editoriale

Morcella punta alla Cassa mentre fa finta di attaccare Grandoni e Cimicchi.

sabato 19 aprile 2003
di Fausto Cerulli
Preso dai miei impegni religiosi legati alla liturgia del venerdì santo, non ho potuto partecipare alla Assemblea dei Disobbedienti di Forza Italia, e dunque mi debbo attenere alle scarne cronache apparse su un quotidiano locale.

Da quel che leggo, ieri finalmente un politico che si affaccia alla politica, il collega ed amico avv. Morcella, avrebbe detto pane al pane ed avrebbe attaccato su tre fronti, come le truppe alleate ( alleate di chi?) nella guerra di liberazione per forza dell’Iraq. Sento il dovere, prima di tutto, di congratularmi con il collega Morcella per aver avuto il coraggio di attaccare frontalmente il Vescovo Grandoni.: anche se forse sarebbe stato più coraggioso attaccarlo prima che andasse in pensione.

Sparare sui pensionati è come sparare sulla Croce Rossa. Comunque meglio tardi che mai. Dalle cronache giornalistiche non ho ben capito le motivazioni dell’attacco al Vescovo; ma sono dell’idea che i vescovi siano come le mogli; è sempre bene attaccarli, se non sappiamo perché, lo sanno loro. A lume di naso posso pensare che Manlio ( mi scuserà se per brevità lo chiamerò per nome e senza titolo) abbia voluto rimproverare all’ex monsignore di essere stato troppo tenero con la sinistra orvietana.

Se fosse stato Vescovo lui, sembra di capire, avrebbe rilanciato la scomunica contro i materialisti storici, e Sferracavallo e Cicoria, per non incappare nelle ire divine, avrebbero votato per gruppi politici più spirituali, tipo Forza Italia: che come tutti sappiamo è molto legata alla Gerarchia, anche se il Cavaliere, a norma di diritto canonico, dovrebbe essere scomunicato in quanto divorziato ( ma forse c’è stata di mezzo la Sacra Rota, e allora non è peccato).

Chiudo la digressione. Probabilmente il Vescovo in pensione è stato vicino a qualche ambiente di sinistra, ma non perché fosse uomo di sinistra. Lui è stato un Vescovo d’affari, e gli affari si fanno con chi comanda non con chi sta all’opposizione.

Sotto questo profilo la critica morcelliana mi sembra giusta. Anche se mi vien fatto di pensare, maliziosamente, che se il presule pensionato si fosse schierato per Forza Italia, Manlio non avrebbe trovato nulla da ridire sulla politicizzazione del Grandoni. L’attacco a Cimicchi è magari più scontato: è vero, è uomo di potere, ma non è colpa sua se la gente lo vota. Così come non è colpa di nessuno se gli orvietani, in democratica maggioranza, hanno sin qui votato a sinistra. Sinistra si fa per dire, ma sinistra.

L’attacco a Cimicchi appare più politicamente fondato, in stile bushiano, quando si scopre come attacco alla continuativa presenza dei compagni sulle sedie buone del Consiglio Comunale. E a questo punto, sempre stando alle scarne cronache lattanziane, Manlio si sarebbe proposto come protagonista della liberazione di Orvieto dalla dittatura saddamiana degli allenoresi. E qui mi viene in mente che un altro politico nascente, il cuoco della MGM Parretti, sembrerebbe voler restituire Orvieto agli Orvietani; e poi mi viene in mente che quando il benefattore Parretti lanciò dal palco del Palazzo dei Sette un Piano per la Rinascita di Orvieto, Manlio sedeva accanto a lui, come suo avvocato, naturalmente.

A scanso di equivoci e/o querele non voglio dire che Manlio stia spianando il terreno a Parretti: semmai, conoscendo Manlio, sarebbe Parretti a spianare il terreno a lui. A questo punto, però, c’è qualcosa che non quadra. Leggo che Manlio avrebbe attaccato duramente l’architetto Terracina, Presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio, accusandolo di aver speso male i soldi della Fondazione. Dalla politica all’economia, Manlio spazia a tutto tondo. Ma questa della Fondazione, per Manlio, è una Fissazione.

E allora certi dubbi mi si confermano dentro: Manlio non ha nessuna ambizione di diventare Primo Cittadino. Più modestamente, magari, mira a sostituire il Presidente della Cassa di Risparmio: e non volendo attaccare direttamente l’attuale Presidente, che tutto sommato è un collega, attacca il Presidente della Fondazione. Come dire: parlare a nuora Fondazione perché suocera Cassa intenda.

Concludo con un processo alle intenzioni, sperando di non andare sotto processo: anche perché se Manlio mi querela non mi può fare da avvocato, e Manlio è un ottimo penalista, questo sì. Secondo me Manlio ha capito, e non è difficile a capirsi, che per arrivare alla Cassa o alla Fondazione bisogna passare per le due stanze dei bottoni. Vescovado e Comune.

E quindi lui attacca il vescovo non più vescovo per prepararsi a baciare l’anello al prossimo Vescovo; ed attacca Cimicchi e la sinistra per prepararsi a parlare di banche e fondazioni con un eventuale sindaco Parretti o comunque parrettiano. Naturalmente la mia è una semplice ipotesi di studio. E se l’ipotesi si realizzasse, non vedo che cosa ci sarebbe di male. E così dicendo spero di mettermi al riparo dalle ire dell’amico Manlio.

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