economia

Vetrya, microdosi di innovazione

venerdì 20 aprile 2018
di Romina Lardo
Vetrya, microdosi di innovazione

Orvieto, in un sole d’aprile del 2018.

Ad accogliermi è Mozart. Mozart, in via dell’Innovazione. Raccolgo quanto necessario per il mio incontro mentre le sue note fanno volare la mia anima e distendere la mia mente. Mozart ne sarebbe stato fiero. Fiero di tenere , proprio lì, un suo concerto. Sì, chi più innovatore di lui al suo tempo, lui che ruppe tutti gli schemi di servitù feudale e divenne libero. Un libero professionista, diremmo oggi. Libero di dare sfogo alla sua creatività e libero di "alzare la testa per vedere oltre che cosa c’è ancora".

Parole queste di chi ha reso la musica di Mozart , il miglior modo per accogliere chiunque voglia recarsi lì: Luca Tomassini, Presidente ed Amministratore Delegato di Vetrya. Vetrya, che conserva lo stesso suono di vetro. Vetro che, grazie alla sua trasparenza, tutto mostra e nulla cela. Blu, rosso, verde, giallo, questi i colori che la contraddistinguono. Colori dalla cui combinazione si può ottenere qualsiasi altra sfumatura. E, con un buon spirito di osservazione , cogli ogni cromìa della cornice degli stabilimenti di Vetrya, persino quella delle rose che segnano il percorso verso l'ingresso e che a maggio fiorirannodando il loro meraviglioso spettacolo. Da donna penso alla regia di un’altra donna.

Quando incontro Luca Tomassini mi accoglie nel suo ufficio. Un ampio spazio, pieno di luce, pieno di libri e pieno di una tecnologia non invadente, che coadiuva ma non soffoca. Poche parole e subito prima di Vetrya mi presenta sua moglie, Katia Sagrafena, Direttore Generale, co-fondatrice di Vetrya. “Eccola La regia di cui parlavo prima”, penso. Una splendida donna, mamma, moglie ed imprenditrice. E provo ad immaginare il momento in cui, insieme, hanno deciso di creare questo ecosistema. Lo immagino con la stessa emozione di quando si pensa ad una famiglia, la propria.

Per questo, per me, Vetrya sarà la famiglia di Luca e Katia. Una famiglia , inserita in un ecosistema che hanno creato con passione, con amore e con rispetto. La passione per l’innovazione , investendo le loro ricerche, le loro energie e le loro competenze nello sviluppo di soluzioni, servizi e piattaforme per digital media flessibili ed efficienti. Luca Tomassini ha un passato da innovatore. Innovatore con una folle bussola. La follia di chi ,il mondo della rete, pieno di insidie, opportunità e sorprese, lo affronta come se fosse certezza assoluta. La bussola , la sua esperienza nel settore delle telecomunicazioni ma ancor di più il suo ottimismo, perché “i pessimisti avranno sicuramente ragione”, dice, “ma saranno gli ottimisti a cambiare il mondo”.

Appassionato di tecnologia e di futuro, Luca mi racconta l’emozione di aver contribuito allo sviluppo della telefonia mobile cellulare, in Telecom Italia. Un sistema analogico che operava all’interno del territorio dello Stato. Ogni Stato aveva il proprio sistema ma tra di loro non erano comunicanti. Negli anni ’90 , il GSM, un sistema unico europeo. Lo racconta con un sorriso che trasmette soddisfazione e gratitudine. Un insieme di passi verso un futuro , inimmaginabile per molti ma non per Luca e i suoi compagni d’avventura. L’esperienza vissuta lo ha reso l’imprenditore che è oggi, i suoi “big dates”, le sue tracce per dirla ai meno esperti del settore come me, sono negli occhi di chi ha vissuto per la prima volta l’emozione della tv sul mobile e di chi, oggi, visita Vetrya. E’ qui che è visibile il secondo dei tre componenti della famiglia di Luca e Katia: l’amore. C’è amore nella cura degli spazi. Li ho attraversati tutti, fisicamente e con l’immaginazione.

Luca, come un vero e proprio mentore, mi ha sorpresa. Io, che mi aspettavo di indossare uno di quegli occhialoni delle realtà aumentate , mi sono ritrovata a respirare la storia, quella della telecomunicazione! Vetrya la custodisce gelosamente, partendo dai primi segni del passaggio dell’uomo sulla terra. Incisioni , trasmettitori, ricevitori, telegrafi, telefoni, televisori. Il più caro a Luca è il sistema telegrafico trasmittente a scintilla (del 1897) usato da Guglielmo Marconi con tasto morse e batterie. Probabilmente di Marconi, ne condivide la lungimiranza , il desiderio di varcare ogni limite. Un piccolo e reale viaggio attraverso l’evoluzione della comunicazione. Reale che diventa virtuale, senza l’uso della tecnologia, se riesci a farti trasportare negli anni a cui ogni oggetto appartiene.

E senza che Luca lo sapesse, ho rivisto quei luoghi in cui ci si riuniva per guardare la tv nell’unico bar che la possedeva; ho riattivato i miei recettori sulle dita quando ho immaginato di comporre un numero di telefono, inserendo il polpastrello e facendo girare la coroncina dei telefoni anni ’70. Tanti nomi italiani, inventori , intellettuali, raccolti lì , in un grembo tecnologico e avanzato. Rispetto per un passato che ha insegnato tanto e rispetto per un presente che ci farà da ponte per un futuro intelligente. Il rispetto che si legge nelle parole di Katia che nel raccontarmi il loro inizio , mi parla della più importante fra le promesse che i due soci, in affari e in amore , si sono fatti: la famiglia, prima di tutto. E quando fondi un’impresa difendendo valori come questi non puoi calpestare quegli degli altri. I 120 collaboratori, la cui media è di 30 anni, il cui 43% è composto da donne , non solo lo sanno ma lo vivono personalmente.

Non hanno orari di lavoro, hanno un luogo che si allontana dal classico concetto d’ufficio. Un open space, soleggiato, ricco di colori. Luca e Katia non vogliono rinunciare al loro potenziale, né spremerlo sottoponendoli a sacrificio. E’ un percorso di reciproca fiducia e rispetto . Curare il loro benessere non è solo una questione di welfare aziendale, ma di scelta di vita. Lo dimostra il mini-club messo a disposizione per le nuove generazioni, le aree di formazione e di relax, la palestra, il centro estetico, l’area ristorazione e, tra le altre, l’area DETOX. Quest’ultima, la mia preferita, rappresenta la semplicità con la quale, chiunque si trovi a dirigere un’impresa, può curare le proprie risorse preziose. Pochi elementi: silenzio e nessuna connessione; qualche tappeto, qualche cuscino e piccoli preziosissimi momenti di disconnessione. “Per creare”, dice Katia, “è necessario avere la mente libera”.

E più curiamo la nostra creatività liberandola da preoccupazioni e più saremo pronti per questa nuova rivoluzione copernicana, quella 4.0. Dobbiamo essere pronti ad insegnare quanto di meglio abbiamo a quelle che saranno le Machines learning . Non saranno solo un insieme di algoritmi matematici, ma avranno la possibilità di fare cose non certe, creando , reinterpretando, in base ad input dinamici. Se saremo in grado di creare ciò , di far pensare le macchine, modelli come quello di Luca e Katia devono essere imitati. E’ necessario, come dice stesso Luca, investire sui modelli etici , creando regole certe e condivise perché si assisterà all’emulazione delle reti neurali che sono alla base del funzionamento del nostro cervello. Forse questo futuro spaventerà, forse un domani mi ritroverò ad intervistare una macchina e chissà se sarà in grado di emozionarsi , come ho fatto io quando Luca mi ha regalato il suo ultimo libro.

E mentre lo ringrazio, facendo scorrere velocemente i fogli, mi cade l'occhio su una citazione di cui si serve per introdurre uno dei suoi capitoli. “Chi non applica nuovi rimedi dev’essere pronto a nuovi mali; perché il tempo è il più grande degli innovatori”. (Francis Bacon) . Il nuovo male non saranno le macchine se per nuovi rimedi intendiamo creare un’umanità più serena. Uomini e donne, non dipendenti né solo lavoratori . Un work-life balance stile vetrya; uno stato di flow , di flusso creativo che si alimenta di spazi liberi e quasi distratti per sfociare in quella che Umberto Eco chiama Ars combinatoria, una combinazione di elementi, magari già esistenti, in nuove forme. Insomma, posso anche accettare di confrontarmi con una macchina, un domani, ma voglio che rispetti il setting terapeutico che ho respirato in Vetrya.

Sarà sicuramente necessario raggiungere un consistente profitto per costruire un ecosistema che conservi storia ma anticipi il futuro; che si serve del sole per autoalimentarsi ma gli concede la possibilità d’illuminare un esplosione di colori in natura; che vada in cerca di talenti tra i giovani , cercando di rendere migliore il loro posto del futuro. Sarà sicuramente necessario parlare di bilancio, di entrate ed uscite. Sarà vitale guardare a nuovi mercati.

Ma alle generazioni che verranno lascio le parole di Katia Sagrafena: “L’impresa è solo un mezzo per realizzare un sogno”. Vetrya, Luca, Katia e tutta la loro giovane famiglia sono solo all’inizio. E dopo aver lasciato le sedi di Orvieto, mi sento più tranquilla. Quando avrò carenza d’ispirazione , mancanza di creatività e d’improvvisa necessità di idee assumerò il “farmaco Vetrya”,regalatomi da Luca: micro dosi d’innovazione. Piccole compresse di 15 mg, 50 mg di principio attivo d’innovazione; 10 mg di passione; 30 mg di follia; 40 mg di creatività ; 50 mg di professionalità. E, soprattutto, nessuna controindicazione.

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