cultura

Il Touring Club Italiano compie 125 anni. In arrivo tre giorni di iniziative

martedì 5 novembre 2019
di Davide Pompei
Il Touring Club Italiano compie 125 anni. In arrivo tre giorni di iniziative

Sono trascorsi 125 anni da quando "un gruppo di giovani illuminati imprenditori milanesi, riuniti presso l’Albergo degli Angioli, all’angolo tra Via Santa Margherita e Via San Protaso, diede vita ad un’associazione privata e auto-finanziata". Nasceva con lo scopo di "offrire ai soci una rete di contatti e una serie di servizi per conoscere, scoprire e viaggiare in Italia", il Touring Club Ciclistico Italiano, grazie all'intuizione di quei 57 velocipedisti riusciti a trasformare quella realtà in "un grande strumento di italianità e di identità nazionale.

Capace non solo di accompagnare, ma anche di promuovere e favorire cambiamenti che hanno profondamente trasformato la storia del Paese e la coscienza collettiva degli italiani". Tanti, in tutta Italia, gli eventi del TCI per celebrare l'anniversario "nel pieno rispetto – sottolinea il presidente, Franco Iseppidella sua natura di associazione privata senza scopo di lucro, che invita chi vi aderisce ad essere protagonista di un grande compito: prendersi cura dell’Italia come bene comune perché sia più conosciuta, attrattiva, competitiva e accogliente".

A ricordare la nascita dello storico sodalizio – 8 novembre 1894 – è anche il Gruppo Consolare TCI di Viterbo costituito subito dopo la Grande Guerra. Si ha notizia, infatti, che nel 1921 i soci di allora presero l’iniziativa di erigere presso la Caldera del Bulicame, in occasione del sesto centenario della morte di Dante, una stele con impressi i versi del XIV Canto dell’Inferno della Divina Commedia, "Qual del Bulicame esce il ruscello…". Le iniziative si avvalgono del patrocinio della Fondazione Carivit e del contributo di Unindustria Sezione di Viterbo e di Vittoria Assicurazioni.

Prenderanno il via venerdì 7 novembre alle 16 con il forum sul Touring Club Italiano nella Sala Assemblee della Fondazione Carivit, al civico 67 della centrale Via Cavour. Dopo l’introduzione del console, Vincenzo Ceniti, autore anche di "L'Altroieri a Viterbo", pubblicato di recente da Serena Edizioni, il vice presidente nazionale TCI, Giuseppe Roma terrà una relazione sul tema "Come rendere la città felice". Al convegno seguiranno un breve siparietto di musica di fine '800 con la chitarra classica di Marco Corsi e un vin d’honneur offerto dalle Cantine Cotarella.

Sabato 9 novembre alle 21, invece, nella Chiesa di Santa Maria della Verità sarà la volta del concerto del Coro Polifonico "Musica Reservata" diretto dal Maestro Roberto Ciafrei che eseguirà una partitura mai ascoltata nella Città dei Papi come "La Via Crucis" per coro ed organo che Franz Liszt, compose nel 1876 nell'ultima stagione della sua lunga esistenza quando, dopo successi e bagliori, decise di ritirarsi dal mondo in una meditazione contemplativa, ricevendo anche gli Ordini Minori in Vaticano. Il concerto ad ingresso libero chiude il festival "I Bemolli sono blu". All'organo, Ferdinando Bastianini.

Domenica 10 novembre alle 10 dal Sacrario dei Caduti muoverà un'insolita passeggiata-racconto tra le vie storiche del centro storico, ambientata nei primi anni '20 e capitanata da Antonello Ricci con Pietro Benedetti e Davide Ghaleb Editore, seguendo le indicazioni della Guida d'Italia - Vol. III - Italia Centrale", la prima, datata 1923, che parla di Viterbo, messa a disposizione dei partecipanti in copia anastatica. Una città completamente diversa da quella di oggi, con l'Urcionio a cielo aperto, il Ponte Tremolo a collegare Via Dobici con Via Cairoli, la Chiesa di Santa Maria delle Fortezze.


Archetto sotto la ferrovia di collegamento tra la Cassia e il Paradiso (foto A. Braccioni)

Quella di San Luca, un solo e piccolo fornice di collegamento tra la sepolta Gabbia del Cricco e il Paradiso. L'edificio di Via Orologio Vecchio dove troverà spazio l'Hotel Nuovo Angelo è appena costruito, a Piazza della Rocca s’impone il Grand Hotel delle Terme con cento posti letto, nel Palazzo dei Priori si ammira la "Peste di Siena" di Pietro Vanni che sparirà dopo la guerra, la Biblioteca Comunale affidata a Giuseppe Signorelli è sopra il tabaccaio, in Piazza del Plebiscito, la Cattedrale apre ai fedeli il suo ampio coro cinquecentesco, la Chiesa della Verità ospita il Museo Civico.

E l’adiacente convento, l'Istituto "Paolo Savi". Il Teatro dell’Unione ostenta il prezioso sipario di Pietro Gagliardi raffigurante il "Genio delle Arti". Negli uffici della Sottoprefettura e a Palazzo dei Priori si parla solo di Viterbo capoluogo di provincia. Il titolo arriverà qualche anno dopo, nel 1927. Tutto questo nella pirotecnica sceneggiatura e conduzione ancora una volta affidata a "La Banda del Racconto" per un ultimo giro di valzer e con letture attoriali che orienteranno il pubblico verso le postazioni della Viterbo che non c’era ancora e che ci sarà di lì a poco. Per la partecipazione si richiede l’acquisto di un volume a scelta.

Per ulteriori informazioni:
334.7579879 – cenitivince@gmail.com
www.touringclub.it

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