cultura

Rientro delle statue in Duomo, omaggio alla bellezza

mercoledì 13 marzo 2019
di G. An.
Rientro delle statue in Duomo, omaggio alla bellezza

Sale l’attesa, sale nell’attenzione degli orvietani, nella laboriosa e delicata operazione di allestimento dei basamenti e delle piattaforme antisismiche che supporteranno il marmo delle armonie barocche di Francesco Mochi.

Nella fabbrica del Duomo, ricavata nel cuore della Cattedrale, da mesi si lavora con dedizione, professionalità e attenzione al recupero degli antichi basamenti. Il primo “passo” di un cammino complesso che l’Opera del Duomo di Orvieto sta portando avanti da anni nell’intenzione, ormai prossima a divenire concreta, di ricollocare in Duomo l’Annunciazione del Mochi e poi il complesso scultoreo degli Apostoli.

Una scelta ponderata, studiata e sopratutto curata nei minimi dettagli. Un ritorno nella loro dimora, il Duomo: simbolo dello splendore e della magnificenza della città di Orvieto. Una prospettiva destinata ad ampliarsi con le statue dei dodici Apostoli che, secondo i programmi, saranno ricollocati sotto le colonne della navata centrale entro la fine dell’anno.

Un omaggio alla bellezza, alla fede e alla storia di Orvieto che va accolto con entusiasmo e altrettanta ammirazione perché oggi, nell’epoca delle musealizzazioni talvolta incontrollate e troppe volte multimedialmente abusate, sfidare prima di tutto il tempo ridando al Duomo la prospettiva degli anni passati, è una scelta ammirabile. Una prova di cultura e di amore verso il complesso della Cattedrale che prima di essere un “monumento” è una Chiesa che custodisce la più preziosa reliquia del mistero della Fede.

Una riflessione che Don Stefano Puri descrive in un modo tanto comprensibile, quanto profondo che resterebbe difficile trovare parole migliori: “La ricollocazione della statue dell’Annunciazione e degli Apostoli al “loro posto”, ora rimasto vuoto, all’interno della Cattedrale - scrive Don Stefano Puri - , sarebbe un ridare “anima” a queste opere che proprio perché all’interno di una Chiesa non faranno più mostra di se stesse (come avverrebbe in un ambiente asettico come un museo), ma tornerebbero a parlare il linguaggio della fede, a cantare con la loro plasticità il rapporto che c’è tra un corpo materiale e la sua anima spirituale, suscitando ancora nei fedeli e nei visitatori quella meraviglia che prende sempre più difficilmente l’uomo di oggi e che, invece, secondo il Vangelo, è la via maestra per abitare la “Gerusalemme del cielo”, di cui il nostro Duomo è immagine e figura”.

Una responsabilità che l’Opera del Duomo si è assunta e che sta sicuramente portando a termine con impeccabile tempismo e organizzazione. Anche risolvendo delle problematiche improvvise che un percorso di restauro, ma sopratutto un progetto di tale entità connesso con le misure di sicurezza generale e antisismiche può comportare. Ed è per questo che, sinceramente, il trovare per forza il motivo di criticare l’operazione, anche scegliendo l’argomento “comunicazione” suona come una scelta non propriamente ponderata e utile al bene della comunità. Probabilmente nel suo complesso, la comunità orvietana, anche degli osservatori privilegiati, avrebbe bisogno di maggiore fiducia reciproca, perché dietro un progetto c’è sempre un lavoro che in alcuni casi pretende anche di evolversi lontano dai clamori.

Al presidente a tutti i rappresentanti dell’Opera del Duomo, trasferendoci agli storici, professionisti, restauratori, alle istituzioni cittadine coinvolte, e quanti da mesi stanno lavorando al progetto della ricollocazione della statue dell’Annunciazione nella Cattedrale, va senza dubbio rivolto l’apprezzamento collettivo che meritano e merita la città e per una volta, proprio nel rispetto di quanto raffigurano le statue del Mochi, evitare di limitare la discussione alle piccolezze e concentrarci sulla necessità di esaltare Orvieto e le sue meraviglie.

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