editoriale

Caro sindaco, ci spieghi una volta per tutte chi sono stati i "martiri" della politica orvietana.

venerdì 16 agosto 2002
di Nessuno
Precisazione. Io sono Nessuno proprio nel mio essere Qualcuno, di conseguenza, e al di là delle suggestioni, non potrei esistere nell’anonimato ma, come i tanti Nessuno, non ho dimestichezza con il “pubblico” (il linguaggio, intendo) e quindi ho omesso di esprimere nei modi dovuti la mia non volontà di, appunto, anonimato. Mi scuso e rimedio presentandomi come persona/cittadino/donna, non Ulisse, non potrei, ma soprattutto non vorrei, poiché mi piace attraversare “a grandi passi i tratti di terreno erboso” e non tornare, come in Virginia Woolf (“Una stanza tutta per sé”) al: “il mio posto è la ghiaia”.

Non Ulisse perché il P.S. precedeva la firma, non era la firma, era premessa, non affermazione. Per il resto che dire? Innanzitutto un ringraziamento per i consigli di lettura e per il “sognatore”, lo sono e mi piace esserlo; di più mi piace considerarmi un’utopista (non un’utopiana) ad intendere non il sognare l’inaccessibile bensì credere nel realizzarsi del possibile al di la dei modelli dati, “scoprire”, come ha affermato Enrique Dussel, “il limite dello sviluppo e approfondire l’aspetto qualitativo”.

Un possibile che proprio ad Orvieto, dove, ed è vero, “le brutture…sono inferiori ad ogni altra città d’Italia del nostro taglio” (comunque ad ognuno le sue dimensioni), potrebbe essere rincorso (perseguito?) …Mi chiedo: perché non è possibile arrestare gli “inarrestabili processi”? Perché “…dobbiamo pensare anche e soprattutto ai consumatori…” e non ai cittadini? Siamo cittadini o consumatori?

E, con padre Turoldo: “Sperare sarà sempre uno scandalo”? non Le sembra che, al punto in cui siamo, trasformarsi sia una necessità? Che le trasformazioni del reale non possano essere disgiunte dall’ideale? Che le periferie degradate riconvertite (e Le do atto che già è molto) non vivano solo di “mozzarelle” e di “strutture di autosufficienza”?

Stop alle domande, in fondo alcune risposte le ho avute, o, quantomeno, mi sono state date e poi rischio di ripetermi. Solo qualche considerazione: tempo fa, qualcuno mi parlò della realtà locale negli stessi termini utilizzati da Lei, signor Sindaco: “ maschere - giacche - cappotti - ottimismo - pessimismo”… Tutto ciò sembra essere una merce molto svalutata e temo che, come prodotto globalizzato e globalizzante, la troveremo a prezzi stracciati anche nel nuovo centro commerciale….se si farà….e, piccolo quesito: ma si farà? E se si, sarà un’ulteriore bruttura tra “quelle brutture…costate carriere politiche….tracolli economici…QUALCHE vita umana”? E’ questo il prezzo dello “sviluppo”? Mi perdoni Sindaco, non capisco…

Lei parla, e non è la prima volta, di vite umane perse…mi chiedo…anzi! Le chiedo: come, perché e soprattutto di chi sono state tali vite? Sono “forestiera e anche sognatrice” (e forse per questo, spesso, sola), ma non posso, credo, essere LA sola a voler sapere.

Arrivederci, forse. E a Lei, Sindaco, un saluto particolare ringraziandola per l’invito (a proposito: chi è l’ospite di chi in un municipio?) ed esprimendole la mia solidarietà per le difficoltà incontrate con i suoi figli (vedi “Homo affaristicus”), vorrei invitarla a considerare anche le nostre, quando dovremo spiegare ai nostri figli perché “là dove c’era l’erba ora c’è una città”, perché dove ora c’è un prato asfittico (perché è asfittico) invece di alberi (che lo renderebbero non asfittico) sono stati piantati piloni di cemento.

Asfittico, gentile signor Sindaco è tutto ciò che ci circonda. Asfittico come spento, senza vitalità, svigorito. Un prato senza uccelli è forse vivo? E quanti uccelli, tanto per ricorrere agli stessi argomenti, ci saranno dopo la solita preapertura della caccia, della nuova/cara/vecchia caccia che segue ad una stagione a dir poco anomala?

E’ demagogia parlare di come a Castiglione, dopo la terribile grandinata di alcune sere fa, oltre ai danni alle cose, fortunatamente non alle persone, ai piedi di un grande albero siano stati ritrovati centinaia di uccelli morti, decapitati…e che, ancora dopo giorni, i cadaverini riemergono? Mi sbaglio? E questo è solo ciò che è emerso e si è risaputo….. Forse, anzi, sicuramente Lei non ha voce in capitolo, ma non può, onestamente, negare l’evidenza, anche se solo in cuor suo, l’evidenza demagogica, si demagogica (non sono un politico) di una Verde Umbria ricca di boschi poveri e privi di vita!

Mi fermo e finalmente mi congedo, ricambio gli auguri di un buon ferragosto, invito chi non ha PAURA del freddo a togliersi il cappotto. In fondo “la salute rischia, a volte, di diventare troppo semplice, di trasformarsi in pesantezza, in banalità” (Eugenio Colorni) , di non rendere giustizia, in altre parole, alla tortuosa complessità della vita. E alla Signora Laura Ricci, se c’incontreremo, un arrivederci sulle “politiche educative e l’integrazione”….ma questo è tutto un altro Canto.

Fine e mi firmo: Cinthia Seggiani, nata a Roma il 19/02/1956 dal fu Giorgio Seggiani (impiegato) ed Annamaria Ancarani (casalinga). Sono sposata e con Filippo viviamo ad Orvieto insieme ai nostri tre bambini.

P.S. Può cortesemente dirmi dove sono o saranno le piste ciclabilI

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