editoriale

La sciagurata politica ambientale del Comune di Orvieto

venerdì 22 marzo 2002
di Maurizio Conticelli, Guido Alberto Taddei
L’abbandono dell’aula in occasione della seduta di Consiglio Comunale dedicata alla verifica del protocollo d’intesa con l’Amministrazione Provinciale di Terni, costituisce un atto politico di protesta contro lo spregiudicato uso della discarica comunale di Orvieto, che dovrà ospitare ulteriori decine di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania. E’ oramai evidentissimo a tutti che la vera emergenza non è la pur delicata questione campana, contro la quale non innalzammo inizialmente barricate, ma il bilancio del Comune di Orvieto che, solo nel 2001, ha potuto beneficiare di un extra di oltre tre miliardi e mezzo di lire con cui ha finanziato il normale funzionamento dell’Ente. Non contestiamo la opportunità che la discarica possa provocare una positiva ricaduta in termini economici, ma tutto ha un limite e richiede un’azione equilibrata dal punto di vista ambientale e politico. Siamo preoccupati per la tutela ambientale de Le Crete, laddove sono giunte migliaia di tonnellate di RSU che, se trattate in modo non adeguato e quindi non sufficientemente igienizzate e smaltite direttamente sul piano di coltivazione della discarica, potrebbero comportare complicazioni gestionali per far fronte alla produzione di percolato e biogas. Siamo perplessi per la miopia politica dimostrata dal Comune di Orvieto in sede di applicazione della convenzione con la SAO che, all’articolo 9 lettera “H”, prevede di ripartire i maggiori introiti per il 20% alla SAO, per il 40% al Comune di Orvieto e per il residuo 40% ai Comuni dei bacini ex 8 e 9 sotto forma di abbattimento delle tariffe da applicare nell’anno successivo; come pure è inaccettabile l’interpretazione decisa dal Comune di Orvieto di non sottoporre a tale fattispecie convenzionale i rifiuti trattati (tipologia non contemplata dalla convenzione) provenienti dalla Campania, per non ristornare utili agli altri comuni del bacino. Non comprendiamo perché il Comune utilizzi le maggiori entrate come spesa corrente, regolarmente iscritta a bilancio, mentre gli altri Comuni della Provincia di Terni non abbiano ad oggi avuto alcun beneficio economico, pur in presenza di una società mista di fatto. Se pertanto auspichiamo una maggiore trasparenza sull’applicazione della convenzione suddetta, nonché una effettiva compartecipazione di tutti i Comuni alla “suddivisione degli utili”, dall’altra intendiamo richiamare gli stessi Comuni agli aspetti tariffari inerenti la gestione della discarica. - è oramai ineludibile il ricorso ad una tariffa media unica di bacino, senza differenziazioni per area di provenienza all’interno del bacino stesso; - tale tariffa dovrà per contro essere differenziata per tipologia di rifiuto smaltito, con valori elevati nel caso di rifiuti tal quali; - i Comuni che intenderanno ricercare tariffazioni convenienti, dovranno evidentemente spingere sensibilmente sulla raccolta differenziata, i cui costi avranno comunque significative ricadute in termini occupazionali, sociali e di tutela dell’ambiente; - gli equilibri finanziari sottesi dalla convenzione (la discarica de Le Crete, a differenza di altri siti regionali, non ha beneficiato, se non in misura modestissima, di contribuzioni pubbliche da parte della Regione) andranno cercati prioritariamente sull’elevazione della tariffa e non sul conferimento di maggiori quantitativi di rifiuti. Tali scelte politiche, che necessitano di un’ampia condivisione da parte della Amministrazioni Comunali, del prezioso ruolo di coordinamento della Provincia e di inequivocabili ed urgenti indicazioni di piano della Regione, potranno determinare uno scenario completamente innovativo sulla gestione dei rifiuti, sullo sviluppo sostenibile del territorio e sul rapporto tra cittadino ed Istituzioni.

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