editoriale

Cimicchi sputtana la Margherita con grande stile

sabato 21 settembre 2002
di Fausto Cerulli
Complimenti a Cimicchi. Nel suo messaggio ai petali della Margherita ha saputo essere sottilmente ironico, alla Pier Luigi Leoni. Vuol dire che c’č uno scambio culturale tra maggioranza e opposizione, in Sala Grande . Il sindaco ha dato uno schiaffo delicato al m’ama non m’ama della politica italiana.

Con astuzia sorniona ha paragonato il megaconvegno mastellianrutelliano ad Umbria Jazz e alle orvietane fatiche gastroeconomiche. E per ficcare il coltello fino in fondo, ha menzionato anche gli artisti di strada. Ora voi penserete che sono malizioso, e che faccio il processo alle intenzioni del primo cittadino. Ma le parole pesano, le parole sono pietre, e quelle del primo cittadino sono fin troppo chiare. La Margherita, in questa serra di partiti non partiti e di movimenti immobili, č probabilmente l’accozzaglia piů divertente e stravagante. Ci trovi dentro tutto ed il contrario di tutto. Rutelli, che era radicale quando contava qualcosa essere radicali; che ha fatto il sinistro mangiapreti giusto fino al Giubileo: quando per far piacere al Papa regolarizzň la sua posizione di coppia portando la sua Palombella all’altare.

Ci trovi Prodi, che schiva i processi meglio di Previti, e senza tanto chiasso. E che pontifica di conti all’europea, lui che ha imparato a fare i conti tornaconti quando era presidente dell’IRI. Che se era un cittadino normale, avrebbe trascorso la sua vita pedalando per i corridoi di San Vittore, a pane ed acqua e mortadella. Ma la giustizia ha questo di buono: che č forte con i deboli e debole con i forti, Chiamala stupida…

Ma ritorno a Cimicchi e al suo messaggio. Approfittando del bassissimo quoziente di intelligenza della maggior parte dei petali, si č preso il lusso di paragonare un congresso politico ( si fa per dire) ad una passeggiata musicale, a una mangiata a scadenza annuale, ad una esibizione di saltimbanchi. Roba che se tra i tanti Petali avesse avuto spazio un petalo pensante, la Margherita l’avrebbe querelato per diffamazione aggravata.

Stefano, ti prego di non esagerare, anche se come dicono in molti hai trovato nel sottoscritto un difensore che non sarŕ un principe del foro, ma che non ti costa nulla. Immagino il tuo sorriso sotto i baffi, anzi i tuoi baffi sopra il tuo sorriso, mentre scrivevi il perfido messaggio. Ti sei vendicato dei petali orvietani, hai preso in giro mezzo mondo politico, hai giocato come il gatto col topo. Ti aspetto alla prossima occasione: quando, per Umbria Jazz, scriverai un messaggio paragonando Pagnotta a Rutelli.

Due piccioni con una fava. Complimenti, di nuovo. Come diceva un vecchio comunistaccio, scava bene la tua tana, vecchia talpa. Alla fine qualcosa crollerŕ. Adesso che hai imparato anche ad essere perfido senza dare nell’occhio, e a sputtanare i finti amici di lotta e di governo, hai aggiunto un’altra gemma alla tua coroma di zar. E all’orizzonte non vedo nessun Lenin pronto a dare l’assalto al tuo palazzo d’inverno e altre stagioni.

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