cultura

Il Lions Club per il Merletto Orvietano. Catalogo generale e mostra tematica a Palazzo Coelli

sabato 16 dicembre 2017
di Davide Pompei
Il Lions Club per il Merletto Orvietano. Catalogo generale e mostra tematica a Palazzo Coelli

A più di due anni dall'avvio, giunge al termine il Service – ma non l'impegno – del Lions Club Orvieto per la valorizzazione e la salvaguardia del Merletto Orvietano e, al tempo stesso, la sensibilizzazione di orvietani e non nei riguardi di un patrimonio sommerso. Entusiasmo ed abnegazione del ribattezzato "Comitato del Merletto" che ha operato "con pochi mezzi ma con tanta passione" scattando oltre 700 foto, hanno permesso a veri e propri tesori nascosti di uscire dai cassetti di case, palazzi istituzionali e luoghi di culto.

Dal censimento di tutte le opere in merletto ancora reperibili – dai più ricchi tovagliati ai più modesti fazzoletti da taschino – è nata la pubblicazione di un Catalogo Generale del Merletto Orvietano, con una collaterale Mostra tematica e selettiva. L'annuncio è arrivato venerdì 15 dicembre nella Sala delle Quattro Virtù del Palazzo Comunale. La presentazione del primo – attesa per le 17 di mercoledì 27 dicembre nell'Auditorium di Palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto – coincide con l'inaugurazione della seconda.

L'allestimento, curato in collaborazione con Arredo Barlozzini e visitabile ad ingresso gratuito fino a lunedì 1 gennaio, sarà articolata in cinque sale, portando in esposizione circa 110 opere scelte da una Commissione, e suddivisa per tema: "Sala dell'Abbigliamento", "Sala da Pranzo", "Salotto", "Camera da Letto" e "Quotidianità", ovvero bavaglini, cuffiette, tovagliette sottopiatto, centrini e manufatti di uso comune nelle case orvietane.

Nelle 382 pagine del volume - 500, le copie in pubblicazione - per forza di cose non esaustivo, invece, trovano posto 624 schede di 105 proprietari, in appendice le foto antiche, in bianco e nero, degli unici tre repertori fotografici storici, superstiti, fin qui reperiti, un accurato ed esaustivo studio sul Merletto Orvietano dell'antropologa Maria Luciana Buseghin e un saggio del giornalista Guido Barlozzetti – attesi entrambi alla presentazione – nonché contributi e ricordi raccolti dagli ultimi testimoni di un'epoca d'oro, tra cui una merlettaia di San Venanzo.

"Non siamo certo i primi e spero non saremo gli ultimi – ha confidato Renzo Marziantoio, presidente del Lions Club Orvieto – ad occuparci nella nostra città del Merletto di Orvieto". Nel 1965 fu tenuta, infatti, al Palazzo del Capitano del Popolo la Mostra Nazionale delle Trine e dei Merletti, sotto l'Alto Patrocinio di Donna Carla Gronchi. Nel 1994, a cura dell'Istituto Statale d'Arte fu organizzata un'interessante Mostra con relativo Catalogo. Nel 2015, poi, nell'ambito delle iniziative di "Orvieto in Fiore", nell'ex Chiesa di San Leonardo, fu organizzata una Mostra di Lavori in Merletto, salvo altre, ma sporadiche, iniziative.

"Dare la giusta importanza a questi meravigliosi ed eterei manufatti partendo dal loro censimento, significa di per sé garantirne, per quanto possibile, conservazione e sopravvivenza vista la loro intrinseca delicatezza. Delle centinaia di opere fotografate e catalogate in passato dalle artiste, sono oggi superstiti, sui tre repertori fotografici rinvenuti, solo pochissimi esemplari. Il resto è sparito e disperso. Considerando che solo pochissime merlettaie facevano fotografare le loro opere, possiamo affermare che, nel corso di così pochi decenni, ne sono andate perdute migliaia".

Di qui, l'auspicio "che gli enti pubblici preposti, in significativa partnership con il Gal Trasimeno Orvietano, si rendano ben conto dell'assoluta necessità di costituire insieme un Fondo pubblico, un Centro Documentazione e Sviluppo, un Museo, una Raccolta, una Fondazione o quello che sia possibile, atto a far conoscere, conservare e tramandare un simile patrimonio artistico e sociale, assolutamente unico e a rivitalizzare un settore di così alta valenza per la nostra città che, per circa settanta anni ha vissuto anche del lavoro delle merlettaie.

Prima della Seconda Guerra Mondiale, erano circa 700 le persone addette alla lavorazione, tra loro anche uomini. Una 'Perugina' orvietana, una grande azienda diffusa in tutte le case coinvolte nella produzione di elementi complessi, con raffigurazioni mitologiche tratte dai bassorilievi e affreschi del Duomo di Orvieto, nell'assemblaggio dei manufatti, nella loro stiratura, nella loro commercializzazione anche attraverso la spedizione oltreoceano. Ancora fino agli anni Sessanta, le merlettaie erano 400 e coinvolgevano praticamente l'intero tessuto sociale. Un momento importante per la storia e la storia dell'arte di Orvieto".

Un vera e propria "Civiltà del Merletto", durata dal 1907 al 1970, che merita di essere documentata non solo attraverso le opere, ma anche tramite le testimonianze, i ferri ed i fili del lavoro, i disegni preparatori e quant'altro. In embrione, seppure dislocato, questo Fondo già esiste. Si tratta di fare un salto di qualità. Il secondo obiettivo è che quest'arte possa proseguire attraverso le scuole di merletto, in voga in altre parti d'Europa, e creare attività che possano sostenere l'economia, salvare la memoria, incrementare il turismo, dare opportunità ai giovani – anche interessandoli alla ricerca storica e archivistica, stimolando la redazione di una tesi di laurea – e risvegliare il senso di appartenenza cittadina.

Auspicabile in questo senso, un tavolo di concertazione per arrivare ad un protocollo d'intesa. "Ringraziamo tutti gli orvietani che hanno entusiasticamente contribuito a questo Service, in particolare quelli che hanno voluto, con orgoglio e spirito civico, esporre le opere in loro possesso, le istituzioni che ci hanno sostenuto, dal Comune di Orvieto alla Fondazione CRO e, in particolare, il Gal Trasimeno Orvietano che ha accordato la sua fiducia ed il suo significativo ed indispensabile appoggio finanziario.

Uno sforzo collettivo, che ha unito la mia presidenza, e prima ancora quella di Graziella Lardani e Anna Lapini Bufalini, legato da quel sottilissimo filo d'Irlanda, che con i suoi prodigiosi intrecci crea meravigliosi e stupefacenti disegni. Orvieto è una delle pochissime città, insieme a Venezia, che potrebbe fregiarsi del titolo di Città Italiana del Merletto. È stata una risorsa economica e sociale importante. E potrebbe tornare ad esserlo. Ad oggi, sono 7-8 le persone che producono merletto. Purtroppo i costi, a partire dalla materia prima, sono elevatissimi e non ci sono riscontro economico, né rispondenza della collettività. L'alta moda, però, è un settore perseguibile. Un inserto nell'abito di un grande stilista sarebbe di grande richiamo, anche in termini promozionali".

Suggerimenti colti dalla vicesindaco Cristina Croce. "Senza la generosità di famiglie e privati – ha detto – che hanno messo a disposizione questo patrimonio stratificato inestimabile, frutto di maestria, cura, tempo e dedizione allo svolgimento e senza la tenacia del Lions Club Orvieto non sarebbe stato possibile. Cogliamo l'invito a mantenere viva la storia, valorizzando questo patrimonio per renderlo fruibile in maniera permanente, dandogli un futuro. Certamente i costi sono elevati ma l'attenzione e l'interesse da parte delle nuove generazioni è un punto da cui partire.

Lo scorso anno, l’Istituto di Istruzione Scientifica e Tecnica - Sezione Istituto Tecnico 'L. Maitani' di Orvieto aveva dato vita ad un lavoro di impresa simulato, insieme ad alcune donne, realizzando braccialetti. Siamo di fronte a una tradizione irripetibile, che se attualizzata, senza essere snaturata, può di nuovo trasformarsi in attività economica, rivolgendosi anche a quel mercato considerato di nicchia. Approfittando della chiusura delle scuole per le festività e in concomitanza con Umbria Jazz Winter invito i più giovani a partecipare".

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