cultura

Su e giù dall'ospedale insieme a Gianni Marchesini

lunedì 13 gennaio 2014
di Davide Pompei
Su e giù dall'ospedale insieme a Gianni Marchesini

Chi attendeva il terzo atto delle chiacchiere pettegole e domestiche dell'Anita e la Marsilia, è rimasto spiazzato. La generazione già portata su carta da Gianni Marchesini in "Sta finestra do' da" e "Mo 'n giorno che è" non è, infatti, la stessa. "È quella successiva alla prima - spiega, lui - egemone, a perfetto agio con i meccanismi cangianti della società, aggressiva, arrampicatrice che, come la scimmia è usa fare sull'albero, nel salire i gradini della scala sociale non si vergogna di mostrare il culo rosso". Trent'anni dopo, anche il dialetto e i modi di dire non sono più gli stessi. Cambia scenario, ma non lo studio che c'è dietro ai personaggi e la capacità, attraverso la trasposizione del lessico, che qui acquisisce qualcosa di nuovo, di regalare al lettore altre 126 preziose pagine di piacere.

A quasi un mese dalla loro pubblicazione per Zorro Edizioni - "Su e giù dall'ospedale" è il regalo posizionato da Marchesini sotto l'albero degli orvietani giusto in concomitanza con le festività natalizie - le pagine popolate da Rovero e la Tilde non sono passate inosservate. Il piacere della scoperta del loro contenuto lo riserviamo a ogni singolo lettore desideroso di tornare alla fine degli anni Ottanta, quando il Santa Maria della Stella si trovava ancora in Piazza Duomo. Ma, al di là del gusto di collezionare emozioni da scaffale, per quale motivo chi non ha letto i primi due volumetti, dovrebbe avvicinarsi a un terzo testo dedicato a via Angelo da Orvieto? L'autore - neanche a dirlo - ne trova più di uno.

"Il libro - argomenta - ha un fondo azzurro Guardia di Finanza ed ha, impressi, due colori più esuberanti che sono un giallo e un bianco e tutta una misticanza di svariati colori appena citati, ma alquanto evidenti. Tenuto in mano bene in vista, può abbinarsi, se uscite a passeggio con un abito elegante, che ve posso dì, ad una borsetta meglio se di colore cobalto e, perché no, anche rossa. Certamente con delle scarpe che possono andare dal bianco palla di biliardo al beige scuro, o puramente blu notte o, sincaso, lo stesso azzurro. E se poi una volesse fare la sgallettata, sui jeans sarebbe la morte sua, hae capito come vòjo dì? E in casa? In casa può essere posto con una certa nonchalance appena si entra sul mobiletto dell'ingresso che il vostro ospite lo vede subito e dice: "Che palle ‘sto Marchesini, l'ha scritto un altro?". Ma se lo mischiate alle riviste per fare vedere che lo leggete, va bene su qualsiasi tavolo dal marrone scuro al rustico (che in genere sta di sotto), al tavolo basso bianco laccato che come l'ho visto ho messo ‘n croce ‘l mi' marito pé fammelo comprà".

"Vicino al camino - aggiunge - è l'ideale perché dato che ha la copertina ‘na frega rigida è utilissimo per fare aria al fuoco che quand'è la sera se mettono su quelle du' braciole, tre salsiccette nostrane, qualche fettina de ventresca, quattro costolette e' si ce sò, sett'otto fegatelle che noe la sera magnamo leggere. Date retta, lasciate perdere la diavolina, tutte quelle ventole che avete pure se una era della vostra nonna (che mo perché era della nonna ha da funzionà pé forza?) e datije giù col libro "SU e GIU' dall'Ospedale" che ‘l fòco ve s'affiara ch'è ‘na meraviglia. Per la notte può essere usato come scusa. Tante le volte lui/lei mette là una mano: "Lo sente che freddo?" (che poi è ‘n callo che se more, ma quando uno/a è arrapato/a dice bòne cazzate), uno/a risponde pronto/a: "Ma nun lo vede che ciò da legge? Vede ‘n po' de levà ‘st'impacco". Che uno/a mica legge: fa finta. Conservatelo al fresco, possibilmente lontano dai bambini che loro vedono tutti quei pupazzetti e lo strappano anche perché il vostro ospite, mentre voi non sentite, gli sussurra nell'altra stanza: "Còcche, strappatije ‘n po' ‘sto libro a quel testa de c...o". Per altri utilizzi non ci pensate nemmeno che la carta è troppo spessa. Ulteriori motivi per l'acquisto francamente non li intravvedo".

Noi, invece, francamente sì.

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