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"La Bella, la Bestia, la Rosa". Passeggiata-racconto nel giardino segreto

sabato 10 novembre 2018
di Davide Pompei
"La Bella, la Bestia, la Rosa". Passeggiata-racconto nel giardino segreto

"È una storia, sai, vera più che mai". Lo cantava nel 1991, in pieno "Rinascimento Disney" fino a vincere l'Oscar, Mrs Bric, la teiera antropomorfa de "La Bella e la Bestia", la celebre fiaba su apparenza e realtà diffusasi in tutta Europa in molteplici varianti. Da Apuleio a Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, passando per Giovanni Francesco Straparola, risalire ad origini, ispirazioni e primogeniture dell'improbabile ma autentica storia d'amore e delle diversità che sembrano contrastarla appare esercizio letterario fine a se stesso.

Eppure agli interessati aggiunge sicuramente interesse e fondamenta storiche la lettura del saggio "Il selvaggio gentiluomo. L'incredibile storia di Pedro Gonzales e dei suoi figli" (Donzelli, 2005) che, scremando i contorni della leggenda, ricostruisce la malinconica figura dell'indigeno affetto da una rarissima malattia – oggi identificabile come ipertricosi – che, malgrado l'aspetto animalesco dovuto all'eccessiva peluria, riceve un'educazione da gentiluomo, sposa una donna e mette al mondo due figli affetti dalla sua stessa patologia.

Dalle Isole Canarie a Parigi, il mito del selvaggio nell'epoca moderna con quel sottile confine che separa l'uomo dall'animale e che motiva la reciproca irresistibile attrazione, approda così sulle sponde del Lago di Bolsena. Nella capricciosità delle corti che facevano della collezione di animali esotici un elemento di vanto e competizione, fu Ranuccio Farnese ad ospitare la famiglia ricoperta di peli nella dimora di Capodimonte in cambio di qualche sua apparizione in pubblico pur riconoscendo dignità e rango umano.

La storia è, in realtà, un po' più articolata ma le suggestioni sono tali da alimentare il mito e farlo percepire un po' più vicino. "La Bella, la Bestia, la Rosa. Capodimonte, giardino segreto" è anche il titolo della nuova passeggiata racconto in costume che domenica 11 novembre a partire dalle 10 muove da Largo Umberto I per iniziativa della rete di imprese "Naturalmente Capodimonte", che raggruppa 56 aziende, piccole e medie, della filiera turistica, commerciale e dei servizi, e "La Banda del Racconto", che ha fatto della narrazione di comunità la sua mission.

Una comunità narrante pronta a camminare lungo strade e piazze del borgo alto-laziale per riappropriarsi delle sue storie. Ad aprire la giornata, condotta da Antonello Ricci, i saluti delle imprenditrici Francesca Ferri e Laura Vagata. E poi letture e intermezzi di Laura Antonini e Roberto Pecci e pillole storico-artistiche di Alexandra Bompard. Capodimontani Doc, i figuranti nei costumi storici di Viviana Ginebri: Chiara Faina (la Bella), Dario Rossi (la Bestia) e Leonardo Mancini (il giovanissimo "Enrichetto" Gonzalez). Regia di Pietro Benedetti.

Preziosa, la consulenza storico-letteraria di Rosella Di Stefano e Georg Wallner utile per districarsi tra folklore e letteratura, fiabistica e immaginario cinematografico. Affidato a Marco D'Aureli, il foto-racconto. E su tutto, la location. Il giardino perduto rinascimentale della Rocca Farnese dove il rodologo e paesaggista Walter Branchi realizzerà "Rose antiche sul lago, collezione botanica", allestimento permanente che prevede "piantumazione e allestimento di rosai antichi da collezione, in luogo consono, all’interno del centro storico".

Al termine della narrazione itinerante, intorno alle 12.30 artisti e pubblico raggiungeranno le Scuderie Farnese (La Cascina) per una degustazione gratuita con i produttori locali a vocazione biologica della filiera enogastronomica del Lago di Bolsena. Incontri e assaggi proseguiranno anche nel pomeriggio, fino alle 19, con intrattenimenti musicali e laboratori con gli antichi mestieri. La partecipazione è gratuita. L’iniziativa, finanziata e patrocinata dalla Regione Lazio, gode anche del patrocinio del Comune. In caso di pioggia persistente, l’evento verrà posticipato di una settimana.

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