editoriale

Elogio ironico dell'urbanistica orvietana

mercoledì 17 aprile 2002
di Gianni Cardinali
Siamo venuti all’inaugurazione della passerella sul fiume Paglia. Finalmente un intervento come si deve. Un piccolo ponte, filante, tutto in legno lamellare, con un unico pilone su una riva ed un sistema di tiranti che lo sostiene. Un’opera moderna, elegante, funzionale, degna del nome e del prestigio che merita Orvieto.
Per fortuna che ci si è accorti in tempo per decidere di non realizzare un laghetto da pesca accanto all’autostrada. Abbiamo fugato inevitabili fenomeni di eutrofizzazione a causa della mancanza di ricambio di acqua e, per giunta, abbiamo anche facilitato l’accesso verso la funicolare.
Occorre dire che è ragguardevole l’iniziativa di realizzare un vialetto di collegamento contornato da una siepe di sambuchi, biancospini, prugnoli, come quelle di una volta, oltre ad un filare di aceri campestri con accanto una vite, a ricordare come si facevano i vigneti in passato. Finalmente il superamento delle staccionate di castagno, non protette, poco durevoli e costose.
Un ottimo intervento, già preventivato da tempo e di cui si poteva immaginare l’effetto in breve tempo, quello di piantare accanto all’autostrada un doppio filare fitto di pioppi cipressini. L’effetto è immediato: di copertura estetica e di barriera antirumore.
Brillante l’idea di disporli anche lungo la direttissima, a coprire il disordine, ben visibile nel percorso tra la rotatoria ed il parcheggio della funicolare. Su questo, occorre rilevare un altro ottimo intervento di percorso pedonale e ciclabile realizzato in mezzo al parcheggio per potere facilitare il collegamento diretto con la funicolare.
Che dire poi dell’abbellimento dei due sottopassi con il percorso privilegiato per evitare che i mezzi motorizzati danneggino il fondo della pista.
Dobbiamo riconoscere che anche dall’altra parte del Paglia, nell’area scuole, sono stati fatti i primi interventi significativi a delineare il futuro parco urbano. Intanto ottima l’iniziativa di trasferire i campi di ruzzolone, per destinare tutto lo spazio ad un rapporto polifunzionale con la gente.
Inoltre l’avere deciso di realizzare un campeggio, semplice, con strutture poco costose e tante siepi ed alberi, nell’area ancora libera della riva destra del Chiani, ci sembra particolarmente encomiabile. Quella piccola passerella di legno, ad arco, sul Chiani collega brillantemente pedoni e biciclette con l’altra sul Paglia.
Così, chiunque voglia venire ad Orvieto con la tenda, la roulotte o il camper, ha la possibilità di sostare in un posto ameno, con ogni possibilità di accedere al centro storico. Grazie a tutte le iniziative ed all’abbellimento di tutta la zona, non è detto che la sosta possa essere favorita indipendentemente dal richiamo del centro storico. A tal proposito va riconosciuto lo sforzo fatto per regolare quello splendido e nello stesso tempo orrendo sistema di orti lungo il Paglia.
Il fatto di avere mantenuto gli orti ed avere contribuito al loro ordine con strutture adeguate, prodotto di incentivi e promozioni, non può che essere additato ad onore di chi ha operato in questo senso. Ci ha piacevolmente sorpreso l’inizio di riqualificazione del fiume in attesa di interventi di programmazione più diffusa e pertinente: la messa a dimora di tanti ontani neri e di olmi in mezzo al bosco ripariale già esistente e molto mal messo, sia per i maltrattamenti, sia a causa del continuo abbassamento della falda di alveo del fiume.
Certamente occorre fare ancora molto, ma l’esistenza di un progetto organico, già delineato nel dettaglio, che vede l’uso della bicicletta in concorrenza all’automobile per sdrammatizzare la congestione di tutta l’area a valle del centro storico, ci rende particolarmente ottimisti. Come ci rende ottimisti il fatto di avere ripensato al parcheggio sotterraneo di via Roma, nel centro storico, proprio in relazione a questa nuova e provvidenziale visione illuminata che in qualche modo ci riporta alle belle idee progettuali degli anni settanta-ottanta.
A maggior ragione e grazie all’avere constatato e riconosciuto che la disponibilità degli spazi della caserma Piave da una parte e l’avvedutezza relativa a non fare ulteriori debiti, suggeriscono scenari molto diversi da quelli ai quali siamo da troppo tempo abituati.
Dobbiamo riconoscere ancora che su molti altri interventi occorrerebbe porre l’attenzione perché venga evidenziata l’ottima progettualità e l’egregia attuazione, sia nel centro storico che nella periferia, soprattutto nel settore urbanistico.
Non mancherà l’occasione per farlo con tutti gli onori. A questo proposito non va dimenticata l’opportuna marcia indietro sui lotti del Tamburino in zona, tra l’altro, archeologica.
Con i migliori saluti.

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