economia

Tracollo del comparto avicolo: il decalogo della CIA per rilanciare il settore

venerdì 17 febbraio 2006
Anche in Umbria, dove il comparto avicolo rappresenta una fetta importante dell’attività zootecnica, la “psicosi da pollo” ha prodotto un vero e proprio tracollo dei consumi e quindi del reddito dei produttori e dei lavoratori. Sono centinaia i posti di lavoro a rischio per una crisi che non ha precedenti. «Nella nostra regione – evidenzia il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori dell’Umbria, Walter Trivellizzi – abbiamo una filiera avicola molto consistente. In tutto il territorio esistono centinaia di aziende del settore, di queste circa duecento altamente specializzate, tecnologicamente avanzate. E’ importante ribadire che tutti i nostri allevamenti sono rigorosamente e costantemente controllati." In Umbria sono tanti i lavoratori del settore avicolo e quelli che operano nei servizi collegati alla filiera, molti anche nell’indotto, e tutti risentono fortemente della crisi in atto. Ogni anno nella regione si producono dai 12 ai 15milioni di capi avicoli. Occorre però distinguere tra il settore della carne avicola macellata che, a seguito delle notizie sull’influenza aviaria, ha subito un crollo nei consumi di oltre il 50%, ed il settore della vendita di volatili vivi, dove il crollo è stato totale. Di fronte a questo preoccupante scenario, la Cia dell’Umbria ribadisce la necessità che il Governo intervenga con provvedimenti mirati a sostegno dei produttori. Proprio al fine di cercare di fronteggiare la situazione ed evitare il tracollo del comparto, favorendo quindi la ripresa dei consumi, si è riunito oggi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Tavolo avicolo, nel corso del quale la Cia ha presentato dieci proposte, un vero e proprio ‘decalogo’, per rilanciare il settore: 1. Istituzione di un’”Unità di crisi interministeriale” (Ministeri Salute, Politiche Agricole, Economia, Ambiente, Attività Produttive) che individui urgentemente gli interventi legislativi e finanziari per risolvere il grave stato di crisi del settore avicolo. L’azione dell’”Unità di crisi” dovrà prevedere una costante consultazione con le organizzazioni professionali agricole ed i sindacati dei lavoratori dipendenti. 2. L’avvio di una campagna di comunicazione, che coinvolga anche le scuole, sui provvedimenti che garantiscono la sicurezza del consumo di carne avicola in Italia. 3. Le predisposizioni di piani nazionali per contenere la situazione di esubero delle produzioni (fermo programmato) e l’individuazione di indennizzi per le aziende che sono state costrette a distruggere uova da riproduzione o ad abbattere capi degli incubatoi. 4. Prevedere la sospensione dei termini di pagamento dei contributi tributari e previdenziali e in modo concomitante interventi agevolativi in ambito creditizio (mutui e prestiti). 5. L’inserimento di strumenti di finanziamento per gli allevatori avicoli in tutti i Piani di Sviluppo Rurale nelle Regioni dove sono presenti imprese avicole. In particolare, la predisposizione di piani per l’adeguamento delle strutture aziendali ai fini della sicurezza e del benessere animale. Inoltre, è importante prevedere in tale ambito l’esonero per gli allevatori avicoli da alcuni vincoli e impegni assunti in sede di finanziamento di progetti. 6. Prevedere nell’ambito delle misure relative agli ammortizzatori sociali per i lavoratori dipendenti (cassa integrazione ecc..) l’estensione per gli interventi alle aziende sotto i 15 dipendenti. 7. Nel contesto delle misure di programmazione negoziata (ad esempio Contratti di programma, di filiera ecc.), predisporre interventi finalizzati alla innovazione di processo e di prodotto delle filiere avicole. 8. Rendere definitiva la norma sull’etichettatura obbligatoria ivi compresa l’origine del prodotto e predisporre incentivi per l’adozione di disciplinari che, oltre a garantire il benessere animale ed il rispetto delle norme ambientali, individuino produzioni di qualità legate col territorio. 9. Tutte le azioni sopra descritte devono tenere conto delle specificità del settore avicolo rurale che rappresenta in Italia il 10% della produzione nazionale. 10. Accelerare i tempi a livello comunitario della definizione delle norme di carattere generale relative alla gestione delle crisi di mercato nel settore agricolo nel quale potrebbero trovare posto alcuni degli interventi proposti sul sistema avicolo.

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