle statue degli Apostoli nell’ondata purista di fine ottocento: 13 grandi tele e una tavola realizzati, oltre che dall’orvietano Cesare Nebbia, da Nicolò Circignani e Girolamo Muziano. Nella seconda parte del percorso la Chiesa di Sant’Agostino accoglie invece il mirabile gruppo scultoreo dell’Annunciazione di Francesco Mochi e le 12 statue monumentali degli Apostoli, realizzate in epoca manierista da artisti quali Mochi stesso, il Giambologna, il Mosca, il Cametti, lo Scalza, Giovanni Caccini, Ippolito Buzi, Raffaello da Montelupo. Le statue, originariamente collocate nella tribuna e nella navata centrale della Cattedrale furono epurate, al pari delle pale, dal rigorismo purista di fine ottocento, e vengono ora riproposte per promuoverne la riscoperta. L’allestimento e la promozione della mostra sono state curate, come ha illustrato Daniele Di Loreto, dal Consorzio Civita, organismo no profit con una qualificata attività di consulenza e assistenza tecnica per la realizzazione di programmi centrati sulla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Grazie a un accordo stipulato tra i due organismi Civita ha messo a disposizione i capitali per l’allestimento dell’evento e il know-how, l’Opera del Duomo le opere e le location. Il piano di rientro sarà assicurato a Civita, nell’arco dell’evento, da una parte del biglietto di accesso alla Mostra (2 euro su 5), tutto l’eventuale surplus andrà all’Opera del Duomo. Il biglietto, cumulativo, prevede la visita della Cappella di San Brizio e delle due sedi espositive del Palazzo Papale e di Sant’Agostino, con le riduzioni e le gratuità di prassi.

Advertising

Acquista questo spazio pubblicitario

Condividi

Clicca sulle stelline per esprimere il tuo gradimento per questo tipo di notizia. La prima stellina a sinistra corrisponde a un basso gradimento l'ultima verso destra a un alto gradimento.

Gradimento: stella stella stella stella stella
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Non ci sono commenti a questo articolo
Inserisci un commento

Per dare più forza alle tue idee usa la tua vera identità. Puoi anche usare uno pseudonimo.

È obbligatorio inserire la tua e-mail.

È obbligatorio specificare un valore.

Note:
E' nostra intenzione dare ampio spazio a un libero confronto purché rispettoso della persona e delle opinioni. La redazione si riserva pertanto di non pubblicare commenti volgari, offensivi o lesivi. Inviando un commento accetti le nostre regole di pubblicazione. Prima di inviare leggi l'informativa sulla Privacy. .