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Nel Giardino di Palazzo Sanvitani, per l'ultima di "Tesori dell'Urbe"

martedì 14 maggio 2019
di Davide Pompei
Nel Giardino di Palazzo Sanvitani, per l'ultima di "Tesori dell'Urbe"

La sua vera essenza è quella di giardino romantico, perché al là dell’impostazione generale geometrica ha uno sviluppo naturale e spontaneo, frutto di una concezione della natura come entità pura, perfetta e selvaggia in libera unione tra elementi naturali e artificiali che si intersecano in maniera casuale senza offrire una completa visione d'insieme.

Non vi sono piante trattate secondo l’arte topiaria – ovvero con potature tendenti a conferire configurazioni geometriche o artificiali – nello spazio verde adiacente all'elegante Palazzo Sanvitani che giovedì 16 maggio alle 10.30 torna a schiudere quel cancello che ne fa un vero e proprio Giardino Segreto, incastonato nel cuore del centro storico.

Ripetendo l'incanto ad ingresso libero avvenuto a giugno 2017 in occasione della quinta edizione di "Orvieto in Fiore", grazie alla disponibilità della proprietaria, la signora Giuseppina Pettinelli, che ogni giorno si prende cura di quel luogo così suggestivo – "questo giardino nella città – ripete – è della città" – l'architetto Raffaele Davanzo sarà dotta guida per l'ultimo appuntamento di "Tesori dell'Urbe" voluta nel palinsesto culturale dell'Unitre dal presidente Riccardo Cambri.

Altri sette, quelli proposti per l'Anno Accademico in corso. Un itinerario che con cadenza mensile ha aperto le porte dell'Istituto San Lodovico, del Complesso di San Michele Arcangelo e ancora Palazzo Buzi, il Museo Etrusco "Claudio Faina", la Chiesa di San Giovenale con i suoi affreschi restaurati, il Pozzo di San Patrizio e l'Archivio Vescovile.

"Il palazzo – ricostruisce l'architetto – fu realizzato da Angelo Sanvitani, un editore orvietano che nel 1662 pubblicò a Parigi la famosa incisione con la rappresentazione della città di Orvieto, comprendente un profilo della Rupe, una mappa dell’antico territorio con le vedute prospettiche di dieci castelli dipendenti e una veduta della città in assonometria.

Il prospetto del palazzo risale al XVII secolo e si deve ad una ristrutturazione di un pre-esistente edificio. Il suo giardino occupa l’intera larghezza dell’isolato compreso tra Via degli Orti e Via del Pozzo Bianco ed era concepito originariamente appunto come un grandissimo orto. L'attuale configurazione risale alla prima metà del '900. L'interesse risiede nel fatto che è un’intima sintesi tra un giardino formale, quello cosiddetto all’italiana, un giardino romantico ed un giardino esotico dove ogni specie è lasciata libera di svilupparsi naturalmente.

Ma è anche un giardino liberty. Molte, infatti, sono le piante tipiche di quella Belle Epoque che portò in Italia, anche nell’arte verde, soffi e profumi di esoticità, come il bambù o il lillà. Qui, molte piante sono esotiche come i due alberi di canfora che accentuano l’atmosfera di sogno e di incanto che pervade questo profumato e segreto tesoro". Dell'urbe, s'intende.

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