cultura

Fratelli D’Italia. Anticelebrazione patriottica di Nicola Fano per Enrica Rosso: gli ideali dell'Italia e il tradimento dell'oggi

lunedì 19 marzo 2012
di C. B.
Fratelli D’Italia. Anticelebrazione patriottica di Nicola Fano per Enrica Rosso: gli ideali dell'Italia e il tradimento dell'oggi

Serata dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia quella proposta dall’Associazione di Orvieto “Lettori Portatili” nell’ambito dell’edizione 2012 di Venti Ascensionali.
Presso il museo Emilio Greco è andato quindi in scena lo spettacolo “Fratelli D’Italia” di Nicola Fano. Coordinati da Enrica Rosso, tra bandiere e coccarde tricolore, i “Lettori Portatili”, con la giusta dose di ironia ed in modo mai pesante, hanno proposto al folto pubblico una lettura amara e abrasiva della storia dello Stato Italiano.
Una storia subito condizionata dall’arte del doppio gioco: “… A Roma no? C’è Via Cavour verso la stazione e poi c’è pure Piazza Cavour a Prati, …E insomma gli hanno fatto una via a quello che trattava con la Francia e faceva finta di avercela con Garibaldi, e una piazza a quello che trattava con Garibaldi e faceva finta di avercela con la Francia”.

Un percorso che parla di un’Italia mancata, di una insanabile divaricazione tra gli ideali, la passione, l’altruismo di personaggi importanti come Ugo Foscolo, Giuseppe Garibaldi, Antonio Gramsci e quelli che sono i veri sentieri che la storia d’Italia ha tracciato. 
La nostra saggezza era quella del lunedì, oggi è quella di tutti i giorni perché: “… Lunedì il posticipo, martedì la champions, mercoledì la champions, venerdì l’anticipo, sabato e domenica il campionato…”. 

Forse non siamo mai cambiati, ieri non eravamo migliori di oggi, ma oggi sono in discussione anche le nostre identità perché il mercato ci ha comprato tutti.I “Lettori” Patrizia Belcapo,  Selita Capozzi, Loretta Fuccello, Emanuela Leonardi, Gabriella Maltese, Federico Martelloni, Gianni Miliacca, Celeste Pierantoni, Massimo Raimondi, Cecilia Stopponi, Enrico Ridolfi e Daniele Tinacci, con maestria e seriosa leggerezza ci conducono al “disvalore culturale” dei nostri giorni, dove anche noi abbiamo dato il nostro contributo alla rifondazione linguistica del duemila: “… quella parola da scimmione, sì, quelle lì delle festicciole  - in atri tempi- non era proprio una cosa di cui vantarsi. E noi invece oggi tutti fieri di esporla come uno stemma”. 

Non c’è redenzione in questo spettacolo perché lo Stato che il Generale (Giuseppe Garibaldi) ha contribuito a costruire non solo era imperfetto ma anche minato al suo interno.
Le note di Bella Ciao, con cui si chiude questa “Anticelebrazione patriottica” di Nicola Fano, non sono di consolazione, ma ci parlano di altri, ulteriori ideali traditi, ed alla fine rimane la sensazione di una distanza incolmabile tra le aspirazioni e gli ideali dell’Italia che s’è desta e le vie che ci hanno condotto all’oggi. 

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