economia

Nessun rimpianto per il perduto sogno universitario. Il Centro Studi Città di Orvieto fa il bilancio di due anni di rigore e progressi

sabato 25 aprile 2009
di laura
Nessun rimpianto per il perduto sogno universitario. Il Centro Studi Città di Orvieto fa il bilancio di due anni di rigore e  progressi

Non è mai stato un'Università, il Centro Studi Città di Orvieto, e non è mai stata questa la sua principale mission, anche se con le Università ha spesso lavorato e ancora lavora in decentramento o in convenzione. E' questo, molto in sintesi, il messaggio che la Presidente Pirkko Peltonen ha voluto passare una volta per tutte, tramite una conferenza stampa, a chi si ostina a chiamare "Università" il CSCO e, ancor più, a chi piange inutili lacrime sul sogno dell'Università perduta. Con lei, ad incontrare i giornalisti, il Vice Presidente Alessandro Li Donni e il Direttore Stefano Talamoni; ma anche lo staff del Centro Studi, a sottolineare che la Scuola di Alta Formazione gode di vitalità e salute. Due anni di intenso lavoro, quelli dell'era Peltonen, per consolidare e soprattutto innovare la mission del Centro Studi. "Il primo passo - ha detto la Presidente - è stato quello di tagliare le spese e razionalizzare la gestione. Nonostante le molte difficoltà, il Centro Studi ha continuato a lavorare, qualificandosi come agenzia regionale di alta formazione con indirizzi di studio sempre più radicati nella realtà del territorio".

L'alta formazione, come la Peltonen ha sottolineato ancora una volta, e la collaborazione in questo senso con Scuole e Università italiane e straniere, è sempre stata la principale mission del CSCO, anche se in passato, come del resto è accaduto in molti altri piccoli centri d'Italia, è stata incoraggiata la tendenza al decentramento universitario, prima con il Corso di laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni, poi con dei tentativi non andati in porto per eventuali Corsi di laurea in Infermieristica e in Architettura. A tarpare le ali ad ogni sogno universitario, non solo di Orvieto ma di altri piccoli centri, è stata, con il precedente governo Berlusconi, la riforma Moratti, portata poi a termine, per quanto riguarda le Università, con i cosiddetti decreti Mussi che, come è noto, impongono un organico ben definito di professori associati alle Facoltà decentrate e, ai Comuni, di impegnarsi a sostenerne le spese per 20 anni. Un impegno esorbitante che, giustamente secondo la Peltonen, è stato ritenuto impossibile dalla Giunta comunale, così che ormai il ruolo universitario di Orvieto si esaurirà con il termine in loco dei Corsi di Ingegneria informatica e delle Telecomunicazioni. "Un'attività importante condotta in convenzione con l'Università di Perugia - ha sottolineato la Presidente - che ha laureato in 10 anni 125 ingegneri, ma che è in fondo una parte minima di tutti i corsi e i progetti di alta formazione che il CSCO porta avanti.

Nessun pianto, dunque, e nessun rimpianto; tanto più che nel frattempo, per supplire a quanto perduto, il Centro Studi si è attrezzato ottenendo l'accreditamento quale agenzia formativa riconosciuta dalla Regione Umbria per la formazione superiore, continua e permanente, requisito che gli consente di partecipare ai bandi che permettono l'accesso ai fondi europei. E tanto più che per i master di specializzazione post lauream continua comunque la collaborazione con atenei qualificati quali l'Università degli Studi di Perugia, La Sapienza di Roma, la Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la Ca' Foscari di Venezia, oltre che con Università statunitensi come University of Arizona, Kansas State University, Clemson University (South Carolina), che hanno scelto Orvieto per i loro programmi di studio in Italia.

Tra i fiori all'occhiello consolidati del CSCO la collaborazione con il Ce.R.S.Al. (Centro studi per la Ricerca biostatistica ed epidemiologica in Sicurezza Alimentare), che porta in città più di 800 operatori sanitari l'anno e che si appresta a costituire a Orvieto la Scuola nazionale di Epidemiologia e Sanità Pubblica che vedrà coinvolti, oltre alla Fondazione CSCO, l'Istituto Superiore di Sanità e la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva; e ancora la Scuola Librai Italiani, che ha appena iniziato il suo terzo corso di alta formazione in Gestione della Libreria e si è ormai consolidata come centro pressoché unico, in Italia, nel settore. Tra gli altri Corsi tradizionalmente attivi presso il Centro Studi sono ancora da segnalare la Scuola di Etruscologia e Archeologia dell'Italia Antica, che quest'anno applicherà sul campo nuove tecnologie di scavo e di ricerca, la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, i corsi di Linguistica in terminologie specialistiche dell'Università Cattolica, il Master de "La Sapienza" in Valorizzazione dei centri storici minori. Nei vecchi corsi come nei nuovi, in ogni caso, la parola chiave vincente è "innovazione": l'unica, hanno sottolineato Peltonen, Li Donni e Talamoni, che può permettere di vincere le sfide del futuro, non solo per il CSCO, ma per l'economia in generale.

Tra le ultimissime novità, invece, la Scuola per lo sviluppo territoriale integrato, che vuole rispondere ai reali bisogni di rilancio e innovazione delle aziende, il cui primo progetto ha come scopo quello di accrescere le competenze nella gestione, nella comunicazione e nel marketing del sistema vino. E ancora i programmati corsi sull' Open Source, con il Master "FLOSS", che insieme alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Università degli Studi di Perugia, il Centro Studi sta promuovendo per la specializzazione nel software libero. Su questo fronte, come è noto, Orvieto ospiterà nel novembre prossimo la Conferenza mondiale di "Open Office", che per quattro giorni circa richiamerà 500 tra i massimi esperti del mondo dell'informatica. Il Centro Studi sta inoltre elaborando un protocollo d'intesa con IWA (International Webmasters Association) per lo sviluppo di attività formative in campo nazionale a cura dell'importante e qualificata associazione, che si occupa principalmente dello sviluppo del web accessibile e professionale, da tenersi periodicamente presso il CSCO. E' iniziata inoltre una nuova collaborazione tra la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Perugia, l'Associazione Industriali e le aziende dell'Orvietano per studiare, in un gruppo di lavoro congiunto, percorsi formativi e di ricerca più corrispondenti alle esigenze delle imprese.

Nel "festeggiare", come ha sottolineato la Presidente Peltonen, i suoi due ultimi anni di azione e rinnovamento, il Centro Studi ha voluto conteggiare - al ribasso, è stato detto - anche la ricaduta economica delle attività del Centro Studi sulla città di Orvieto. Gli allievi dei corsi, i partecipanti ai numerosi seminari, i convegni e le attività di ricerca portano in città un flusso costante di "turismo di studio" che genera annualmente un giro d'affari di circa 2 milioni e mezzo di euro, in genere riversati su alberghi, affitti di appartamenti, ristoranti, locali ricreativi e altre attività commerciali.

E' stato anche chiarito che la Fondazione per il Centro Studi "Città di Orvieto" non ha mai aderito al Consorzio per lo sviluppo del Polo Universitario della Provincia di Terni e le sue attività non dipendono in alcun modo dal Consorzio né vi sono collegate, mentre è il Comune di Orvieto ad aver aderito al Consorzio nell'autunno 2006, sottoscrivendo una quota consortile pari a10 mila euro. Quota che potrebbe anche rientrare in bilancio nei prossimi esercizi, visto che l'impossibile idea di Università è ormai tramontata.

Il Comune di Orvieto continua, in ogni caso, a finanziare l'attività del Centro Studi, sia attraverso la quota di partecipazione, che attualmente ammonta a 160 mola euro l'anno, sia fornendo i servizi logistici necessari al funzionamento dell'organismo. La Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, da parte sua, ha partecipato finora con una erogazione di 150 mila euro l'anno ma attualmente, come è noto, intende sostenere le attività del Centro studi solo mediante il cofinanziamento dei progetti ritenuti validi. "Tuttavia, con la nuova mission ormai concretizzata ed il rigore amministrativo diventato prassi quotidiana - afferma la Presidente Peltonen - sarebbe logico che la Fondazione CRO condividesse lo sforzo comune e sostenesse con convinzione il Centro Studi, per il bene dell'economia della Città e la crescita culturale del territorio".

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