editoriale

Morcella, Forza Italia ed il ruolo del vescovo

venerdì 23 maggio 2003
di Mario Fortinelli
Ho seguito con un certo interesse il susseguirsi di polemiche che ha suscitato l'incontro promosso il venerdì santo dalla componente di maggioranza di Forza Italia in Orvieto. E segnatamente delle critiche mosse all'avv. Manlio Morcella.

Il tema del contendere.
Nella relazione sulla situazione socio-economica e politica di Orvieto e del territorio, il penalista, prestato nell'occasione alla politica, aveva denunciato la situazione di allarmante crisi dell'orvietano, determinata tra l'altro, a suo dire, dalla presenza di quadri dirigenti da sempre inidonei alla gestione della cosa pubblica e al non ricambio della guida politica della città.

Non ricambio a propria volta pure cagionato e dall'atteggiamento degli ex DC, che da fieri antagonisti dei comunisti agli inizi degli anni 90 avevano contratto con loro una innaturale coalizione di potere, e dall'atteggiamento non già dei non cattolici, né di molti ministri del culto - effettivi nuclei portanti della Chiesa - quanto piuttosto di Monsignor Grandoni, da sempre vicino alla coalizione di centro sinistra.

Coerentemente con il suo passato, connaturato all' azione cattolica.
Di qui la necessità - auspicava il relatore - di dire le cose come sono e di rompere la "cappa". Onde sperare, nel futuro, in meglio.

Risponde a ciò il congedato Vescovo, rivendicando la sua assoluta imparzialità politica. Aderisce alla sortita il Commissario Provinciale pro tempore di FI, che, da fine conoscitore della realtà locale, esalta il chiarimento del Prelato, aggiungendo che il tutto è però frutto di un equivoco. Sarebbe stato sufficiente che costui si fosse espresso precedentemente per l'imparzialità. Si sarebbero evitate incomprensioni. Persino da parte dell'avv. Morcella.

Così, a fine reggenza, si scopre che Monsignor Grandoni è intimamente equidistante dal centro-destra e dal centro-sinistra. Peccato non averlo intuito prima...Non era però facile. Valga quache primo ricordo.
Un editoriale della Nazione, datato settembre 2002, usciva con questo titolo: "Fedeli invitati (dal Vescovo) a pregare insieme alla Margherita" e proponeva questa annotazione a margine: "E' dalle amministrative del '95 che la componente moderata della politica locale lamenta una certa propensione per la sinistra del Monsignore, ma l'invito spirituale ai parroci segna il punto di non ritorno..." L'incomprensione era naturalmente anche stigmatizzata dall'ottimo avv. Crescimbeni, per conto di AN.

Sorvolo sugli ulteriori equivoci, relativi agli affettuosi apprezzamenti espressi per l'insediamento dell'attuale Presidente dell'Opera del Duomo, alle "escursioni" in Terra Santa con il Sindaco, alla polemica del'invio-non invio di un sacerdote per officiare la messa da recitare nel corso della festa della Casa delle Libertà di Fabro, tenutasi nell'anno 2001, nonché alla conclamata neutralità che manifestò in occasione del confronto elettorale svoltosi non molto tempo addietro fra l'avv. Alongi e Nulli Pero, nella sua città di Todi...(Vogliamo interpellare l'avv. Alongi?).

Ma è vero che pure allora il Vescovo uscente (non dunque i fedeli ed i più dei parroci in esercizio nella sua ex Diocesi) aveva omesso di dissolvere il fuorviante equivoco.
E' una vera disdetta. Come forse direbbero anche i "gribaudiani": che altrimenti, quantomeno sull'Opera del Duomo, a loro assai vicina, risulterebbero incomprensibili nel mutato atteggiamento oggi assunto a favore del Vescovo congedato.

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