cultura

Beni culturali di proprietà del Comune verso la biglietteria unica integrata

venerdì 13 gennaio 2017
di Davide Pompei
Beni culturali di proprietà del Comune verso la biglietteria unica integrata

Sindaci dei Comuni interessati e rappresentanti delle quattro aree interne. L'Orvietano, il Nord-Est dell'Umbria, il Trasimeno e la Valnerina, ferita ma determinata a ripartire. Eccolo, il parterre che lunedì 16 gennaio alle 11.30 nel Salone d'Onore di Palazzo Donini, a Perugia, parteciperà alla presentazione del programma regionale di interventi per la tutela, la valorizzazione e la messa in rete del patrimonio culturale, materiale e immateriale, nelle aree di attrazione di rilevanza strategica, finanziato con i fondi del POR FESR 2014 – 2020.

Prima ancora di fare rete, però, ogni campanile fa i conti con ciò che "possiede" sul proprio territorio. E su come, e quanto, lavora quotidianamente per promuoverlo, difenderlo, valorizzarlo, sottrarlo all'incuria. Seppure ancora suscettibili di variazioni, i dati diffusi al livello nazionale dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo consegnano la fotografia di un Belpaese che, in mezzo a mille contraddizioni, sembra gradualmente prendere consapevolezza delle proprie potenzialità.

"I 44,5 milioni di ingressi nei luoghi della cultura statali – ha dichiarato il ministro Dario Franceschinihanno portato incassi per oltre 172 milioni di euro, con un incremento rispettivamente del 4% e del 12% rispetto al 2015 che corrispondono a 1,2 milioni di visitatori in più e a maggiori incassi per 18,5 milioni di euro. Queste risorse preziose torneranno interamente ai musei secondo un sistema che premia le migliori gestioni e al contempo garantisce le piccole realtà.

Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per i musei statali che da 38 milioni di biglietti nel 2013 sono passati a 44,5 milioni nel 2016: 6 milioni di visitatori in più in un triennio che rappresentano un incremento del 15% nel periodo considerato e hanno portato a un aumento degli incassi pari a 45 milioni". In controtendenza rispetto al contesto europeo. La classifica delle regioni con il maggiore numero di visitatori nei musei statali incorona il Lazio con 19.653.167 e colloca l'Umbria solo al 13esimo posto con 250.526. La parte del leone la gioca il patrimonio archeologico, ma hanno un ruolo importante anche musei, monumenti e aree statali.

Nella Tuscia delle meraviglie, hanno spopolato Villa Lante a Bagnaia (81.951) e Palazzo Farnese a Caprarola (69.627). Si sono difese bene anche l’area del Foro e Domus privatae della città romana di Volsinii a Bolsena (4.856), Palazzo Altieri a Oriolo Romano (3.701), l’area di Ferento a Viterbo (3.277), il parco naturalistico archeologico di Vulci a Canino (2.937), Villa Giustiniani a Bassano Romano (1.049). Menzione a parte – e fuori catalogo – all'osannato borgo di Civita di Bagnoregio, che ha chiuso l'anno con 642.000 presenze stimate, di cui 378.310 paganti.

Nessun luogo umbro nella top 30 nazionale. Fra le mete più visitati del cuore verde, in ogni caso, nel 2016 c'è anche Orvieto con il Museo Archeologico Nazionale di Piazza Duomo (18.376 visitatori) e la Necropoli Etrusca di Crocifisso del Tufo (10.532). A questi, vanno aggiunti i dati economici resi dall'Amministrazione Comunale rispetto al Pozzo di San Patrizio dove si è passati dai 450.000 euro di incasso del 2013 ai quasi 600.000 del 2016.

Di qui la volontà di andare alla gestione diretta dei beni culturali di proprietà comunale e, novità ventilata, alla realizzazione di una biglietteria unica integrata che comprenda in un solo sistema oltre al capolavoro d'ingegneria del Sangallo, anche la Torre del Moro, il Palazzo dei Sette, e Palazzo Simoncelli dove ha trovato posto "OrvietoVIE, museo diffuso". Nelle intenzioni ribadite c'è poi la volontà di "rilanciare come elemento attrattore" la Fortezza Albornoz, a cui si collega l'area di Piazza Cahen, il Tempio del Belvedere e l'Anello della Rupe inserito nel Paao. In lista d'attesa per il rilancio turistico, altre fabbriche come la Chiesa di San Francesco, "icona conservativa e luogo di grande ecumenismo religioso", e "laboratori di cultura" come la Nuova Biblioteca Pubblica "Luigi Fumi".

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