economia

Impresa e interpellanze. Perché a Orvieto è difficile fare gli imprenditori dell'innovazione. Eh sì che i politici se ne riempiono giornalmente la bocca!!!

giovedì 21 maggio 2009
di laura
Impresa e interpellanze. Perché a Orvieto è difficile fare gli imprenditori dell'innovazione.  Eh sì che i politici se ne riempiono giornalmente la bocca!!!


Siamo abituati a stare sulle pagine dei giornali, non tanto cartacei quanto online, non tanto locali quanto nazionali: sia io, Laura Ricci, che Fabrizio Caccavello, soci di Akebia snc. Io, per la verità, sono abituata anche a trovarmi, talvolta, sulle pagine delle riviste letterarie. Del resto basta digitare i nostri nomi su internet per capire un po' meglio cosa facciamo, oltre a fare gli editori di Orvietonews.it. O andare a navigare un po' per il nostro sito aziendale www.akebia.it.
E questa mattina scopriamo con piacere e sorpresa di essere finalmente assurti anche all'onore della nostra piccola cronaca locale, grazie a un'interpellanza del consigliere del PDL Stefano Olimpieri.

Nel ringraziare chi l'ha pubblicata credo integralmente - così i lettori si renderanno meglio conto di cosa si tratta - visto che prima che l'amministrazione possa rispondere dati i tempi burocratici passeranno mesi, visto che si fa esplicitamente il nome della nostra azienda Akebia, e visto che la nostra azienda Akebia possiede un mezzo potente, trasparente e pervasivo quale può essere un quotidiano online tecnologicamente professionale, intanto faremo da soli, e in tempo reale, chiarezza per quanto ci compete. L'amministrazione farà poi la sua parte con i suoi tempi e per quanto di competenza.

La prima osservazione da fare è quanto i politici ai quali ci affidiamo per l'amministrazione della città svolgano spesso in modo superficiale il loro lavoro. Il progetto di marketing urbano del Puc2 non è infatti finalizzato, come il consigliere Olimpieri scrive, "a far conoscere alla cittadinanza le possibilità di finanziamento per interventi edilizi" (a quello ci ha pensato a suo tempo il Comune direttamente tramite riunioni con la cittadinanza e con gli operatori), ma come il bando dei Puc2 dice (pag. 15 del bando stesso), e come la parola "marketing" dovrebbe suggerire "ad attività di promozione, valorizzazione e animazione, realizzazione di eventi e relativi servizi informativi, accesso alle reti turistico-ricettive e culturali-ricreative basati sull'uso delle tecnologie informatiche, telematiche e satellitari".

Ad Akebia snc, che aveva manifestato interesse all'eventuale redazione del piano di marketing per l'area oggetto del Puc2 in quanto azienda che si occupa da tempo di ICT marketing (vedere il nostro sito internet per saperne di più), il Comune di Orvieto ha chiesto lo scorso agosto 2008, nel pieno rispetto della legge e come credo ad altre aziende che si erano proposte (forse quella di Terni che Olimpieri nomina), una proposta della società nell'ambito di una selezione per la redazione di un piano di marketing urbano. Sulla base della proposta, dopo regolare comparazione con le altre pervenute, la commissione di valutazione del settore competente del Comune di Orvieto ha affidato alla nostra società Akebia la redazione del progetto per il marketing dell'area del Puc2, ossia il centro storico, secondo le linee di marketing innovativo che il Puc2 stabilisce e privilegia e che, per chi desiderasse leggerle, sono ben esplicitate nel bando stesso.

L'incarico ci è stato affidato perché la nostra proposta è risultata più convincente e innovativa sia per incrementare e valorizzare la visibilità e l'offerta culturale e turistica della città, sia per costituire quella rete tra gli imprenditori, e degli imprenditori verso l'esterno, di cui Orvieto lamenta da tempo e in modo finora sterile la mancanza. E le linee innovative si basano essenzialmente su un progetto di ICT marketing: che è il settore nel quale la nostra azienda opera all'80%, anche se la nostra città è purtroppo portata ad appiattire il nostro ruolo sul quotidiano www.orvietonews.it e a considerarci impropriamente "giornalisti" piuttosto che imprenditori del web. Il giornale però - va precisato - anche se è il minimo della nostra attività , è un fiore all'occhiello di cui andiamo certamente fieri, una nostra vetrina non tanto editoriale quanto tecnologica e, come non ci stancheremo mai di dire, uno dei primissimi quotidiani online d'Italia, nato dalla sempre avanzata professionalità nel mondo del web di Fabrizio Caccavello, che ne è l'editore ma anche colui che lo ha realizzato e continua a implementarlo tecnologicamente.

La nostra consulenza è consistita nella redazione di un piano di marketing per la promozione del "prodotto Orvieto", con parcella in percentuale rispetto al valore del piano di marketing stesso così come il bando stabilisce: un progetto che, se sarà finanziato, è già pronto per essere realizzato. Non 30mila euro come Olimpieri scrive ma, per la precisione, 27mila 500 euro + Iva. Una parcella più che legittima, dato il valore del progetto, basato su un know how innovativo che deriva da anni e anni di professionalità sul web. E certamente che il Comune di Orvieto dovrà pagarla anche se il PUC non venisse finanziato, - rendiamo noto al consigliere Olimpieri - perché Akebia con un intenso lavoro di due mesi il progetto lo ha fatto e il know how lo ha già messo a disposizione; e perché il progetto, anche se la Regione non lo finanziasse, potrebbe comunque essere attuato con altri fondi. Avete per caso mai sentito parlare di un avvocato che viene pagato solo se la causa la vince?

Il consigliere Olimpieri, semmai, dato che sta lì a rappresentare tutti i cittadini, anche quelli che fanno impresa, dovrebbe piuttosto preoccuparsi di quando un progetto così complesso, che ha rallentato i nostri altri lavori, ci verrà pagato, visto che la Regione, per ovvi motivi politici, ha rallentato i tempi di approvazione dei Puc; tanto più che tra poco dovremo pagarci sopra anche le tasse pur non avendo riscosso una lira. Ma pazienza, l'azienda per fortuna è solida e lo faremo tranquillamente.

Suona poi davvero strano, per chi politicamente si straccia ogni giorno le vesti su quanto l'area orvietana non riesca ad attrarre imprese, chiedere spiegazioni, come Olimpieri fa, sul perché il lavoro non sia stato affidato a un'impresa di Terni. Sarà l'amministrazione a rispondere, non spetta a noi, ma ci sembra bizzarro che invece di valorizzare le imprese d'eccellenza che abbiamo sul territorio - e noi siamo coscienti di essere una di quelle - si chieda perché il lavoro non sia stato dato a qualcuno di fuori, vittime di quel provincialismo che pensa che "fuori è meglio". Poiché il consigliere Olimpieri può chiedere gli atti, lo invitiamo a leggere e a paragonare tra loro le proposte presentate, oltre che a documentarsi sul progetto successivamente redatto. Noi siamo certi che è di assoluto valore: è proprio quello che, anche in questo periodo elettorale, stanno chiedendo ripetutamente gli imprenditori, quel progetto di marketing innovativo del prodotto Orvieto di cui ho sentito parlare anche dal candidato per cui Olimpieri corre a queste amministrative, Toni Concina, e che, chiunque sarà Sindaco, potrà trovare già pronto e a sua disposizione.

Quel Puc a cui abbiamo collaborato per il progetto di marketing lo stavamo seguendo da mesi e mesi, perché leggendo il notiziario regionale e poi il bando avevamo intuito che poteva essere un'opportunità di lavoro, dato che si parlava di marketing preferibilmente innovativo: ossia ICT, nulla a che fare con le fiere del turismo, le costose borse, gli eventi e i "santini" di carta, qualcosa di molto più pervasivo e di altamente tecnologico. Perché le altre imprese a cui Olimpieri allude non hanno letto e interpretato e seguito i bandi come noi e non si sono proposte? La risposta è semplice: forse perché non fa parte del loro core business. In questa città si è solo capaci di aspettare la manna, e poi di lamentarsi - e di scagliarsi contro chi si qualifica, studia e lavora - se non arriva dal cielo. Se non fossimo sul web, cioè nel mondo e a contatto con tante menti eccellenti, verrebbe proprio voglia di fare una valigia e di andare a lavorare altrove. Lo avete capito, adesso, perché è difficile fare impresa a Orvieto?

In ogni caso, ringrazio Olimpieri per questa involontaria e inattesa occasione che ci permette di specificare ancora una volta qual è il nostro core business: nulla a che fare con questo giornale che state leggendo. Non mi dilungo troppo in questa sede, ma torneremo certamente a parlare di questi temi in articoli non legati a strumentalizzazioni di tipo politico.

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