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Dal 4 al 13 giugno a S.Giacomo Maggiore "L'Italia s'è desta". Mostra di Piergiorgio Colautti, Franco Gentili e Luca Giannini

lunedì 30 maggio 2011
Dal 4 al 13 giugno a S.Giacomo Maggiore "L'Italia s'è desta". Mostra di Piergiorgio Colautti, Franco Gentili e Luca Giannini

Un Paese sottosopra e senza bussola, che brancola. Teatro delle più stridenti contraddizioni, nobile e miserabile allo stesso tempo, probo e gaglioffo, santo e canaglia. Dove però il lato più abietto e indecente sembra oggi tracimare, soverchiando i deboli argini opposti dalla parte migliore di esso.

E' la fotografia cruda, impietosa che tre esponenti del'arte contemporanea, sia pure con le differenze delle singole modalità espressive, hanno delineato dell'Italia di oggi. Ma è anche una grottesca carrellata di personaggi politici, non solo di casa nostra, che hanno segnato nel bene e nel male la storia recente, e in particolare gli anni della convulsa transizione dalla prima alla seconda Repubblica.

I loro lavori saranno ora presentati nella Rassegna, intitolata "L'Italia s'è desta? Storie semiserie di un paese sottosopra", che si terrà dal 4 al 13 giugno ad Orvieto, presso il S.Giacomo Maggiore ( ora Aula Magna del Centro Studi ) in piazza del Duomo, nell'ambito delle celebrazioni per il 150° dell'Unificazione.
Un ritratto dell'Italia decisamente raccapricciante, ancorché filtrato da una vena ironica, a tratti persino esasperato da forti suggestioni apocalittiche è quello che tratteggiano Piergiorgio Colautti, Franco Gentili e Luca Giannini.

Tre artisti diversissimi per età anagrafica ( i primi due sopra la soglia dei settanta e l'altro giovane emergente ) come pure agli antipodi per linguaggio e tipo di approccio, che tuttavia convergono nel denunciare il degrado morale, i guasti ambientali, le compulsioni aberranti non solo della politica ma anche del costume e della vita nazionale degli ultimi decenni.

Esponente di spicco del Pop-surrealismo romano, Colautti firma la silloge più consistente delle opere in mostra. Da esse emerge il volto di una Gomorra impazzita, dagli umori fetidi e putrescenti, dove i potenti vengono irrisi e sbeffeggiati, dove il potere è demistificato e messo a nudo. Ma la denuncia etica dei vizi attribuiti ora alla "casta" ora all'uomo comune, non si affida alle invettive o alla satira mordace e diretta, ricorre invece alla narrazione infarcita di simboli, al racconto allegorico, con figure e immagini tratte non solo dalla memoria personale ma anche dagli stati emotivi più profondi e dall'immaginario collettivo, che imbastiscono fra loro un gioco combinatorio di rimandi, molto vicino all'allegoria barocca. Il suo linguaggio alterna il registro ironico, di più immediata presa, ad una riflessione metafisica, spinta talvolta fino alla visione apocalittica. Come nella visione di Atteone, in Giordano Bruno, tra le ombre di questo mondo, nei suoi enigmi, nelle sue oscure similitudini l'artista intravede la bellezza che salva e la traduce visivamente in esultanza cromatica, in scoppi pirotecnici del colore.

Non estraneo a suggestioni neo-espressioniste e poveriste, forte di un linguaggio rarefatto e concettuale, Luca Giannini mette al centro della propria denuncia le problematiche ambientali, cioè lo sfruttamento di tipo predatorio della Terra. Emblematici di questo indirizzo, in cui predomina una visionarietà utopica, che propone una vera catarsi per l'uomo pena il suo annientamento, sono i lavori appartenenti ai cicli "Crocifissioni industriali" e "Geografie di un nuovo mondo".

Nel segno graffiante, allusivo, affabulatorio si può individuare invece la cifra formale che contraddistingue i lavori grafici del maestro Franco Gentili. La sua matita ha creato una gustosa galleria di personaggi popolari della Roma postbellica e papalina, di cui ha raccontato virtù e debolezze in quadretti indimenticabili.

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