economia

Cardeto e Monrubio: collaborazione sì ma con correttezza. Lo auspica il Presidente della Monrubio Picciolini

sabato 22 settembre 2007
Continuano gli approcci tra le due cantine sociali dell'Orvietano, la Cardeto e la Monrubio, approcci piuttosto tormentati e non sempre distesi e limpidi che, da vari mesi, ci stanno trascinando in un tormentone orvietano sul vino che, al vino stesso, non sappiamo quanto faccia bene. Sebbene alla Monrubio non siano affatto piaciute le recenti esternazioni del Presidente della Cardeto, Andrea Muzi, grazie all'opera di mediazione svolta dall'avvocato Francesco Cinti, membro del Consiglio della Cardeto, che ha inviato segnali distensivi di collaborazione alla concorrente, si comincia a intravvedere qualche schiarita. Tommaso Picciolini, Presidente della Monrubio, risponde infatti con positivi segni di possibile collaborazione, mettendo tuttavia bene i puntini sulle i. “Negli ultimi mesi molto è stato detto e scritto, forse fin troppo e non sempre a proposito, sulle difficoltà in cui versa attualmente il settore del vino ed in particolare il nostro prodotto: il vino di Orvieto – esordisce Picciolini in una lettera aperta a Cinti. - In questo susseguirsi di disquisizioni, nel tentativo di ricercare una via che potesse ridare vigore al mercato vitivinicolo del comprensorio, la Cooperativa che rappresento aveva espresso già in passato la propria concreta disponibilità a coltivare un progetto di fusione con la Cardeto, che avrebbe consentito di migliorare la potenzialità delle due maggiori società della zona, e di affrontare più adeguatamente le problematiche del momento”. “L’idea era quella di dar vita ad un organismo unitario – continua Picciolini - che avrebbe consentito di adottare politiche di mercato meno individualiste e sicuramente più adeguate a fronteggiare la concorrenza esterna. L’ardito programma è rimasto, purtroppo, lettera morta, e fino ad oggi non sembrava residuasse alcuno spazio per intraprendere un percorso concordato per uscire dalla crisi del vino di Orvieto. Il contenuto della Sua lettera, che ho recepito con vero entusiasmo, mi ha fatto di nuovo sperare che, in futuro, i rapporti tra la Cantina che rappresento e quella cui Lei è legato da lunga data, potranno essere più distesi ed improntati in chiave di collaborazione. In altre parole, il Suo intervento lascia intendere che sarà possibile avviare un percorso di pianificazione concordata, all’insegna del quale affrontare, su linee unitarie, le contingenze del mercato”. Il Presidente Picciolini prosegue, tuttavia, precisando che qualora si arrivasse davvero a intavolare un dialogo aperto sulle strategie di vendita e sugli obiettivi da raggiungere nel medio-lungo periodo, le proposte da valutare dovranno essere formulate secondo logiche strettamente imprenditoriali. “E, come è noto – aggiunge - tra imprenditori gli affari vengono discussi in privato e vagliati nei minimi dettagli, prima di essere definiti”. La considerazione è espressa in relazione al contegno, a giudizio del Presidente della Monrubio censurabile, assunto di recente dalla società Cardeto (o meglio da Andrea Muzi a livello personale, ndr) che, senza aver prima informato la Monrubio delle proposte di imbottigliamento provenienti da rivenditori tedeschi, ha pubblicamente tacciato la stessa Monrubio, tramite l'informazione locale, di aver disertato il tavolo delle trattative con i presunti acquirenti, gettando evidente discredito sull’operato della concorrente. “Ancora oggi, in tutta sincerità, né io né gli altri soci della Monrubio siamo riusciti a comprendere il perché e lo scopo di una siffatta iniziativa, conclude Picciolini, auspicando che episodi simili non abbiano più ad accadere e che i rapporti tra le due Cantine possano essere impostati all’insegna del buon senso e della fattiva collaborazione.

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