editoriale

Una guerra inevitabile per abbattere il tiranno

mercoledì 26 marzo 2003
di Lo Scorpione
Ho sperato fino all'ultimo che questa guerra si evitasse ma è rimasta solo una speranza. Inesorabilmente alla scadenza dell'ultimatum le truppe alleate hanno scatenato l'offensiva.

Da qui in poi ho assistito ad una serie di inesattezze da far rabbrividire ogni persona di buon senso. Nella guerra "pacifista" sono stati arruolati tutti. Ed è giusto che sia così, nessuno vuole la guerra. Atei e osteggiatori della Chiesa hanno deciso di accodarsi all'accorato appello del Papa per la pace.

Hanno iniziato a strillare ad ogni occasione che il Pontefice è contrario alla guerra come se questa fosse una novità. Probabilmente per chi non è un praticante l'affermazione potrebbe risultare nuova ma non è così. Addirittura in passato qualche Papa fu accusato non tanto velatamente di appoggiare il nazismo per aver fino all'ultimo cercato il compromesso.

Nel '91 con l'Onu a favore, proprio Giovanni Paolo II si schierò contro la guerra. Insomma il Papa è contro la guerra per istituzione e non potrebbe essere altrimenti. Ma c'è di più. A dar fastidio c'è questo voler tirare assolutamente dalla propria parte il Papa dimenticandosi i forti e insanabili contrasti quando lo stesso Papa, sempre come rappresentante del massimo potere spirituale della Chiesa cattolica, chiede lo spostamento del gay-p ride, chiede l'abolizione dell'aborto e del divorzio o quando sottolinea come le donne vittime di stupri etnici debbano comunque partorire il frutto della violenza.

E' necessario che chi si schiera giustamente dalla parte del Papa lo faccia in maniera totale e non pescando solo ciò che conviene. Secondo scandalo. La guerra è fuori dalle regole internazionali. L'asserzione è sacrosanta, ma lo doveva essere altrettanto per quella del Kosovo. Lì a dichiarare guerra fu la Nato, cioè un'alleanza di assistenza militare e non politica e l'Italia che "ripudia la guerra" sempre, lì partecipò attivamente con propri uomini e mezzi.

Allora i teorici del pacifismo hanno agitato lo spettro della pulizia etnica. Vera anche questa di affermazione, ma allora i poveri curdi del nord Iraq e gli sciiti del sud del paese, non valgono quanto i kosovari albanesi? Non dobbiamo mai dimenticarci che il cosiddetto "chimico", cugino di Saddam e personaggio di primo piano delle forze armate irachene, sperimentò con macabro successo i gas proprio sulle popolazioni curde.

Lì a morire furono solo ed esclusivamente vecchi, donne e bambini, perché gli uomini erano alla macchia per combattere il regime ( si calcola che in poche ore furono circa 5mila i morti innocenti). Questo non basta a giustificare una guerra? No, ancora no.

Benissimo allora passiamo alle torture degli oppositori, torture perpetrate anche nei confronti di bambini di due anni per estorcere informazioni sul proprio padre dissidente. Ancora non basta? Ricordiamo che la risoluzione 686 prevede un semplice "cessate il fuoco", termine tecnico che indica l'interruzione delle ostilità per un tempo determinato per permettere il recupero delle vittime, l'avvio di trattative di pace, l'approvvigionamento di viveri per le popolazioni civili e il rispetto di alcune regole.

Le regole Saddam non le ha rispettate. Ha cacciato via gli ispettori, ha nascosto missili proibiti e probabilmente armi chimiche. Bastava questo per interrompere la "tregua" sancita proprio nel '91. Bagdad ha rifiutato l'ingresso degli ispettori dell'Onu fino a qualche tempo fa, ma questo non ha scandalizzato nessuno.

Con lo scoppio della guerra sono spuntati fuori missili proibiti ma anche questo non sembra preoccupare nessuno. Eppure una delle condizioni per il rispetto del cessate il fuoco era proprio la distruzione dei missili vietati (Scud).

Niente da fare, Saddam è passato sopra tutto e tutti. Ha violato ogni risoluzione Onu, ha imbrogliato, ha mentito, ha ucciso, torturato ma sembra che questo non basti. Non solo, ad ogni elezioni si presenta un bel listone unico del Baath. Ma per i pacifisti ad oltranza il cattivo è uno solo, tale Gorge W. Bush, texano arrogante, petroliere incallito e guerrafondaio, ma eletto democraticamente dal popolo americano.

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