economia

"Ripartire dal capitale umano del nostro territorio". Una CGIL in forte preoccupazione fa il punto della situazione occupazionale orvietana

martedì 24 gennaio 2012
di Monica Riccio
"Ripartire dal capitale umano del nostro territorio". Una CGIL in forte preoccupazione fa il punto della situazione occupazionale orvietana

"L'anno che è appena iniziato si preannuncia carico di grande preoccupazione". Non va per il sottile Maria Rita Paggio, responsabile della Camera del Lavoro CGIL di Orvieto, che in una conferenza stampa indetta questo pomeriggio presso la sede del sindacato ha stilato, punto per punto, le criticità ancora in essere nell'Orvietano, le priorità da non perdere di vista per tornare a riveder la luce, le proposte per un futuro se non migliore, almeno possibile.

Con Paggio, Andrea Farinelli responsabile del ramo FILLEA (Federazione Italiana Lavoratori Costruzioni legno Edili e Affini), Renato Formiconi per CGIL-SPI (Sindacato Pensionati Italiani) e Michele Racanella del comparto FLAI (Federazione Lavoratori AgroIndustria).
"La situazione occupazionale dell'Orvietano, in grave crisi, non fa che sommarsi - dice Paggio - allo stato di grande indebolimento delle disponibilità finanziarie delle famiglie che hanno retto fin qui l'impatto della crisi globale ma che stanno ormai vacillando sotto il peso dell'aumento significativo dei costi per i beni primari che ha comportato una sostanziale, e inevitabile, contrazione della spesa per i consumi. Le piccole e medie imprese del nostro territorio, artigianali, commerciali e dei servizi - spiega ancora la segretaria CGIL - nonostante il ricorso alla cassa integrazione in deroga hanno avviato una fase di riduzione del personale dipendente o hanno purtroppo scelto di cessare del tutto l'attività. Le difficoltà delle imprese sono determinate, a nostro avviso - spiega ancora Paggio - non solo da una drastica riduzione dei consumi e/o delle commesse, ma anche e soprattutto da una crisi di liquidità. Un sempre più "complicato" accesso al credito, aggiunto alla preoccupante situazione dei crediti da riscuotere, apre così un circolo vizioso che trascina nel vortice una azienda dopo l'altra. La situazione dei crediti da esigere poi, - apre una parentesi Paggio - preoccupa ancora di più quando è la Pubblica Amministrazione ad essere in ritardo con i pagamenti, situazione questa che mette spesso in ginocchio le aziende creditrici nelle quali sono impiegate centinaia di persone."

La mappa della crisi nell'Orvietano

Tessile

Nate dalle ceneri della Mabro, né Grinta, né Sphera sono riuscite a risollevare le proprie sorti. Sphera ha messo in mobilità 65 lavoratrici delle quali 25 hanno trovato impiego nella Mmanifatture che attualmente lavora, ha commesse in portafoglio, ma è oggetto di una importante ristrutturazione societaria. Grinta, dopo il fallimento e l'utilizzo di tutti gli ammortizzatori ordinari, delle 85 lavoratrici sono rimaste 61 in cassa in deroga fino a marzo 2012, quando tutte saranno passate in mobilità. "La preoccupazione - afferma Paggio - è che nessun progetto concretamente attuabile sembra profilarsi all'orizzonte per queste aziende". Si parla però di lavoratrici altamente qualificate, "una forza lavoro altamente competitiva - dice ancora Paggio - che il nostro territorio non può permettersi di disperdere, non senza aver tentato il tutto per tutto."

Meccanica e Telecomunicazioni

Electrosys. Nonostante le difficoltà del gruppo l'azienda vive una fase relativamente tranquilla anche se a breve scadrà la commessa RAI a cui quasi tutte le sue risorse sono dedicate. "Tuttavia - dice Paggio - ci risultano in sofferenza finanziaria diverse aziende dell'indotto che occupano decine di addetti".
Eurotrafo. Dopo l'apertura alla mobilità per 30 dipendenti su 90, ad oggi la riduzione di personale ha riguardato 5 sole unità uscite volontariamente. Fino al 30 giugno prossimo tutto il personale è in mobilità deroga a rotazione. "Le preoccupazioni che manifestiamo - spiega Paggio - riguardano il futuro del sito considerando che il gruppo Trafomec, di cui Eurotrafo fa parte, ha aperto alla mobilità il sito di Tavernelle per oltre 90 persone."

Ma anche le altre realtà metalmeccaniche del territorio segnalano difficoltà crescenti tanto da dover ricorrere alla cassa in deroga o alla cassa ordinaria.

Agricoltura

"Con circa 2500 iscritti agli elenchi anagrafici della Provincia - spiega Michele Racanella della FLAI - il comparto agricoltura resta uno dei settori più importanti sia in termini di produzione sia in termini di collocamento a lavoro. Rispetto ad altri settori - continua - l'agricoltura ha retto meglio l'impatto con la crisi aumentando l'export e reggendo il calo dei consumi. Resta tuttavia ferma la prospettiva da noi sempre auspicata di una crescita della filiera agroalimentare di qualità che faccia restare sul territorio parte della ricchezza offrendo occupazione."
I dati
In provincia di Terni sono 2548 gli iscritti negli elenchi anagrafici (per essere iscritti occorre aver lavorato in un anno almeno 1 giorno in agricoltura); di questi 1244 (902 uomini e 324 donne) quelli che hanno diritto alla indennità di disoccupazione (occorre aver lavorato in un anno almeno 51 giorni). Di 1244 addetti, 577 sono stranieri (487 uomini e 90 donne).
A Orvieto gli iscritti sono 597 di cui 305 quelli con diritto alla disoccupazione (234 uomini e 71 donne). Di questi 144 sono stranieri. "Si tratta di dati abbastanza stabili - afferma Racanella - che riguardano un settore comunque importante che può far da traino al resto dell'economia."

Commercio e Servizi

Fatta eccezione per la grande distribuzione, che pur soffrendo il calo dei consumi riesce a tenere, il commercio al dettaglio e il comparto servizi alle imprese si trova in grande difficoltà. "Su questo terreno - dice Paggio - non ci sono piani del traffico che tengano, né potrà aiutare la liberalizzazione degli orari."

Edilizia

"Il comparto edilizia - afferma Andrea Farinelli di FILLEA - è tra i più in sofferenza in Provincia e nel territorio orvietano. Nel 2011 si è verificato un calo sostanziale degli iscritti alla cassa edile e una richiesta sempre più importante di cassa integrazione ordinaria. Il calo dei finanziamenti centrali, poi, che ha ridotto se non azzerato gli investimenti in opere pubbliche ha contribuito l'aggravarsi della crisi. A Orvieto, ad esempio, il solo poter vedere finalmente cantierizzare la complanare sarebbe un grosso risultato che porterebbe evidenti benefici a tutto il settore.
Gruppo Biagioli. Il valore del gruppo è dato dalla attività di escavazione e dalla PrefSystem la quale però è preda del blocco dei lavori alla metropolitana di Roma, blocco che condiziona il gruppo e la normale ripresa lavorativa. "L'attività di costruzioni è bloccata - dice Farinelli - ma nonostante i problemi il gruppo sta lentamente riafforando dal punto di vista economico. La preoccupazione è che mancando i cantieri sia difficile per il gruppo produrre inerti e quindi lavorare a pieno regime."

Sociale

"Il nostro territorio vede una percentuale del 28% di anziani ultra 70enni - dice Renato Formiconi dello SPI - i problemi più importanti da risolvere sono la mancanza di aiuti per la non autosufficienza. In questo scenario i ridotti aiuti dallo stato centrale e la sempre più crescente domanda delle famiglie portano la situazione al collasso. Se a questo aggiungiamo che spesso sono proprio gli anziani, i pensionati, a farsi carico della famiglia, dei genitori ancora più anziani, e dei nipoti che non trovano lavoro, la situazione è grave, anzi gravissima."

Possibili scenari

"Non abbiamo soluzioni da tirar fuori dal cilindro - dice Paggio - ma siamo convinti che tutto debba ripartire dal capitale umano di cui il nostro territorio è ricco. Non possiamo attendere finanziamenti pubblici che non arriveranno. Proponiamo dunque un progetto Lavoro e Sviluppo per Orvieto che punti sul capitale umano, sulla conoscenza e sulla competenza. Vogliamo quindi creare un confronto con le altre organizzazioni sindacali, con quelle datoriali, con le istituzioni e chiamiamo al tavolo le banche perché riteniamo il loro un ruolo fondamentale possibile nella ripresa. Inoltre - dice Paggio - crediamo che debba essere presente anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto come attore protagonista dello sviluppo sociale ed economico del territorio. I tre assi strategici su cui occorre focalizzare la visione d'insieme che proponiamo sono il manifatturiero di qualità, il comparto meccanica e telecomunicazioni, l'agroalimentare e il turismo. Crediamo che però se ognuno continuerà a parlare solo a se stesso non si andrà da nessuna parte."

Per fare questo però - conclude Paggio - è necessario conoscere alla perfezione di cosa si sta parlando; dopo la scomparsa del Bollettino economico del Comune, infatti, non esistono più dati certi sull'andamento dell'occupazione, sui reali scenari in cui tutti siamo calati. Traiamo le nostre stime dai dati provinciali e poco altro. Creare un osservatorio permanente, presente e competente, oltre che dare la dimensione esatta del problema da affrontare, potrebbe costituire un importante, nonché qualificato, punto di partenza."

Pubblicato da romana il 25 gennaio 2012 alle ore 09:47
Articolo interessante. Mi permetto di consigliare che l'osservatorio permanente non si focalizzi solamente sull'occupazione in loco. Volendo ripartire dalle risorse umane è imprescindibile guardare prima e innanzitutto al capitale disperso, cioè alla gran quantità di lavoratori che ogni giorno parte da orvieto per andare a lavorare a roma. Da pendolare posso confermare che i treni sono sempre più pieni (e non solo per i tagli di trenitalia). E' moltissima la gente che accetta una vita di pendolarismo su roma perché la realtà locale non offre sbocchi professionali soddisfacenti. Molti di essi, probabilmente la stragrande maggioranza, svolgono lavori qualificanti e ricoprono ruoli di prestigio. Di certo hanno redditi più elevati degli standard locali. Alcuni di essi sono anche titolari di aziende o manager importanti e sarebbero ben disposti a esportare un po' della loro attività sul territorio locale. Purtroppo però molto spesso il sogno rimane nel cassetto o viene tempestivamente gelato da due aspetti importanti di natura burocratica e logistica.
A livello burocratico non è semplice impiantare un'attività a orvieto e non solo per i problemi citati nell'articolo di accesso al credito. Il problema principale è legato a burocrazia, farraginosità del sistema e scarso supporto generale.
A livello logistico orvieto purtroppo è diventata scomoda. Se anni fa per dei clienti romani poteva essere facile raggiungere orvieto e associare l'opportunità di una riunione a orvieto con una gita fuori porta, ora non è più così. I collegamenti sono stati notevolmente ridotti e ciò comporta che i clienti romani non vedono così di buon occhio la delocalizzazione.

Questi quindi gli elementi su cui l'amministrazione comunale dovrebbe concentrarsi nel prossimo futuro per sostenere l'occupazione:
1) censimento dei residenti impiegati altrove: chi sono, cosa fanno, quanto incodono con il loro reddito ai consumi locali, che possibilità avrebbero di svolgere attività affini sul territorio
2) avviare una politica di supporto all'imprenditorialità che preveda soprattutto iter burocratici brevi ed efficaci. Se poi volesse sostenere l'imprenditorialità offrendo a bassi costi la locazione di risorse che non riesce a utilizzare altrimenti non sarebbe male.
3) rivalutare e rafforzare gli aspetti logistici di collegamento con roma. La nuova flotta di Montezemolo potrebbe essere in tal senso una risorsa importante, da sfruttare per dotare orvieto di quei servizi che negli anni sono andati persi e che hanno comportato il suo isolamento.

Un'ultima cosa e concludo. Per favore nel considerare gli assi strategici su cui puntare non trascurate la delocalizzazione rispetto a roma, la quale tuttavia può funzionare solo se vantaggiosa per chi decide di delocalizzare, che deve trovare quindi sul posto procedure snelle di istituzione e gestione dell'azienda, costi bassi di locazione/acquisto, lavoratori qualificati e facilità di collegamento con la sede principale di clenti e fornitori.

A tutti una buona giornata!

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