editoriale

C'è bisogno di vero Riformismo

sabato 12 luglio 2003
di Alberto Sganappa Capogruppo SDI
Nel 2004 saranno chiamati alle urne i giovani nati nel 1986. Giovani che hanno conosciuto la politica ed il rapporto con partiti che non hanno tradizioni e storia. I partiti politici in campo sono tutti figli di ex partiti della Prima Repubblica ed abituati a confrontarsi in un sistema proporzionale. Oggi, nel sistema bipolare, i partiti sono sempre, più spesso, comitati elettorali. Nel secolo scorso erano invece sedi di elaborazione politica – cultura ed ideali.

Come uscire dal grigiore di questa fase politica? Ricostruendo e offrendo una capacità elaboratrice ed una carica innovativa fatta di tradizioni senza conservazione e di modernità senza improvvisazione. In questo terzo millennio, la politica ed i partiti, alcuni sono stati distrutti dal fondamentalismo giustizialista, altri sono rimasti in piedi rinnegando le loro origini ma ormai senza un punto ideale di riferimento. Oggi sono tutti riformisti.

Ma quanto contano i riformisti veri nella sinistra e nell’Ulivo?In quest’ultima fase i riformisti hanno dovuto sopportare tre derive estremiste;Politica estera, politica del lavoro, politica della giustizia. Per battere il Governo del centrodestra e riconfermare il Governo dell’Umbria bisogna invertire la tendenza che vede i riformisti soccombere rispetto ai girotondi, agli estremismi, ai giustizialisti.

Necessita lavorare per ricostruire l’edificio più solido che può aiutare la Sinistra riformista, che è quello dell’Unità sindacale, la cui architettura ha retto per un intero ventennio ed è stato abbattuto dai colpi micidiali inferti dal pansindacalismo isolazionista perché inesistente, anche nel Sindacato, una componete storica come quella Socialista riformista, distrutta da volontà egemoniche che non hanno certamente aiutato i lavoratori.

Bisogna recuperare quella cultura Socialista limpidamente liberal-democratica che per la Sinistra ha rappresentato solo una breve parentesi nel secolo scorso e che attualmente, per alcuni, sono invece solo macerie. Se in Umbria, nel 2004, non si costruisce una coalizione con queste caratteristiche si rischia di moltiplicare i casi come Passignano.

Altro elemento significativo e di grande attualità è quello di come avvicinare i giovani trentenni alla politica. Bene questo è il problema dei problemi. La generazione attuale sembra non aver bisogno della politica perché nata, forse, stanca. Tutto sembra facile, gli studi, l’ascesa sociale, la carriera, il denaro. Sembra che tutto può essere raggiunto senza fatica ma solo attraverso un individualismo sfrenato e con l’aiuto della famiglia. Così già non è, ed ogni giorno che passa sarà sempre più difficile se non impossibile.

La famosa Seconda Repubblica rischia di essere ricordata come il periodo della transizione che non finisce mai. Tutto perché basata su un tecnicismo istituzionale, compresa la presa del potere da parte di professionisti, imprenditori conoscitori dei gioielli di stato da privatizzare. Insomma coloro che nella prima Repubblica avevano studiato alla corte del potere politico eletto democraticamente dai cittadini.

Certo, lo schema tradizionale del vecchio Partito non c’è più. I punti ideali di riferimento mancano. Siamo sempre più vicini al modello americano. In Umbria sperimentiamo, in questo ultimo anno che ci separa dalla tornata elettorale del 2004, strumenti di aggregazione politica ed individuiamo da subito una classe dirigente capace ed onesta intellettualmente in grado di costruire un modello alternativo alla Casa delle Libertà. La legge elettorale Regionale e le riforme endoregionali, devono essere partecipate e vissute dai cittadini umbri, come momento di partecipazione e razionalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Il contrario determinerebbe la sconfitta di una politica capace di dare speranza, di avvicinare e far sognare i giovani, come nel tempo passato tramite la passione politica. Insomma, nella nostra Regione, bisogna far affermare ed allo stesso tempo renderla visibile la sinistra di Governo rispetto alla sinistra antisistema. Deve apparire chiaro nei partiti e tra i partiti della sinistra, nei sindacati, la capacità ed il ruolo Riformista rispetto ai movimenti. Solo così sarà più semplice convincere gli elettori nel 2004

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