editoriale

Mi sono vergognato di essere orvietano

giovedì 11 dicembre 2003
di Claudio Lattanzi

Un voto scellerato, una dimostrazione di bassissimo livello politico, ma anche di latitanza completa del minimo senso civico e dello Stato. Il voto che i consiglieri comunali dei Ds e di Rifondazione hanno manifestato in Consiglio comunale bocciando la proposta di intitolare ai diciannove caduti di Nassiriya un albero, costituisce uno dei punti più bassi mai raggiunto dalla politica orvietana.

In totale contrapposizione rispetto al voto parlamentare espresso dagli stessi Ds sulla missione di pace in Iraq e contraddicendo platealmente il forte richiamo del Presidente Ciampi ai valori dell'unità e della solidarietà da dimostrare nei confronti dei militari italiani ancora presenti in Iraq, gli esponenti della sinistra orvietana sono rimasti intrappolati nella logica della più becera contrapposizione politica. Quella che impone di dire di no a qualunque richiesta degli avversari. Come è avvenuto  anche in questo caso quando c'era in ballo la possibilità di esprimere un gesto simbolico all'insegna dell'umanità ancor prima che del sostegno a chi rischia la vita sotto la bandiera italiana per pacificare un paese che solo adesso esce dall'incubo della dittatura.

I consiglieri comunali dei Ds e di Rifondazione hanno scelto un'altra strada. Sarebbe interessante che qualcuno di loro raccontasse ai nostri lettori le motivazioni di questo gesto. Forse avranno pensato che a morire in quell'esplosione siano stati diciannove soldati di Berlusconi e non diciannove italiani come noi, come me, come loro. E' evidente la loro convinzione che la guerra in Iraq sia una guerra sbagliata e che non si tratti di un'iniziativa militare per restituire la libertà a quel paese. Ognuno ha le sue idee, ma qui si sta parlando di una cosa grave e del tutto diversa. Quel voto in Consiglio comunale esprime un altro concetto: dice che per la comunità di Orvieto ci sono i morti di serie A a cui intitolare le steli ai giardini pubblici come Carlo Giuliani - ucciso mentre stava cercando di colpire un carabiniere  - e poi ci sono i morti di serie B.

Quelli massacrati da un'autobomba mentre facevano il loro dovere che è esattamente quello di difendere e proteggere la popolazione civile. Di loro noi ce ne freghiamo e  li mettiamo su un piano umano inferiore a quello di Carlo Giuliani. Questo, cari consiglieri di Rifondazione e dei Democratici di sinistra, è il segnale che avete dato ed è stato tanto brutto da far vergognare qualcuno (me compreso) di appartenere a questa comunità.
Come farete da oggi in avanti a ribadire il concetto, a voi caro, di Orvieto città del dialogo internazionale? Di quale dialogo può farsi promotrice una classe politica (seppur locale) che non dimostra il necessario rispetto di fronte alle vittime di Nassiriya?

P.S. Le opinioni espresse sono strettamente personali e non impegnano in alcun modo la redazione o la società editoriale.

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