cultura

L'arte del teatro, di chi vive sul serio: un interprete che si è immaginato un po' sceneggiatore

domenica 18 gennaio 2015
di Livia Di Schino
L'arte del teatro, di chi vive sul serio: un interprete che si è immaginato un po' sceneggiatore

Se la mattina dopo, e non solo, passeggiando per Città della Pieve rimani per molti Capitan Uncino del serale musical Peter Pan anziché colui che hai creduto di essere per una vita, non puoi che confermare la consapevolezza di quanto potenziale comunicativo, anche in termini di diffusione di idee, possa avere l’arte di saper rappresentare. Una realtà, un territorio, un’idea. Da qui, l’avventura di Alessio Stollo e del suo scoprirsi, oltre che interprete, anche un po’ sceneggiatore. In un’esperienza a cavallo tra due comuni, Monteleone d’Orvieto e Città della Pieve, che pur essendo in due provincie diverse rappresentano insieme un’unica parrocchia.

Se poi, a prendere forma sul palco di Monteleone d’Orvieto il 13 aprile scorso sono provocatoriamente i luoghi comuni e i provincialismi –con “Vizietti Privati e Pubbliche Virtù” scritto a quattro mani con Roberto Cherubini- che molto spesso fanno parte del corredo dei piccoli contesti ma non solo, e riesci a far inaspettatamente ridere di gusto anche quegli spettatori da cui ti saresti immaginato smorfie di disappunto, comprendi che puoi tentare di compiere un passo aggiuntivo. Quello celebrativo, quello commemorativo.

E dunque, a cento anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, Alessio Stollo ci prova. E lo fa nuovamente insieme a Roberto Cherubini, dando vita ancora una volta ad una “collaborazione alla pari”. Quindi, prima il lavoro di stesura e poi quello di allestimento per portare in scena “Come d’Autunno”. “Dal cuore di qualcuno che la guerra l’ha desiderata, l’ha abbracciata –ha spiegato Alessio Stollo- ha preso spunto la narrazione che ha cercato di immaginare cosa voglia dire trovarsi bersaglio di colui che devi vedere come il tuo nemico. Potere della poesia! Di quei versi crudi che, magari poco apprezzati sui banchi di scuola, una volta riletti con occhi adulti appaiono raccontare qualcosa di più toccante e profondo”.

Ed ecco la storia della vita al fronte, dentro una trincea, vissuta negli occhi di due persone che la guerra non l’hanno conosciuta direttamente e che, dopo averla studiata nelle sue dinamiche attraverso le pagine dei libri e vista scorrere attraverso le immagini di alcuni film, l’hanno ricercata nella sua tragicità in un dialogo con la storia composto da oggetti ritrovati e custoditi gelosamente a casa. “Come medaglie al valore e un orologio da taschino intarsiato, corredo improbabile per un nonno Monteleonese agricoltore –continua a raccontare Alessio Stollo- finché non comprendi che quel nonno, classe 1899, la Grande Guerra l’ha combattuta davvero, in prima persona, e scopri che quell’oggetto per definire il trascorrere del tempo non è solo un vezzo, ma un oggetto per il riconoscimento”.

Ancora una volta a portare in scena la rappresentazione sarà la Compagnia di Teatro Instabile “Un Sacco DiVersi” di Città della Pieve, che mette insieme anche persone dell’Alto Orvietano, facendo dello spirito di gruppo e spesso di amicizia il punto di unione e di forza. Lo spettacolo sarà proposto a Monteleone d’Orvieto, il prossimo 29 marzo, e quindi a Città della Pieve, con data ancora da stabilire, in occasione della prossima rassegna teatrale. Non solo, la Compagnia con lo spettacolo “Come d’Autunno” è stata scelta per partecipare ad un concorso di teatro amatoriale organizzato dal Teatro Mancinelli di Orvieto, ed affronterà la fase di selezione presso il Cinema Teatro Amiata di Abbadia San Salvatore.

Tra le curiosità, la volontà di riscoperta di angoli del territorio non propriamente noti. La prima delle tre rappresentazioni scritte da Alessio Stollo e Roberto Cherubini, infatti, fa riferimento, già dal titolo “L’Anello di Pian Pistolla”, ad un’area rurale monteleonese. Fu portata in scena la prima volta a Città della Pieve nel 2013, con titolo “L’Anello di San Salvatico”, analoga località per la realtà pievese, in occasione dei mercatini del terziere Castello, e poi replicata nel settembre 2014, con l’interpretazione di attori monteleonesi, alla prima edizione del Paf – Photo&Art Festival di Monteleone d’Orvieto. Un territorio, questo, nel quale Alessio Stollo è nato, cresciuto e nel quale ha deciso di continuare a vivere, cercando di dare un fattivo contributo, impegnandosi in vario modo nell’associazionismo locale. In fin dei conti, come avrebbe detto Eduardo De Filippo: “Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita”.

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