cultura

È in libreria l'ultimo lavoro di Nello Riscaldati: "Assalto all'avvenire (La casa di via Francalancia) "

sabato 10 dicembre 2011
È in libreria l'ultimo lavoro di Nello Riscaldati: "Assalto all'avvenire (La casa di via Francalancia) "

Il titolo, senza dubbio accattivante, non deve trarre in inganno. L'opera non racconta storie di guerra popolate da eroi che, baionetta in canna o bomba a mano tra i denti, si guadagnano la gloria sul ciglio di una trincea muovendo all'attacco di un nemico.

L'assalto all'avvenire che Nello Riscaldati ci propone è più semplicemente il nostro quotidiano esame di maturità, esame difficile ma obbligatorio per tutti, talora facile da superare talvolta difficilissimo.

L'assalto all'avvenire è l'assalto al giorno dopo, l'assalto alla fine del mese, l'assalto alla vastità di una notte insonne, al pensiero per chi se ne è andato o per chi non arriva, è l'assalto alla solitudine, alla crisi depressiva, al dolore, all'immensità delle paure notturne, all'attesa dello squillo di un telefono, ai segreti del passato, ai misteri del sottosuolo, ai rumori lontani, ai progetti rimandati, ai perché, ai sogni e via dicendo. Ma certamente è anche quello che si combatte quando si va alla ricerca di un lavoro o si è in attesa di una diagnosi, di una lettera o del risultato di un esame.

E in queste occasioni siamo tutti eroi perché il vivere stesso è già di per sé un atto di eroismo.
Per nostra fortuna durante queste battaglie siamo, o ci sentiamo, tutti giovani perché sappiamo che solo alla giovinezza si addice l'audacia di combattere le guerre infinite.

Questo libro, intorno a un intreccio, racconta di vicende quotidiane, di storie che volano basso perché sono storie comuni, presenti in ogni casa in qualsiasi ora del giorno o della notte e l'importanza delle quali spesso ci sfugge e forse di sfugge proprio perché, vivendole, ne siamo al tempo stesso vissuti. Sono momenti qualunque della vita di chiunque.

"Una città antica, solenne, sonnolenta, semiabitata, stracarica di storia, ma soprattutto bisognosa di affetto e di cure, rivela un segreto,..."

Quasi un romanzo dunque, reso vivo qua e là dai colori del nostro dialetto, un romanzo buono dove i drammi sono tanti ma piccolissimi, però verosimili, dove non si ammala e non muore nessuno. O meglio qualcuno è morto, ma molto tempo fa. Quasi trecento pagine d'intreccio, di cronaca, di storia.

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