economia

Nella Sede Comunale pacifica irruzione operaia

venerdì 27 maggio 2005
di Laura Ricci
Doveva esserci, oggi nel pomeriggio, un incontro tra il sindaco Mocio, il vicesindaco Carpinelli, le organizzazioni sindacali e le tre rappresentanti sindacali della tessile Mabro, Franca Mingardi, Liliana Convito e Floriana Baldelli. E invece le maestranze della Mabro sono arrivate proprio tutte, pacifiche ma determinate, le 79 operaie e i soli 3 colleghi uomini, a movimentare l'atrio della Sala Consiliare che stava per apprestarsi al Consiglio aperto su Orvieto ecocity.
La riunione ha dovuto cos spostarsi, con la decisione del sindaco ad accondiscendere a un incontro generale, dal Municipio alla Sala Etrusca di Palazzo del Popolo, dove sindacati, maestranze e Comune si sono confrontati su quanto emerso da un incontro istituzionale con la Mabro e sulle prospettive, purtroppo tutt'altro che buone, di un eventuale futuro per la fabbrica.

La seria minaccia che chiuda entro il 10 luglio, e la stizza delle dipendenti dipende dal fatto che la decisione apparsa improvvisa, dato che un mese fa si parlava, pur nelle difficolt, di possibili soluzioni e ora, invece, si parla di chiusura per mancanza di ordinativi entro il 10 luglio. Forse lo spettro, nel tessile, del pianeta Cina; forse, come alcune operaie temono, la volont aziendale di abbandonare volutamente Orvieto, dove si producono capi da uomo di media e alta qualit, e di dirottare gli interessi, da parte della societ, sulla pi grande Mabro grossetana, che ospita circa 350 dipendenti, e sulla produzione di bassa qualit che l'azienda attua, di certo a costi molto minori, in una pi recente fabbrica avviata in Tunisia.
Finora le dipendenti, che alternano mesi di attivit a lunghi periodi di cassa integrazione, sono state regolarmente pagate, ma temono, per la difficolt che alcune hanno ad ottenere richieste anticipazioni sul trattamento di fine rapporto - ad esempio per mutui o problemi di salute - che in caso di chiusura, oltre alla tragica perdita del posto di lavoro, sar un problema avere anche l'eventuale, dovuto tfr.
"Non mettiamoci ad arzigogolare sul peggio - hanno affermato i sindacalisti - concentriamoci ora ad operare perch la fabbrica non chiuda". Ma su questo fronte le prospettive sono davvero scoraggianti. Fallito un tentativo di trattativa con la pi grande e fiorente Scuderi di Viterbo, gli imprenditori della Mabro sembrano aver tirato i remi in barca e non preoccuparsi pi di ipotizzare un percorso per la sopravvivenza dell'azienda.
Il sindaco Stefano Mocio ha affermato che, nell'incontro avuto, l'azienda, pur manifestando grandi difficolt, si detta aperta al dialogo. Per questo l'Amministrazione comunale ha attivato l'assessore regionale al lavoro Giovannetti per verificare se, tramite le finanziarie regionali Sviluppumbria e Gepafin possibile un qualche intervento di sostegno.
Nella storia della Mabro gli interventi di sostegno e gli aiuti economici a vari livelli non mancano certo, molte operaie si chiedono sgomente come, e forse come male, siano stati gestiti questi fondi; e, di fatto, il primo compito della task force che andr ad istituirsi - fabbrica, sindacati, istituzioni, finanziarie regionali - dovr essere, a detta di istituzioni e sindacati, ricostruire la storia della manifattura - ex Lebole, ex Lanerossi, ex Filotramo, Mabro e ora MCO srl - per appurare quanto la mano pubblica intervenuta nell'azienda. Poi si passer a ragionare su come intervenire. Il primo incontro della task force fissato per il 6 giugno.
La Mabro in s - a detta anche del vice sindaco Carpinelli - non sembra avere molte idee, soprattutto non di rilancio: chiederebbe, piuttosto passivamente, di essere rilevata da una catena in grado di distribuire i manufatti di produzione a prezzi elevati. La speranza che il tavolo comune aguzzi l'ingegno: compito di certo non facile, data la questione annosa e intricata.  

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