cultura

"L'amore ai tempi del collodio. Antichi arti e mestieri del Trasimeno nella foto al collodio umido"

martedì 1 ottobre 2019
"L'amore ai tempi del collodio. Antichi arti e mestieri del Trasimeno nella foto al collodio umido"

Da martedì 1° a venerdì 18 ottobre Passignano sul Trasimeno ospita nei locali della Rocca Medievale, la mostra "L'amore ai tempi del collodio. Antichi arti e mestieri del Trasimeno nella foto al collodio umido". Si tratta di un allestimento itinerante, già ospitato da alcuni comuni lacustri avendo avuto come abbrivio iniziale il 2018 presso il Museo della Pesca e del Trasimeno di San Feliciano. Marco Pareti è l'ideatore dell'iniziativa, Rosanna Milone ha contribuito ad organizzazione e progettazione iniziale e Stefano Fasi, fotografo digitale professionista, si è appassionato alla tecnica del collodio umido.

Nel primo semestre dello scorso anno, i tre a bordo di un camper, dove é stata allestita una camera oscura, hanno individuato, conosciuto, intervistato e fotografato delle fantastiche persone che con tanto amore e arte, continuano a essere i rari custodi di antichi mestieri e tenutari di preziose conoscenze tramandate da generazioni. Manipolare il giunco per i cesti, scalpellare la pietra serena, realizzare reti da pesca, lavorare il cannino lacustre, cucire merletti con il filet modano, pescare con la tecnica tradizionale, riparare vecchie barche da pesca in legno, potare l'ulivo secolare, arare la terra degli avi, cucinare il pesce come tradizione comanda, estrarre l'olio dalle olive con macine a pietra, queste sono solo alcune delle meravigliose attività che queste fantastiche persone svolgono tutti i giorni, spesso da una vita e sempre con passione.

Queste attività sono state immortalate con una antica macchina fotografica restaurata e perfettamente funzionante della seconda metà dell'ottocento, un'Astoria in legno di ciliegio. Stefano utilizza il complesso ed affascinante procedimento del collodio umido per imprimere la scena che la macchina inquadra, su una lastra di vetro o di alluminio, trattate con il collodio e l'argento per diventare fotosensibili. Il risultato è un'immagine dalla densità e profondità irraggiungibili, non solo dalla foto digitale, ma anche da quella su pellicola. Più che fotografie, sono opere d'arte, pezzi unici perfetti nelle loro imperfezioni. Stefano ama chiamare questa tecnica la slow photography: una sola fotografia può richiedere ore di lavoro ma le emozioni che dà non sono comparabili alle mille foto che una digitale ti può dare nello stesso lasso di tempo.

Il fascino del mezzo coincide con quello dei soggetti immortalati: il giuncaio, il cordaio, il pescatore, lo scalpellino, il frantoiano, il potatore, la ricamatrice o merlettaia, queste persone sono a volte gli ultimi testimoni di arti antichissime e spesso inconsce del valore della loro attività. Ogni fotografia al collodio umido, porta con sè le foto del backstage e le video interviste dei vari protagonisti che sono state effettuate in ciascun set, allestiti di volta in volta nell'ambiente tipico del lavoro soggetto della foto.
La mostra è patrocinata dal Comune e allestita con il supporto della Pro Loco.

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