cultura

Due giorni per ri-scoprire il borgo fantasma di Celleno

lunedì 8 ottobre 2018
Due giorni per ri-scoprire il borgo fantasma di Celleno

Il borgo fantasma, la città perduta, il paese abbandonato. Così viene definito l'antico abitato di Celleno che sabato 13 e domenica 14 ottobre in occasione delle Giornate FAI d'Autunno sarà visitabile dalle 10 alle 17 (ultimo ingresso alle 16.30) con un contributo suggerito a partire da 3 euro grazie alla Delegazione FAI e al Gruppo FAI Giovani Viterbo, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale, il Disucom (Università della Tuscia), il Liceo Statale “Mariano Buratti” di Viterbo, l’IIS “Ulderico Midossi” di Civita Castellana e l’IIS “Pietro Canonica” di Vetralla.

"È uno dei borghi più belli della Tuscia - affermano gli organizzatori - dove il tempo sembra essersi fermato. Immerso nel silenzio, vive in una dimensione sospesa che racconta la storia di una terra segnata da frane, terremoti e pestilenze. Per una bellezza decadente che affascina e conquista il visitatore. Gli studenti degli istituti coinvolti faranno da “ciceroni” ai visitatori".

“L’antico borgo fortificato di Celleno oggi è un luogo abbandonato e diroccato, salendo il ponte d’accesso e camminando tra il castello e le rovine ci si immerge lentamente in una dimensione unica, fuori dal tempo che colpisce i visitatori. - dichiara il sindaco di Celleno Marco Bianchi - Il borgo fantasma è circondato da una valle rimasta integra dai tempi dei suoi primi abitanti che degrada verso il Tevere. Un luogo semplice, capace di donare emozioni autentiche".

Arroccato su una rupe tufacea, Celleno vecchio conserva ancora intatto l'imponente castello Orsini, al quale si accede dalla scenografica via del Ponte, che immette nella piazza principale da porta Vecchia, oppure attraversando piazza del Mercato. Salendo per la stradina e la scalinata, girando attorno al fossato, si notano l’imponente muratura a scarpa di rinforzo della fortezza e della torre Piccola, fino a scoprire la spettacolare duplice arcata del ponte levatoio.

L’antico abitato, nel rispetto dell’urbanistica medievale, è concepito in strette vie in tufo rossiccio e piccole case prive d’intonaco e nei resti di palazzi in pietra di basalto della vicina Bagnoregio e i mattoni prodotti nelle fornaci locali. Il trascorrere dei secoli, con l’erosione della rupe e terremoti tra il 1600 ed il 1700, hanno devastato gran parte del centro abitato. Nel 1951 il presidente della Repubblica Luigi Einaudi ordinò lo sgombero degli abitanti e l'abbattimento delle strutture lesionate.

 

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