economia

L'allarme dei sindacati: "Edilizia in crisi nell'Orvietano"

lunedì 21 maggio 2018
L'allarme dei sindacati: "Edilizia in crisi nell'Orvietano"

Dopo il tessile, a finire in ginocchio è l'edilizia. Una crisi che si traduce in mancanza di possibilità di impiego e si riversa soprattutto sul comparto dei laterizi e, a seguire, sulla produzione di manufatti. La messa in liquidazione coatta amministrativa della società cooperativa edile Alto, con il relativo licenziamento in questi giorni degli ultimi 35 lavoratori rimasti è solo l'epilogo. Tra operai e impiegati, erano almeno il doppio nei tempi d'oro. Per loro, adesso, si profilano 24 mesi di indennità di disoccupazione. La situazione debitoria attuale si aggira intorno ai 10 milioni di euro.

Quello che sorprende, almeno i sindacati, è che si sia arrivati a questo punto senza aver avuto modo di prendere reale coscienza delle avvisaglie del problema. Sia da parte dell'azienda – incappata in quattro fallimenti costati circa 4 milioni di euro in termini di credito – che fino all'ultimo ha tentato di scongiurare la chiusura. Sia da parte dei lavoratori, mostratisi disponibili al sacrificio.

“Da un piccolo colpo di tosse nel 2016 – spiega Cristian Costanzi, segretario della Fillea Cgil – si è arrivati rapidamente a un verdetto di morte. Come sindacato, ci siamo trovati di fronte a una situazione debitoria pesante, legata a un ingente quantitativo di soldi non incassati e contenziosi aperti. La situazione lavorativa, in ogni caso, non appariva così drammatica. Da un decennio la Cgil denuncia l'assenza degli istituti di credito, con rare eccezioni, nel sostegno alle aziende. L'intero comparto in questo momento è segnato dal declino. L'edilizia non può essere vista solo come ricostruzione post-sisma, sopratutto in zone dove non c'è più un tessuto sociale e produttivo. Nell'Orvietano c'è molto da fare sul fronte del dissesto idro-geologico. Manca ancora, però, il ruolo politico delle istituzioni. Negli ultimi dieci anni sono stati bruciati cinquant'anni di buona politica. C'è bisogno di mettere in sicurezza scuole e territori e recuperare il degrado dei centri storici”.

“Nel caso specifico della Alto – osserva Enrico Borri, responsabile della Filca Cisl – il problema più grande, adesso, è quello dell'età media dei lavoratori, che si aggira intorno ai 50 anni. Si tratta di persone, che malgrado l'esperienza maturata, sarà difficile ricollocare sul mercato del lavoro. Membri, in prevalenza, di famiglie mono-reddito. Una decina di loro ha intenzione di organizzarsi in una cooperativa per tentare, comunque, di andare avanti”. “Questa vicenda – aggiunge Angelo Manzotti, coordinatore per la Cisl dell'area sindacale territoriale Terni-Orvieto – impoverisce ulteriormente un territorio che avrebbe bisogno di maggiore attenzione riguardo alla politica di messa in sicurezza delle strutture, andando oltre le scelte di austerità degli enti locali”.

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