editoriale

Io, con alcuni poteri alleati, tento la scalata a Forza Italia.

lunedì 13 gennaio 2003
di Fausto Cerulli
Confesso: sono io il capo della cordata segreta che tenta l’assalto al potere di forza italia formato locale, diciamo forza orvieto. L’idea mi venuta quando ho visto la lite dei litiganti e mi sono ricordato che tra i due litiganti il terzo gode. Basta dunque con la lotta al massacro tra il gigante Gribaudo e il gigante Turreni. Ho chiesto il permesse al berluska, con i buoni uffici di uno stalliere della tenuta di corbara. Il berluska mi ha fatto gli auguri, mi ha dato la benedizione da Presidente anche Prete, mi ha messo a disposizione Fede, per chi ci crede, e Liguori, che sono dolori.

Ed ho scelto di scendere in campo: finalmente un campo di grana, un pollaio di galline dall’uovo d’oro, un orto col pomodoro d’oro. Chiedo scusa alla sinistra, che mi ringrazia perch non gli rompo i coglioni coi pensieroni degli ideali, chiedo scusa alla destra estrema che mi faceva la corte in nome del fatto misfatto che gli estremi si toccano. Lo so, non sar una battaglia facile: Gribaudo mi batte con la tattica del basket, Turreni uno che detta legge, Grancini ha una collezione di vini che ubriaca soltanto a pensarla. E i vini li ha messi negli otri, anzi negli utri, di Marcello Dell’Utri.

Faccio la conta di quelli che contano sui quali posso contare: Pio dalle molte medaglie, padrone indiscusso del feudo elettorale di San Giorgio, le banche e le fondazioni indecise tra fondare banche o bancare i fondi dei fondi., magari la Tuscia che struscia di Manlio Morcella. La massoneria di ogni loggia, che alloggia indiscussa a Perugia, che regna a Viterbo e disegna e designa. Mi manca l’appoggio dei massoni di Terni, che erano solo Furino, e Furino mi morto.

Ho fatto un pensiero alla Chiesa locale, per farmi aiutare in questa scalata: ho dalla mia don Marcello, contrario l’episcopo viaggiatore, che non si occupa di politica. Il suo motto episcopale scritto in latino anglosassone: business are business, estratto dagli atti di santo Marcinkus. Potrei fare un pensiero sul buon don Zeffiro, parroco di Porano; ma non aria di zeffiri, in questo uragano. Don Italo super partes: da bambino che studia da vescovo.

Allora ho pensato di pescare alleati nel torbido. Cercare alleati per conquistare l’orvieto di Forza Italia, contando su Conticelli, sulla Belillo, su Bordino che viaggia coperto da giornali pi grossi di lui, su Ercini che almeno capisce, sui palazzinari arrivati tardi alla mensa immensa degli appalti di Orvieto che cresce di supermercati. Per quanto riguarda i mass media, posso contare su quello che scrivo, anche se nessuno lo legge: ma quello che conta la firma, e poi io sono uno che ha sempre scritto per compiacere qualche potere.

Adesso scrivo per compiacere la mia smania di qualche potere pro domo mea. Tremate, Gribaudo e Turreni. Il vostro trono vacilla sotto i miei colpi feroci. Perso per perso, chiedo una mano a Stefano Moretti; gli garantisco quel seggio di senatore che gli ho scippato coi quattro voti che ho preso da radicale. E nella manica ho l’asso che vince e convince, il leone della MGM, l’amico Parretti. Che amico di Berlusconi.

Ne verr fuori una leadership composita e variegata. Ma almeno finisce la lagna da telenovela di Gribaudo che sale e Turreni che scende, di Turreni che sale e Gribaudo che scende. E si mescolano un poco le carte di questo gioco giocato sul tavolo azzurro di Forza Italia. Mi sento tanto un cavallo di Troia, una troia di cavallo che ha deciso di scendere in campo. Per le iscrizioni c’ tempo: adesso occorre agire in segreto. Il segreto di Pulcinella di un politico poco politico che si veste da Pulcinella.

Ma non sono il solo, anche se sono il solo che lo confessa. Forza Italia val bene una messa.

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