cultura

Collocati alle pareti della Chiesa di Villanova i primi tre affreschi

martedì 5 novembre 2019
di Davide Pompei
Collocati alle pareti della Chiesa di Villanova i primi tre affreschi

Graffiate dalla polvere del tempo, ritrovate e delicatamente riportate a splendere. Tre su nove, ad oggi, le maestose opere rivalorizzate in sei mesi di lavoro. Provengono dall'antico monastero agostiniano di Santa Maria in Volturno, distrutto nel dopoguerra per rispondere alle esigenze dell’edilizia abitativa, gli affreschi recuperati che ritraggono alcuni episodi della vita di Sant'Agostino. Sono stati collocati nelle pareti alte della nuova Chiesa di Villanova, dopo una minuziosa opera di restauro.

Ad inaugurarli, domenica 3 novembre, in occasione della festa liturgica dei Santi Valentino e Ilario, monsignor Lino Fumagalli, vescovo di Viterbo. Sua, l'intuizione che ha reso possibile la collocazione ad opera della ditta "Saggini", una volta ottenuti i permessi della Soprintendenza. Accanto al parroco, don Emanuele Germani, alla cerimonia ha preso parte anche l'ingegnere Santino Tosini, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Viterbo.

Al termine, l’Unione Musicale Viterbese "Adriano Ceccarini", diretta da don Roberto Bracaccini, ha eseguito un concerto inaugurale impreziosito dall’organo del Maestro Matteo Biscetti. I tre affreschi, risalenti alla prima metà del XVII secolo, erano già rimasti in esposizione nella Sala Gualterio di Palazzo dei Papi, da giovedì 27 dicembre 2018 a domenica 27 gennaio 2019, in una mostra temporanea e significativa.

La stanza, interamente affrescata e caratterizzata in particolare dalla presenza dello stemma di Papa Clemente VIII (1592-1605), è frutto dei lavori decisi dal vescovo Sebastiano Gualterio di Orvieto (1551-1566) che volle ampliare la Curia riadattando le due antiche stanze a fianco dell'aula del Conclave, dotando il Salone dei Servi di un soffitto a cassettoni nel mezzo del quale fece porre il suo stemma e facendo scolpire il suo nome sugli architravi delle quattro porte.

Quanto agli affreschi ritrovati, "il putto che rivela a Sant’Agostino l’insondabilità del Mistero Trinitario, Sant’Agostino e Santa Monica che ascoltano la predica di Sant’Ambrogio e la morte di Santa Monica sono tutti e tre di un anonimo pittore viterbese anche se, non si esclude, la partecipazione di altri artisti locali. Le raffigurazioni provengono un pezzo di Viterbo che non esiste più. Una memoria rimasta solo nel titolo della via che da Piazza Sant’Agostino scende in Piazza dei Martiri.

Il portale della chiesa distrutta si trova agli Almadiani, un pezzo è situato nel cortile interno della Santissima Trinità, un altro è stato acquisito da un privato. Di alcune opere non si conosce la collocazione attuale, diverse sono andate distrutte".

Commenta su Facebook