economia

Caserma Piave: rispondono al teaser in 23. Capoccia: concessione o vendita quello che importa è il fine

lunedì 19 novembre 2007
di laura
Sono ventitre i soggetti imprenditoriali che hanno manifestato interesse all’operazione Piave dopo il lancio del teaser, aziende o enti di stampo nazionale e internazionale di cui, almeno una quindicina, di grosso calibro. Massima discrezione sulla loro entità, che si situa per lo più nel campo della finanza e dell'imprenditoria, e che sarà comunque resa nota quanto prima nell'ambito di un'assemblea partecipativa. Un interesse generico, per il momento, quello dimostrato, che si preciserà quando l’amministrazione comunale invierà a chi si è detto disponibile a un riuso delle ex caserme tutta la normativa urbanistica inerente l’area, le linee di indirizzo stabilite dal Consiglio per la rifunzionalizzazione del bene, nonché le osservazioni e i suggerimenti che potranno scaturire dai successivi step del laboratorio di partecipazione. Sarà su questa base che i soggetti effettivamente interessati redigeranno quelle proposte progettuali definitive che saranno poi passate al vaglio dall’apposita commissione, sempre previa fase partecipativa, per scegliere su quali funzioni indire il bando di gara europea. Sono queste, per il momento, le prime notizie fornite dietro nostra domanda dall’assessore e vice sindaco Marino Capoccia, che non si preoccupa delle polemiche che si sono riaccese intorno all’annosa questione della Caserma in merito a una sua eventuale vendita. A stigmatizzare l’ipotesi è stato soprattutto il consigliere di Altra Città Fabrizio Cortoni, che ricopre anche l’incarico di presidente della Commissione di controllo e garanzia. Secondo Cortoni la possibilità di vendere la Piave a seconda di quel che gli investitori vi prevederanno, ipotesi mai passata per il Consiglio Comunale, esautora il Cosiglio stesso delle sue prerogative, scavalcando una decisione che dovrebbe essere presa a priori dall’assise cittadina. Secondo il vice sindaco e assessore ai lavori Pubblici Marino Capoccia, invece, non si possono mettere troppi paletti al mercato ed è opportuno lasciare aperte, nelle linee che si andranno a fornire ai soggetti interessati, le due ipotesi: vendita o concessione del bene. Si valuterà poi, a seconda della valenza dei progetti presentati, quale strada si presenterà più indicata. Se l’ipotesi della concessione è più fedele al volere del Consiglio rispetto a quanto contemplato nel business plan a suo tempo approvato, è pur vero, secondo il vice sindaco, che da allora molte cose sono cambiate e che una vendita potrebbe rivelarsi tutt’altro che malvagia. Con il suo ricavato, infatti, si potrebbe ad esempio ammortizzare parte dei mutui contratti per le opere pubbliche che, con i loro interessi, gravano pesantemente sul bilancio comunale; un’altra fetta della vendita, invece, potrebbe essere utilizzata per un nuovo investimento di interesse collettivo: ad esempio per l’acquisto dell’ex pediatria su cui, secondo quanto stabilito dall’accordo con la Regione e con la ASL il Comune di Orvieto ha diritto di prelazione, o per trovare una sede adeguata al Centro Studi Città di Orvieto, che deve lasciare l’ex Ospedale ormai incamerato dalla Regione, o comunque per un’opera ad alta valenza pubblica. Quello che importa, secondo il vice sindaco, è considerare l'una o l'altra opzione - concessione o vendita che sia - non come un fine, ma come il mezzo più idoneo per arrivare allo scopo: quello di andare finalmente al traguardo della rifunzionalizzazione, e questo senza preconcette rigidità, stabilendo adeguate garanzie di lungo e sicuro ritorno rispetto a chi investe sulla Piave, senza però dimenticare che chi investe rischia e vuole, a sua volta, garantirsi le soluzioni migliori. “In ogni caso – conclude il vice sindaco – sarà il Consiglio, coadiuvato dai laboratori di partecipazione, a fare la scelta definitiva”.

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