cultura

"Leonardo non voleva lasciarci": a sette mesi dalla morte di Leonardo Cotigni, parla il padre Paolo. La chiusura del fascicolo scarta l'ipotesi del suicidio

martedì 22 marzo 2011
di monica

"Leonardo non voleva lasciarci, non ci avrebbe mai lasciati." Paolo Cotigni è un padre dal cuore ferito, un uomo che da mesi, - sette per l'esattezza, - vive la seconda parte della propria vita, quella senza il suo Leonardo, con dignità e forza, con il dolore di un padre a cui la vita ha sottratto un figlio, con il dolore sordo e nascosto di una roccia a cui un colpo di scalpello ha staccato una gemma preziosa.

Leonardo Cotigni è volato in cielo una notte di fine estate, la scorsa estate. Ma non avrebbe mai lasciato la sua famiglia, la sua giovane vita di diciannovenne appena uscito dalle scuole superiori, la sua visione di un futuro già in parte scelto e desiderato. No, Leonardo non lo avrebbe mai fatto.

La storia di Leonardo è tutta negli occhi lucidi, chiarissimi, del padre Paolo che parla di lui come di un figlio lontano, che porta al collo una catenina d'oro con il profilo del giovane figlio, che legge racconti sulla sua tomba, che piano piano ha smesso di chiedersi "perché". Non c'è un perché, non c'è mai stato forse. Leonardo non si è tolto la vita. E' quanto è scritto sull'ultima pagina del fascicolo che la Procura ha chiuso dopo mesi di indagini, ma è quanto è sempre stato scritto nel cuore del padre Paolo.

Paolo lo sa, l'ha sempre saputo che Leonardo non lo avrebbe mai volontariamente lasciato. Quella sera Leonardo è caduto giù dalle "Colonnacce". Tanti e tanti gli elementi che hanno indirizzato le indagini in questo senso. Leonardo è caduto, non si è suicidato. Una tragica fatalità. Un momento, un errore, un braccio messo male, un colpo di sonno, e Leonardo è caduto. Non si è gettato.

La settimana prima era stato in vacanza, la sera prima aveva parlato con un suo professore. Aveva deciso la facoltà, aveva tanti sogni e tante cose da fare, da scoprire, da vivere. E non si sarebbe mai ucciso. E' facile dire ora: "per Paolo e Simona non cambia nulla". Non è vero. Cambia tutto. Paolo ha cercato di capire, di comprendere, ha fatto sue indagini, si è avvicinato agli amici del figlio, ha cercato, scavato, interrogato quella notte e scandito quello scampolo di vita. Un "ragazzo modello, bravo, intelligente e particolarmente sensibile". Nessun neo, nessuna macchia, una maturità conseguita con ottimi voti, una casa a Perugia già scelta per intraprendere l'università, amici, libri, serate, gite, fotografie. Giovani occhi aperti sul mondo. Leonardo non c'è più. Ora al suo posto c'è dolore, c'è sgomento, c'è una famiglia unita nello straziante incedere dei mesi senza di lui, c'è la vicinanza della gente, c'è una tomba mai spoglia e una stella in più in cielo.

Paolo Cotigni ha voluto incontrare la stampa, lo ha fatto per raccontare Leonardo, quel Leonardo che tanto gli manca e che tanto vorrebbe riabbracciare, lo ha fatto perché la gente sappia che Leonardo non si è ucciso, perché Leonardo non ne aveva motivi.

Ha ringraziato, nella sua infinita semplicità di uomo normale, i militari dell'Arma e l'autorità giudiziaria che hanno condotto le indagini sulla morte del figlio, indagini concluse con il rigetto della tesi di suicidio. Ha ringraziato con gli occhi e il cuore commosso tutta la comunità orvietana che in un unico grande abbraccio ha stretto a sé un uomo e una donna derubati del più prezioso dei tesori.

Ha parlato dei momenti bui, dei momenti in cui avrebbe voluto riabbracciare subito il suo ragazzo, ha parlato della figlia che ora più che mai ha bisogno di lui. Paolo è un uomo normale, lavoratore, sportivo, un padre dal cuore spezzato che sta cercando, faticosamente e con grande dignità, di rimettere insieme i pezzi di una vita infranta da una serie di attimi confusi. Vivere ora per lui e per la sua famiglia sarà probabilmente un lungo e difficile percorso, il dolore non passerà, non passeranno le notti insonni, non si spegnerà il fuoco della rabbia, ma Leonardo non si è ucciso e questo basta a Paolo per continuare a vivere, alzare gli occhi al cielo e sentirlo accanto in ogni istante.

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