cultura

Presentato "Il pane dei fiordalisi" ultimo lavoro letterario di Guglielmo Portarena

lunedì 23 gennaio 2012

Lo scorso venerdì 20 gennaio, presso la prestigiosa sede del Museo Claudio Faina di Piazza Duomo a Orvieto, è stato presentato il nuovo, entusiasmante, romanzo di Guglielmo Portarena, "Il pane dei fiordalisi", pubblicato, come l'altro del medesimo Autore, "La lepre col cilindro", dalla Intermedia edizioni.

La presentazione ha avuto una attenta e numerosa platea e l'alternarsi di quattro relatori: l'architetto Alberto Satolli, presidente dell'Istituto Storico Artistico Orvietano, Aldo Lo Presti, studioso di storia locale, Donato Catamo, già autorevole preside del Liceo Artistico e ben noto artista 'orvietano' d'adozione, il prof. Giuseppe M. Della Fina, direttore del medesimo Museo Faina e l'editore Claudio Lattanzi.

Tutti gli interventi hanno egregiamente introdotto il pubblico presente all'interno del romanzo, ciascuno cogliendo un aspetto particolare, fino a costruire una integrata visione d'insieme. Del tutto inaspettata, e quindi maggiormente gradita, la presenza del sindaco di Orvieto Antonio Concina che ha testimoniato quanto piacevole ed intrigante sia stata la lettura della narrazione di Portarena, dando l'inizio alla presentazione stessa. In particolare Aldo Lo Presti si è soffermato sulla tecnica narrativa dell'Autore in grado di rendere "personaggio" perfino la descrizione della natura, e di quanto siano misteriosi i motivi per i quali i libri ci vengono incontro.

Il prof. Catamo, dal canto suo, ha ben individuato le numerose assonanze con scrittori che si sono egualmente cimentati con una tematica simile, quella cioè degli 'ultimi', citando soprattutto Ignazio Silone e Corrado Alvaro. L'architetto Satolli, invece, si è soffermato sul quadro storico ottocentesco, quello che fa da sfondo alla storia, notando quanto fertile possa essere l'uso del dialetto quando è utilizzato con precisione filologica dagli scrittori (tra i quali Durematt) che devono poter superare lo scoglio del parlato rispetto alla scrittura. L'ultimo intervento, quello del prof. Della Fina, è stato l'occasione per rivalutare la figura di Eugenio Faina, figlio di quel conte Claudio rapito ed ucciso dalla banda di Biscarini nel 1874 (spunto narrativo che ha permesso a Guglielmo Portarena di far valere in questo caso tutte le sue doti di narratore cristallino e documentatissimo), il quale figlio è stato accusato ingiustamente di non aver compiuto tutti i necessari passi per salvare la vita al genitore.

Il pubblico, al termine della presentazione, ha voluto ascoltare dalla viva voce dell'Autore alcuni efficaci versi delle ottave che accompagnano in controcanto gran parte dei capitoli del romanzo, al modo dei cantastorie o dei cori greci. Versi che hanno permesso, tra l'altro, a Guglielmo Portarena di spiegarci il significato del titolo del suo romanzo, titolo che da solo poteva giustificare la presentazione stessa.

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