editoriale

Diffondete la Fede e ricordate il mio amore verso di voi.

domenica 20 aprile 2003
di Decio Lucio Grandoni
Domani, giovedi santo, darò le mie dimissioni da Vescovo di Orvieto-Todi, in obbedienza alle vi genti disposizioni. Poi quando le mie dimissioni saranno state accettate e sarà nominato il mio Successore, lascerò serenamente la reggenza della carissima Diocesi.

Resterò Vescovo della Chiesa del Signore, perché l’Or dinazione Episcopale che ho ricevuto il 9 settembre 1972, non perderà nulla della Sua rilevanza e il Carattere che l’Ordinazione mi ha impresso resterà in me anche nel l’Eternità.

Nell’apprestarmi a consegnare questa Santa Chiesa particolare di Orvieto-Todi al mio Successore, rivolgo un forte appello a tutti i suoi figli perché vogliano e sap piano conservare intatta l’adesione alla Fede cristiana cattolica, che circa 1830 anni fa giunse tra noi da Roma lungo la via fluviale del Tevere e le strade consolari Flaminia e Cassia.

Conservare questi valori ha una grande importanza non soltanto religiosa, ma anche civile. E mentre ci adoperiamo perché la Costituzione Europea e il nostro Statuto regionale facciano riferimento alle radici cristiane delle nostre realtà sociali e politiche, impegnamoci soprattutto perché questi valori non siano solo un ricordo storico ma un’attualità viva e penetrante, che sappia in vestire anche il futuro del nostro territorio.

Vi esorto a riscoprire ed approfondire la Fede; a coltivarla con la preghiera e la frequenza ai Sacramenti della Vita; a renderla visibile e concreta con la vostra carità; a dimostrare a chi non crede che la Fede è gioia e speranza, non limitazione di libertà. Viviamo un momento storico delicatissimo per tutta l’umanità: tutti guardano al futuro con ansia ed attesa. Ebbene noi dobbiamo dimostrare che il futuro valido, l’unico valido, è Gesù Cristo, che era, che è e che viene.

Così potrete riprendere serenamente il cammino del la vita. Faccio questo atto di rinuncia con serenità; la mia coscienza è tranquilla. Ho cercato di lavorare per il mio Gregge con attenzione e riguardo a tutti, innanzitutto ai miei Sacerdoti, che amo con affetto paterno e fraterno e che sono stati i primi ed indispensabili collaboratori del mio servizio episcopale. Ho celebrato le Esequie di circa 60 miei Sacerdoti, sempre con grande dolore ma con una ferma Fede nella Vita Eterna, che attende tutti, e nella certezza che il Signore non abbandona mai la Sua Chiesa. È per questa certezza che ho potuto lavorare serenamente pur in presenza di un estendersi ed approfondirsi continuo della secolarizzazione e di una frana morale con conseguenti gravi crisi nelle famiglie. La mia speranza — che è certezza — sta nel Signore Gesù, che disse agli Apostoli: «Non vi lascerà orfani!».

Ho ordinato diciassette sacerdoti della diocesi e qui dici diaconi, di cui uno è prossimo a diventare presbitero. Ho accolto nel presbiterio diocesano sei sacerdoti di al tre diocesi, un diacono, ed un religioso. Ho accolto per un temporaneo servizio pastorale sei giovani sacerdoti. Ho promossso l’istituzione di numerosi ministri laici (accoliti e lettori) e un grande numero di ministri di fatto (lettori, catechisti, ministri straordinari dell’Eucarestia Ho cercato insomma di dare alla mia Chiesa dei servi fedeli, che hanno lavorato e lavorano con fede ed impegno.

Ho lavorato per l’attuazione del Concilio Vaticano TI soprattutto in campo catechistico, liturgico e caritativo: ho cercato la promozione dei laici della Chiesa, con l’istituzione di tanti Consigli pastorali e per gli affari economici. Abbiamo lavorato nove anni (1991-1999) per il nostro Sinodo diocesano. Abbiamo intrapreso la sua attuazione, soprattutto nel lavoro di quattro anni per fondare e dare inizio vitale alle 22 unità Pastorali, nelle quali sono attualmente raggruppate le 95 nostre parrocchie. Non si tratta soltanto né soprattutto di una sistemazione del territorio ma della proposta di lavoro comune a tutte le componenti della Chiesa, non solo i Presbiteri, ma anche i Diaconi, i Religiosi, le Religiose ed i Laici. L’ultimo mio) atto episcopale ufficiale è stata la Visita pastorale a queste nuove realtà: ho potuto accertare che c’è stato un avvio ma che è necessario ed urgente incrementare le attività e proseguire su questa strada.

Tra l’altro, il Sinodo ci ha fatto vivere momenti di intensa comunione con la Madre di tutte le Chiese, la Chiesa di Gerusalemme: ricordo Sua Beatitudine il Patriarca Michel Sabba e il Vescovo Ausiliare mons. Kamal Hanna Bathish, che partecipò all’apertura dei lavori per l’immediata preparazione del Sinodo. E da Gerusalemme è venuta la Croce sinodale, che ci ha seguito in tutto il lavoro e che ora è conservata presso l’Episcopio di Orvieto. Ho avuto tanti collaboratori zelanti e fedeli al Signore ed alla Sua Chiesa; ad essi va il mio ringraziamento. Un Vescovo da solo non potrebbe svolgere un ministero efficace, ha bisogno di tanti collaboratori.

Ho ascoltato tutti, specialmente i miei sacerdoti ed a tutti ho cercato di rispondere con carità ed impegno. Potevo certamente fare di più e meglio e chiedo per dono al Signore per le mie deficienze ed i miei difetti che conosco bene e che ho sempre cercato di correggere. Il mistero della Successione Apostolica dei Papi e dei I Vescovi mi ha sempre affascinato: questa serie ininterrotta di Persone che si sono trasmessi il mistero apostolico in quasi duemila anni di Storia. Ho venerato i miei Predecessori e amo il mio Successore, chiunque egli sia. A Lui affido una Chiesa viva, con molte deficienze ma anche con molta energia vitale. Sarò accanto a Lui con la fraternità episcopale, lasciandolo però pienamente libero di agire, senza condizionamenti e senza alcuna intrusione.

Gli auguro di trovare piena disponibilità e docilità in tutti: presbiteri, diaconi, religiosi, religiose e laici, perché possa lavorare serenamente e fruttuosamente per la nostra Chiesa. Il rinnovamento dei vertici della Chiesa è una grazia del Signore. Occorrono energie nuove, una nuova azione apostolica, perché la Chiesa, pur immutabile nei Suoi principii fondamentali voluti da Gesù Cristo, ha necessità di adeguare il messaggio cristiano ai tempi che variano, senza tradire la Bibbia e la legittima Tradizione, ma con apertura al nuovo.

Per questo ritengo che la legge che chiede ai Vescovi di dare le dimissioni quando raggiungono il 75° anno di età, è una legge opportuna, che io accetto con disciplina e serenità, anche se non manca il dolore per una grande separazione. E tuttavia io resto Vescovo e finché potrò sarò a disposizione per il servizio catechistico, liturgico e caritativo. E avrò molto tempo per pregare per la Chiesa Cattolica e per la Chiesa particolare di Orvieto-Todi: la preghiera è infatti una attività fondamentale ed essenziale per il Vescovo, ricordando che Gesù disse agli Apostoli: “Senza di me non potete far niente!”. E non dimenticherò la nostra carissima missione in Albania, a Fushë Arrëz: cercherò di aiutarla, come ho sempre fatto, con la preghiera, le opere di carità e qualche altra mia visita.

Certo depongo una gravosa responsabilità; ma lo faccio non per desiderio di una tranquilla quiescenza ma solo per obbedienza e per dare modo alla mia Chiesa di rinnovarsi, rinvigorirsi ed essere sempre più adeguata ai tempi nuovi e difficili. Non dovrò cambiare il mio stile di vita, semplice e austero: l’austerità (anche la fame) durante l’ultima guerra, soprattutto nell’anno 1944-45, mi ha temprato e reso capace di affrontare facilmente tutti i disagi. Non ho mai avuto né segretari, né autisti, né camerieri perché amo molto il fare da me. Questo mi fa guardare con serenità al mio futuro.

Ricordo con tanta venerazione i miei Sommi Pontefici: Pio XI, Pio XlI, Giovanni XXIII, Paolo VI (che visitò Bolsena nel 1976), Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II (che visitò Todi nel 1981 ed Orvieto nel 1990). Nelle Visite “ad limina Apostolorum” e negli incontri personali con i Papi ho voluto sempre manifestare la mia affettuosa devozione e premura, la mia disponibilità e il desiderio di aiutare la Chiesa, che, essendo io membro del Collegio Episcopale, è affidata anche alle mie cure. Ricordo i miei carissimi Vescovi: Mons. Alfonso Maria De Sanctis, Mons. Antonio Fustella ed il Card. Ugo Poletti; ricordo il mio venerato predecessore Mons. Virginio Dondeo. Ai miei Vescovi non ho fatto mai mancare la mia obbedienza e disponibilità.

Ricordo i ventidue anni di servizio parrocchiale e di Curia; i mesi in cui sono stato Vicario Generale del Card.Ugo Poletti; gli oltre tre anni (1969-1972) che ho retto la Diocesi di Todi come Vicario Capitolare: è un record di durata per un presbitero che regge una Diocesi. Ricordo con affetto le Chiese di Assisi, Foligno e Nocera-Gualdo Tadino, che ho servito per ventotto mesi (1972-1975) come Vescovo ausiliare del carissimo e venerato Mons. Sito Silvestri e come Vicario Generale.

Sfilano nella mia memoria tante decine di carissimi confratelli sacerdoti e migliaia di laici, i religiosi e le religiose presenti nel mio ministero. Quando si va avanti con gli anni la schiera delle persone care, che sono nel l’Eternità, diventa moltitudine; amo visitare i Cimiteri per ricordare e quasi rivedere tante persone care e pregare per loro. Tra queste un pensiero particolare va ai miei carissimi genitori (Silvestro ed Irene Sciabordi), ai miei parenti ed in particolare a mio zio sacerdote don Abdenago Sciabordi, che per nove anni mi è stato accanto come educatore, fermo ed affettuoso. E poi una schiera di amici e conoscenti, i miei educatori in Seminario cd i miei insegnanti. Ho tanto amato le mie Diocesi di Todi e di Orvieto, che ho retto separatamente per undici anni (1975- 1986): la loro fusione nella Diocesi di Orvieto-Todi (1986) è stato un momento doloroso per me come per tanti: ma non ho mai messo in dubbio il mio dovere di obbedienza ai Pastori della (liesa Universale. E lavoriamo da diciassette anni e per una unità effettiva e non solo giuridica.

Ho visitato la mia Chiesa in lungo ed in largo con senso di grande responsabilità; ho lavorato nella Confe renza Episcopale italiana ed in quella Umbra, con impe gno e con gioia per gli incontri fraterni con i confratelli Vescovi, con i quali ho condiviso la responsabilità della Chiesa. T provato anche dei dispiaceri; 5 SOflO stato I i frainteso, non obbedito, anche calunniato. Ho per donato di cuore sempre a chi mi ha fatto soffrire. Ed ora chiedo a tutti perdono per le mie mancanze, soprattutto se qualche volta — magari involontariamente — ho man cato di carità.

Quando mi fu proposto di diventare Vescovo della Chiesa e soprattutto quando mi furono affidate le Chie se di Orvieto e di Todi ho provato un senso di smarri mento e di grande preoccupazione. Dinanzi all’Altare ho trovato la forza di rispondere “Sì” al Papa, che mi chiamava. Ma ho lavorato serenamente ed ho cercato anche di diffondere serenità. Al Signore ho chiesto continuamente aiuto e sostegno e il Signore mi ha sempre esaudito.

Ho voluto diffondere la devozione verso la Madonna Santissima e verso i nostri Santi. Ho pubblicato una lettera pastorale nel 2000, con la quale ho ricordato tutti i nostri Santi e Beati e tutte le persone che hanno dato un esempio di santità, anche se non canonizzata. Era intitolata “i gioielli della Diocesi”. Fin da bambino ho avuto una grande devozione ver so i Santi, che riposano nel carissimo Tempio di San Fortunato a Todi, dove ho svolto il mio servizio parroc chiale: San Fortunato, San Cassiano, San Callisto, Santa Romana e Santa Degna, che ho posto nel mio stemma Episcopale con cinque stelle, tre d’oro (i Vescovi) e due d’argento 1e Sante Vergini). Ho fatto ricordare il 1850° anniversario del Martirio di 5. Terenziano, primo Vesco vo di Todi, il 140 centenario della nascita di San Martino I, il centenario del Martirio di San Pietro Parenzo, Pode stà di Orvieto, il 200° anniversario del prodigio della Ma donna del Campione, il 700° anniversario della fonda zione della Basilica Cattedrale di Orvieto.

La Madonna ed i nostri Santi mi hanno tenuto per mano negli oltre 32 anni del mio Episcopato. Ad essi la mia profonda e viva gratitudine. Ho amato le Cattedrali che ho servito: entrambe I I dedicate alla Madonna Santissima. La Concat tedrale di Todi è il Tempio dove ho ricevuto il Battesimo, la Cresima, l’Ordinazione diaconale, presbiterale ed episcopale. in essa, se possibile, desidero essere sepolto, nella tomba che l’arguzia del carissimo e veneratissimo Mons. Alfonso Maria De Sanctis ha voluto chiamare “La seconda casa dei Vescovi”.

Questi Tempi monumentali testimoniano la fede dei nostri antenati. La bellissima Cattedrale di Orvieto (gioia per gli occhi e per il cuore) è un vero Catechismo per il popolo, con le sue sculture, gli affreschi ed i mosaici, che la rendono splendente. Ringrazio il Signore, che mi ha voluto molto bene, affìdandomi tante cose preziose. Ma le più preziose sono le persone alle quali (Sacerdoti, Diaconi, Religiosi, Religiose e Laici) rivolgo il mio affettuoso saluto e la mia paterna Benedizione.

A tutti: grazie! grazie! grazie!

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