cultura

"Orvieto in Fiore", anche senza sole. Al S.Maria della Stella il Palio della Palombella

lunedì 25 maggio 2015
di Davide Pompei
"Orvieto in Fiore", anche senza sole. Al S.Maria della Stella il Palio della Palombella

"Vorremmo che la colomba bianca volasse via, liberata da ogni ostacolo come similmente Orvieto e gli orvietani si possano liberare di tutto ciò che può frenarli nel rialzarsi e trovino in questa seppur piccola spinta la volontà di rifiorire. E di far tornare la città bella e fiera come fu una volta". Ha le ali di un sogno e le radici nel tufo, il significato di "Orvieto in Fiore" a cui è mancato il sole, ma non il calore.

La pioggia ingrata di un maggio atipico ha stravolto orari e programmi della terza edizione della manifestazione promossa dall'associazione "Comitato Cittadino dei Quartieri" presieduta da Armando Fratini. Non ha risparmiato sforzi corali, giochi tradizionali dei più piccoli e prodotti dell'orto in condotta. Ha reso necessario l'allestimento di alcune infiorate all'interno delle chiese, passate in rassegna con l'ombrello alla mano dalla commissione chiamata a valutarne difficoltà e realizzazione, interpretazione del tema e giudizio artistico.

Ha rimandato la premiazione di vetrine e balconi addobbati con i colori dei quartieri e annullato le animazioni previste. Ha risparmiato la Palombella – volata nel 2009 su un tappeto di ombrelli aperti – ma non ha graziato il Corteo delle Dame, ritardandone l'uscita, costringendolo prima a disertare i vespri in Duomo e poi a una ritirata precauzionale – funzionale, a non rovinare i tessuti – all'interno del Palazzo del Capitano del Popolo.

Eppure, non ce l'ha fatta a soffocare l'entusiasmo di quanti, a vario titolo, anche stavolta, hanno voluto essere lì, spettatori e protagonisti nella domenica di Pentecoste, a tirare il sipario sui grandi eventi cittadini che troveranno il loro apice nella giornata del Corpus Domini. Tanto che, alla fine, anche il sole ha scelto di fare capolino e regalare a Orvieto in festa il suo arcobaleno.

Giornata, quella di domenica 24 maggio, iniziata, come da tradizione, con il fazzoletto bianco sventolato da monsignor Benedetto Tuzia, vescovo della Diocesi di Orvieto-Todi, che ha dato il via alla discesa della Palombella su una Piazza Duomo gremita di orvietani e turisti. Drasticamente ridotti, invece, i fragorosi mortaretti di un tempo che un animalismo un po' ottuso voleva nuocessero al piccolo cuore del volatile. Visitato dal medico veterinario Paolo Cerasari è, infatti, risultato in ottima salute.

Dopo essere stata mostrata alla folla dai valletti della Fabbriceria, la Palombella è stata così donata in segno augurale a Silvia Manuali e Michele Bellumore, che don Marco Pagnotta, parroco del Duomo, unirà in matrimonio sabato 30 maggio nell'antica chiesa di San Giovenale. In piazza, non sono mancati il suono argentino di tre chiarine e dodici tamburini del Corteo Storico, quello della Filarmonica "Luigi Mancinelli", il vociare del Corteo dei Popolani e il presidio di Protezione Civile, Polizia Municipale e Forze dell'Ordine.

Sul balcone del Palazzo dell'Opera del Duomo, accanto al sindaco Giuseppe Germani - prima Palombella, per lui, con la fascia tricolore - presenti tra gli altri il presidente Francesco Venturi, il prefetto Gianfelice Bellesini, il presidente della Provincia Leopoldo Di Girolamo, il presidente della Fondazione CRO Vincenzo Fumi, l'assessore alla cultura Vincenzina Anna Maria Martino e il presidente dell'associazione "Lea Pacini" Silverio Tafuro.

Schierati sul sagrato, dodici dei balestrieri che, nel pomeriggio, si sono disputati l'edizione 2015 del Palio della Palombella, che raffigura la colomba in un cielo stellato, dato dalla somma dei punteggi del Palio delle Balestre – vinto con 48 punti dal Corsica – e delle infiorate.

Se lo è aggiudicato per il terzo anno consecutivo il quartiere di Santa Maria della Stella che avrà cura di conservare per un anno il prezioso merletto di Orvieto ricamato con filo d'Irlanda da Iva Barbabella - la cui famiglia, per tradizione, dona le colombe bianche all'Opsm - nella Chiesa di San Giuseppe Patrono, lì dove è stata realizzata anche l'infiorata vincitrice, su un bozzetto di Valentina Boco, studentessa del Liceo Artistico. Gialli-blu, anche fiori e addobbi che sono valsi ancora una volta a Giuliana Umena il premio per il balcone in fiore. La vetrina giudicata migliore, invece, è risultata quella del negozio d'abbigliamento "Alkimye" di Piazza della Repubblica che tiene alto il bianco-verde dell'Olmo. Con 12 punti, Giuseppe Menichetti ha fatto suo il Paliotto, consistente in un piatto di ceramica orvietana riservato al balestriere che ha totalizzato il punteggio più alto.

Al di là della competizione e delle incertezze del tempo, però, non è mancata la partecipazione a una giornata ricca di appuntamenti e iniziative collaterali, tra cui la presentazione del libro "Rose Banksiae. Le più belle del reame" di Nicoletta Campanella, la visita ai giardini segreti della città a cura del Gruppo FAI di Orvieto e ancora i mercatini di Piazza della Repubblica e Via Filippeschi. All'istrionico Gianluca Foresi, nelle tintinnanti vesti del Giullar Cortese, il compito di animare il pomeriggio introducendo e commentando le esibizioni di piazza - tornate quest'anno nella cornice medievale di Piazza del Popolo - della Compagnia dei Balestrieri di Porta Rocca, del valido gruppo di giovani Sbandieratori e Musici di Orvieto e dei Falconieri del Re. A coadiuvarlo nelle operazioni di gara, Roberto Baccello.

E poi loro, dame e damigelle recanti tralci di fiori con i colori dei quartieri. Come legame antico e omaggio sempre più dichiarato alla donna e alla bellezza femminile. Scortate da armigeri e accompagnate da nobili. Evidente, tra le figuranti, un certo ricambio generazionale. Nato nel 1994 e suddiviso dal 2012 in quartieri con rispettive casate d'appartenenza, il Corteo delle Dame ha visto sfilare per l'Olmo le rappresentanti delle famiglie dei Filippeschi, dei Bulgarelli di Marsciano e dei Ranieri. Per il quartiere di Santa Maria della Stella, quelle delle famiglie degli Aldobrandeschi, dei Filippeschi, dei Montemarte e dei Monaldeschi. Per il Serancia Monaldeschi, Medici e Albizi e per il Corsica Terza, Greca e Monaldeschi.

Più che le sbavature, i colori. Più che le spine, le rose.

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